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Digitale, Verducci (Pd): “Realizzazione pieno accesso è un diritto sociale”

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Roma, 9 giu. (Adnkronos) – “Il digitale è ormai un bene comune ineludibile, al pari da altri beni comuni della cittadinanza messi a disposizione dal welfare state: parlo dei servizi sociosanitari, della scuola e del diritto all’istruzione. Il diritto all’inclusione digitale deve stare al centro del modello di sviluppo che stiamo cercando di progettare e di costruire dopo la fase della pandemia”. Lo ha affermato Francesco Verducci, senatore del Pd, vicepresidente della Commissione istruzione pubblica e beni culturali a palazzo Madama, intervenendo al dibattito per la presentazione del secondo Rapporto sul valore della connettività in Italia, realizzato dal Censis in collaborazione con Windtre.

“Parlo di un ‘welfare digitale’. Il diritto al lavoro – ha continuato Verducci – senza un pieno accesso al diritto digitale, diventa un guscio vuoto. Lo considero un tema decisivo per la politica, legato alla piena attuazione della seconda parte dell’articolo 3 della Costituzione, ossia come provvedere alla rimozione degli ostacoli che limitano le libertà e la piena realizzazione dell’individuo. Tra questi ostacoli c’è sicuramente la rimozione del ‘muro’ di accesso al digitale”.

Più in generale, ha osservato ancora Verducci, “il tema della transizione digitale è urgentissimo. Tanta parte degli investimenti legati al Pnrr o al Next generation Eu sono collegati al piano di trasformazione e di sviluppo digitale che in Italia sono particolarmente attesi. Attenzione: abbiamo alcune aree a rischio di fallimento di mercato. I bandi che si stanno tenendo in queste settimane sono molto complessi, al punto che alcuni sono andati anche a vuoto. Penso ad esempio a quello per la copertura da 5G”.

“Il successo del piano di trasformazione e l’utilizzo di questi investimenti, la compartecipazione virtuosa tra intervento pubblico e privato – ha avvertito il senatore Pd – sono tutti elementi decisivi per il futuro dell’Italia, dal punto di vista economico, ma anche da punto di vista della coesione sociale.

“Sappiamo bene che le faglie della discriminazione e dell’esclusione digitale sono certamente legate all’età ma c’è una discriminante enorme legata al territorio, come abbiamo visto in maniera drammatica nel periodo della pandemia. Ricordiamo a esempio le difficoltà che si sono generate con la Dad e quanto sia aumentato il rischio di abbandono scolastico per il divario tecnologico registrato sul territorio e tra gli studenti delle famiglie svantaggiate, che non sempre hanno potuto seguire le lezioni, perdendo il diritto allo studio.

“La faglia di discriminazione sul territorio è anche dovuta alla fatica che fa il pubblico a intervenire in queste aree per colmare il divario tecnologico e infrastrutturale. L’Italia è uno dei Paesi il cui utilizzo individuale di Internet è tra i più alti al mondo, però questo coincide con la necessità di procedere passo passo con l’urgenza di una educazione e di informazione digitale. Non basta – ha concluso Verducci – infatti saper accedere alla rete per poter usufruire fino in fondo ai diritti legati al digitale”.