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**Ucraina: tensioni M5S su stop invio armi, Di Nicola ‘posizioni strampalate, Conte metta ordine**

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Roma, 21 apr. – (Adnkronos) – L’ipotesi di una mozione per chiedere lo stop di invio di armi all’Ucraina infiamma il dibattito in Parlamento e in particolare all’interno del partito di maggioranza relativa, il Movimento 5 Stelle. Anche se un testo per ora non esiste, nel M5S c’è chi, come il senatore Alberto Airola, sta lavorando a una mozione per bloccare il sostegno militare a Kiev. E si fa largo, sia nel M5S che nella Lega, anche la proposta di una cessione del Donbass alla Russia di Putin per ottenere un cessate il fuoco immediato. Ma non mancano voci fermamente contrarie, come quella del senatore pentastellato Primo Di Nicola, il quale invoca un intervento del leader Giuseppe Conte per “mettere ordine” sul fronte della politica estera.

Mozione su stop invio armi e cessione Donbass? “A occhio e croce spero siano solo iniziative personali, per quanto strampalate mi appaiano”, dice Di Nicola, interpellato dall’Adnkronos. “Sono iniziative”, sottolinea il parlamentare, “che non tengono conto dei diritti di un popolo in armi, deciso a difendere la propria indipendenza davanti a una aggressione. Barattare tutto questo – per non parlare dei nostri obblighi internazionali e della collocazione del nostro paese – con scambi di porzioni di territorio, per altro sulle spalle di gente che sta morendo sotto le bombe, mi sembra veramente incomprensibile e ingiustificabile”. “Di mozioni nel gruppo Senato non si è mai parlato”, precisa ancora Di Nicola, “ma mi auguro che Conte metta ordine in questa confusione non lasciando margini di ambiguità su temi fondamentali come i diritti umani e la politica estera”.

Per il senatore M5S Gianluca Ferrara, capogruppo in Commissione Esteri, “non spetta a noi decidere se l’Ucraina debba cedere dei territori oppure no, proprio perché la sovranità territoriale è la loro e spetta a loro decidere. Il popolo ucraino”, spiega all’Adnkronos, “ha il legittimo diritto di difendersi dalla brutale aggressione di Putin e sarò chiaro: se fossi ucraino avrei difeso il mio Paese. Ma ora, soprattutto noi europei, dobbiamo porci un limite e capire che superare questo limite significa rischiare il conflitto atomico”. “Non è solo una mia preoccupazione, ma anche un’ipotesi esposta dal direttore della Cia Burns”, mette in guardia il vicepresidente del gruppo pentastellato.

“Se continuiamo sulla strada dell’escalation militare, inviando armi sempre più potenti per distruggere Putin, anche Putin userà armi sempre più potenti, e si innescherà una spirale dalle conseguenze imprevedibili. Quindi”, chiosa Ferrara, “giusto non voltare le spalle a un popolo che sta subendo brutalità inenarrabili, ma parallelamente riaccendiamo la luce della diplomazia che in questo momento sembra del tutto spenta”.

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