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Mottarone: manutentore, ‘mai avuto ordine specifico controllo manicotto cavo’

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Milano, 4 apr. (Adnkronos) – “No, noi non abbiamo mai avuto un ordine specifico per fare quel controllo. E’ un controllo a scadenza ma non so chi lo facesse. Nelle manutenzioni generali semestrali non era previsto. L’ho effettuato in occasione della sostituzione delle teste fuse, ma non ho mai fatto controlli al di fuori delle sostituzioni. Per quanto riguarda la cabina tre, solo in occasione della sostituzione della testa fusa inferiore, è stato smontato quel manicotto. (…) Nel marzo del 2017 abbiamo rifatto la testa fusa a valle della cabina 3. Non abbiamo controllato la testa fusa di monte (esame visivo). Sino al maggio 2021 non ricordo altresì di averlo fatto. Noi aggiungevamo solo il grasso”. Così Federico Samonini, legale rappresentante della Scf Monterosa, replica ai magistrati della procura di Verbania che gli chiedono se ha effettuato l’esame visivo della fune che esce dalla testa fusa e se ha mai smontato i manicotti delle teste fuse della funivia del Mottarone dove lo scorso 23 maggio hanno perso la vita 14 persone.

Il verbale del 18 febbraio scorso, in possesso dell’Adnkronos, si focalizza su quello che attualmente è il sospetto di chi indaga: a causare la rottura della fune potrebbe essere stata una cattiva manutenzione in particolare rispetto a un manicotto lubrificato che avvolgeva il cavo proprio nel punto in cui si è sfibrato per poi tranciarsi e che si trova a qualche centimetro dalla testa fusa la quale, dalle prime evidenze della perizia in corso, non presenterebbe anomalie. La società ha un accordo quadro con Leitner che prevede interventi a chiamata e solo il sabato precedente l’incidente era intervenuta per manutenzioni meccaniche, ma nulla che riguardasse la testa fusa. “Gli anellioring (guarnizioni, ndr) li sostituivamo in occasione della sostituzione della testa fusa, se necessario. E’ l’unico momento in cui si toglieva il cilindro. In caso di guasti o usura dell’oring si abbassa la pressione delle teste fuse e si può avere un trafilamento dell’olio che può finire nel grasso. Nella mia esperienza non l’ho mai però riscontrato in nessun impianto”, è la replica alle domande del procuratore Olimpia Bossi e del sostituto Laura Carrera che stanno cercando di capire le cause delle presunte anomalie legate a un ‘calo di pressione’ che sarebbe stato segnalato più volte sulla cabina precipitata.

Alla domande se avesse mai avuto richieste di esame visivo anche del tratto finale della fune in uscita dal manicotto della testa fusa in particolare di quei 50 centimetri dove non arriva il robot, l’imprenditore indagato – assistito dall’avvocato Giovanni Bonalumi – replica: “formalmente no. Ma in occasione delle prove di finto taglio veniva visionata anche la fune in quel primo tratto senza mai rilevare delle anomalie”. Prove che da fatture acquisite risalirebbero al 3 aprile 2020.

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