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Caso Montante: difesa, ‘non ha mai avuto le intercettazioni Mancino-Napolitano, una favola’

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Caltanissetta, 11 mar. (Adnkronos) – (dall’inviata Elvira Terranova) – L’ex Presidente degli industriali siciliani Antonello Montante “non ha mai avuto la disponibilità delle intercettazioni tra Nicola Mancino e l’ex Presidente Giorgio Napolitano. E’ sempre stata un’illazione, l’ennesima illazione. Una favola. Oltra a una totale mancanza di riscontro, adesso c’è anche una smentita ufficiale”. Lo ha detto, proseguendo la sua arringa difensiva, l’avvocato Giuseppe Panepinto, nel processo d’appello di Caltanissetta a carico dell’imprenditore accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Il riferimento è alle intercettazioni del 2012 che sono state distrutte nel 2013, come aveva deciso la Corte Costituzionale, tra l’ex Capo dello Stato Napolitano e l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino, che erano finite nell’ambito dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia.

C’era il sospetto che una riproduzione delle intercettazioni potesse essere finita nelle mani di Antonello Montante. Forse custodita nelle pen drive frantumate da lui stesso il giorno del suo arresto nell’appartamento di Milano il 14 maggio 2018. O forse nascosta ancora in un luogo sicuro. Gli inquirenti ipotizzavano che potesse essere stato l’ex 007 Giuseppe D’Agata, ex capocentro Dia di Palermo, imputato anche lui ma nel troncone principale del processo Montante, a consegnare quelle intercettazioni all’imprenditore, ex paladino dell’antimafia.

Ma oggi l’avvocato di Montante annuncia una novità e parla di “smentita definitiva”. “Una smentita che arriva anche da un documento che è stato acquisito di recente, che è stato prodotto nel processo ordinario – spiega il legale – Parlo di una nota della Dia di Palermo, acquisita su richiesta del difensore di D’Agata nel processo, in cui viene dato atto dal sostituto commissario della Dia, proprio colui che si occupò delle intercettazioni tra Mancino e Napolitano, che queste intercettazioni non sono mai state né trascritte né tantomeno duplicate e che è poi sono state distrutte, per cui non c’era assolutamente la possibilità di dare quelle notizie a D’Agata”. E poi dice: “Se D’Agata avesse voluto dare informazioni a Montante non lo avrebbe fatto durante una cena…”.

“Dunque, D’Agata non ha mai avuto la disponibilità di queste informazioni – dice l’avvocato Panepinto – una delle tante notizie per fare credere che Montante avesse interessenze in tutte le sfere e avesse anche le intercettazioni tra Nicola Mancino e Napolitano, l’ennesima illazione su Montante. Ma poi questa favola è stata smentita, e anche su questa favola non c’erano elementi di prova”. Panepinto ha, quindi, chiesto di produrre questo documento al processo.

Ad alimentare il sospetto degli inquirenti era stata la testimonianza di Marco Venturi, ex grande amico e oggi uno dei più grandi accusatori di Montante. Aveva parlato, in particolare di una cena avvenuta nella “primavera del 2014”. Al ristorante dell’hotel Porta Felice di Palermo, seduti a un tavolo c’erano Montante, la sua amica Linda Vancheri, poi raggiunti dal colonnello Giuseppe D’Agata, all’epoca capo centro della Dia di Palermo, incaricato di seguire l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.

Ecco cosa disse Venturi: “Ebbi modo di notare che D’Agata consegnava, in maniera furtiva e cercando di nasconderla alla vista, una pen drive al Montante”. “Venturi – replica Panepinto oggi – è assolutamente inattendibile, le sue dichiarazioni sono inutilizzabili”. La circostanza, della consegna di una pendrive da D’Agata a Montante, come spiega Panepinto è stata “smentita peraltro anche da alcune, tra cui il giornalista Gianni Barabacetto”.

“Lo stesso accusatore Venturi dice che non sapesse quale fosse il contenuto della pendrive”, prosegue Panepinto. Il legale legge poi in aula le dichiarazioni di un altro testimone, Maurizio Bernava, ex leader Cisl Sicilia, che ha detto di non avere mai visto consegnare pen drive durante quella sera. E quelle del giornalista Giuseppe Oddo, anche lui dice di non avere visto alcuna consegna di pen drive.

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