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Ucraina: Carmignac, impatto fino a 2% su crescita Europa

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Milano, 7 mar. (Adnkronos) – La guerra in Ucraina potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita economica europea tra lo 0,5% e il 2%, con un effetto sull’inflazione tra il +1,1% e il +1,7% su base annua. Per gli Stati Uniti l’impatto sarebbe minore, con una contrazione della crescita tra lo 0,2% e lo 0,5% e un effetto sui prezzi tra +0,7% e +1,2% a seconda della gravità degli scenari. E’ quanto indica Carmignac, società francese di gestione patrimoniale, sui possibili effetti del conflitto in Ucraina e delle sanzioni economiche contro la Russia. Gli effetti del rallentamento della crescita e dell’accelerazione dell’inflazione “si faranno sentire sull’Europa e l’Asia più che sugli Stati Uniti. Le principali ricadute macroeconomiche derivano dai prezzi delle materie prime, a cui l’Unione europea è più esposta vista la sua dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas”, sottolinea Carmignac in un report. .

Guerra e sanzioni “inducono un rischio di stagflazione, ossia di inflazione elevata associata a un rallentamento dell’economia”. La penuria di materie prime disponibili potrebbe determinare “forti scompensi nella catena degli approvvigionamenti, con gravi ripercussioni sulla crescita e un concomitante effetto di aumento dei prezzi”. L’economia mondiale deve affrontare “un triplice shock”. Il primo riguarda il commercio internazionale, “con le profonde ripercussioni sul settore energetico ma anche sui prodotti alimentari di base, i metalli, i fertilizzanti e il trasporto merci aereo”. Il secondo è legato all’incertezza dovuta al crollo dell’ordine geopolitico venutosi a creare dopo la Guerra Fredda con il rischio di escalation e il terzo è di ordine finanziario, “con il potenziale default di società e organismi russi e ucraini e il rischio di un effetto domino su altri Paesi”, si spiega dal gruppo.

Inoltre l’invasione russa “solleva la questione dell’ammissibilità dei titoli russi all’interno dei nostri Fondi. Siamo gestori di convinzione, animati da un’etica che traduciamo nella nostra politica di investimento. Pertanto abbiamo deciso di non acquistare, fino a nuovo ordine, nessun titolo russo. Contemporaneamente ci impegniamo a gestire la liquidazione dei titoli ancora presenti nei nostri portafogli prendendo in considerazione sia gli aspetti extrafinanziari sia le condizioni di mercato per preservare gli interessi dei nostri clienti, che sono il nostro principale obiettivo”.

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