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**Fisco: sventato blitz su catasto, Draghi tiene il punto, non è battaglia di parte ma di coerenza**

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Roma, 3 mar. (Adnkronos) – Non è una battaglia di destra o di sinistra, ma di coerenza politica. E passa da non sconfessare la riforma che, solo 5 mesi fa, il Consiglio dei ministri approvò, seppur con l’astensione della Lega. Fonti di governo vicine al premier Mario Draghi spiegano all’Adnkronos che il capo dell’esecutivo ha tenuto il punto sulla mappatura del catasto, forte anche di un tema su cui, nell’ottobre scorso, lo aveva visto esprimersi pubblicamente.

Con dichiarazioni che oggi, a Palazzo Chigi, confermano, ovvero la riforma non prevede alcun aumento delle tasse. E colpiscono le dichiarazioni che sostengono il contrario, il fuoco di fila su un presunto aumento dei balzelli sulla casa che il governo -stando alle accuse che si muovono dal centrodestra- non avrebbe intenzione di evitare. Niente di tutto questo, spiegano le stesse fonti vicine a Draghi, perché il lavoro di ricognizione non sarà disponibile prima del 2026, e ogni intervento fiscale dovrà comunque passare dal Parlamento.

Intanto però il voto in commissione Finanze, con un braccio di ferro che spacca la maggioranza -22 a 23- viene visto con preoccupazione, ma allo stesso tempo viene rimarcato come sia stato sventato il rischio che un emendamento soppressivo mandasse all’aria un passaggio della delega fiscale ritenuto centrale. Ovvero la mappatura degli immobili sul territorio nazionale, accendendo i fari anche sul sommerso, sulle cosiddette ‘case fantasma’. Se l’emendamento soppressivo fosse passato, cancellando l’articolo 6 con un colpo di bianchetto, allora si sarebbe mantenuto lo status quo, con il ‘nero’ destinato a restare tale.

Da qui la battaglia di coerenza politica di Draghi. Che a lavoro a Palazzo Chigi, al telefono con le principali cancellerie europee sulla crisi ucraina e impegnato ad organizzare il viaggio di lunedì a Bruxelles dalla presidente Ursula Von der Leyen, ha lasciato che a occuparsi del dossier fossero due fedelissimi, il capo di gabinetto Antonio Funiciello e il consigliere economico Francesco Giavazzi. Salvo entrare in campo per una telefonata con Silvio Berlusconi, un confronto per cercare un punto di caduta comune che, dopo una serie di incontri a Palazzo Chigi con la delegazione di Fi, è nei fatti sfumato.

Ma se l’incidente è sventato per un soffio, con un solo voto di scarto, ora sulla delega fiscale si rischia il Vietnam parlamentare. Oltre 400 emendamenti all’attivo con le forze di maggioranza pronte a dare battaglia. “Vedi ora che casino che succede… – si lascia sfuggire un ministro – una guerra nella guerra”.

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