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** Ucraina: Natalia, ‘in fuga da Kiev con cognata e nipotina, arriveremo in Italia’ **

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Milano 1 mar. (Adnkronos) – “Sono scioccata, non dimenticherò mai quel che ho vissuto”. Lo racconta all’Adnkronos Natalia, un’insegnante di inglese ucraina, che insieme alla cognata e alla nipotina di appena 10 mesi è in fuga in auto dal Paese in guerra, con destinazione Italia.

Le due donne, originarie di Kharkiv, si trovavano a Kiev la notte di giovedì, quando è cominciato l’attacco russo. “Due mesi fa avevo fissato un appuntamento con un medico della capitale. Il 24 febbraio ero in hotel, quando il sistema antimissilistico è entrato in funzione e ha cominciato a sparare: il rumore è stato folle”, racconta Natalia, che svegliata dalla guerra ha raggiunto fratello e cognata e deciso “di lasciare Kiev, perché abbiamo capito che con la bambina non potevamo restare lì”.

Le due donne e la piccola si sono messe in viaggio e due giorni fa hanno attraversato il confine con la Moldavia, dove tuttora si trovano. “Non dimenticherò mai – racconta – il suono che ho sentito mentre attraversavamo il confine. L’esercito ha cominciato a sparare e a dire: ‘Spegnete le luci, spegnete le luci’. Noi le abbiamo spente. E anche i lampioni della strada erano spenti. Eravamo sedute in macchina, al buio, nel silenzio. Il sistema di allarme è rimasto in funzione per 40 minuti”.

La prossima tappa del viaggio è la Romania, ma la destinazione finale è l’Italia, dove Natalia ha amici e contatti con l’associazione Bambini dell’est, per cui ha lavorato come insegnante di inglese per gli orfani. “Non so quando arriveremo in Italia, dobbiamo capire bene che percorso fare. Se fossimo da sole io e mia cognata, che guidiamo entrambe, sarebbe più semplice, ma la bimba deve fermarsi a dormire. Per ora noi abbiamo soldi, ma li spendiamo molto velocemente”.

Questa è la situazione di molti altri profughi in fuga dall’Ucraina: “Ogni macchina che vedo è carica di bambini. Le persone cercano di raggrupparsi. Un ragazzo della chiesa mi ha raccontato di un pullman con 9 donne e 7 bambini”, testimonia Natalia, la cui maggiore preoccupazione in questo momento è per i genitori, che – racconta – “sono rimasti a Kharkiv ed è folle, sono molto spaventata per loro. Adesso la città è attaccata. I miei vivono a 20 chilometri dalla città, in una zona residenziale dove non c’è alcun presidio militare, ma solo persone che ci vivono e ciononostante hanno avuto esplosioni anche lì: è folle. E non riescono a partire, sono molto spaventati e mio padre è anche diabetico. Ogni ora gli scrivo e gli chiedo come stanno: sono preoccupatissima per loro”.

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