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Centrodestra: Albertini, ‘situazione confusa, improbabile ricomposizione entro un anno’ (2)

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(Adnkronos) – Questo coup de théâtre “ha ulteriormente separato i due mondi”. Inoltre, è il ragionamento dell’ex primo cittadino milanese, “mentre Fratelli d’Italia è un partito monocratico, non solo nella segreteria ma anche nella sua storia, la Lega ha un segretario federale, che è il leader movimentista e poi c’è tutta una componente di collegio dirigente che fa capo al ministro Giorgetti, ai governatori e a delle figure tecnocratiche e politiche-populiste”. La dialettica interna alla Lega “è tra populisti demagoghi e tecnocrati governisti – sottolinea – e queste due componenti sono in una fase di dialogo, ci sarà una soluzione a questa contesa interna”. Per usare le parole di Salvini, “la neve al sole si è sciolta, perché queste diversità sono percepibili” chiosa Albertini, per il quale il vero crinale “è Europa o non Europa, perché è lì che si gioca la partita”.

Quanto a Giorgia Meloni “è stata la protagonista della rottura e adesso cercherà di utilizzare al massimo tutto il dissenso – evidenzia Albertini -che può spaziare dai rincari al green pass, a tutta la protesta di vario genere che si può raccogliere dal fondo del barile. C’è un anno di tempo per farlo e Meloni cercherà di essere spesso su posizioni di rottura e critiche, anche perché il suo è l’unico partito fuori dal governo. Andrà a invadere campi che sono dell’estrema sinistra pur di raccogliere quello che serve”. Quella della leader di Fratelli d’Italia, “è un po’ la posizione di Marine Le Pen in Francia – sostiene l’ex sindaco di Milano – che riesce ad avere un grande consenso ma mai a vincere. Meloni crescerà ma non avrà l’incarico di formare un nuovo governo”.

Albertini ha le idee chiare anche sul nuovo polo centrista che dopo le elezioni per il Quirinale sembrerebbe prendere forma: “Sarebbe auspicabile che si costituisse un partito – afferma – però, nelle esperienze pregresse dal punto di vista del consenso, tutti apprezzano questa idea ma poi i grandi elettori del centro vedono la destra e la sinistra come troppo estreme, vociferanti e poco concrete. Non c’è un leader che riesca a unificare i vari cespugli facendo una foresta, quindi immagino che gli elettori centristi, che sono tanti, rimarranno ancora nell’astensione”. Il problema del centro, riassume Albertini, “è che ci sono tanti capetti, alcuni con partiti personali, come Renzi, Bonino, Calenda, Toti, Lupi”. Quest’ultimo, ad esempio, “ha un partito individuale e se si presentasse da solo avrebbe lo zero virgola qualcosa”. Il suo pronostico è che aggregati i centristi supererebbero il 5% “ma non agevolmente, separatamente nessuno ce la farebbe”. Per Albertini “è più probabile, ed è un pericolo per il centrodestra, che invece riescano a trovare una sintesi il Pd e quella quota governista del M5S ormai in dissoluzione”. Mentre se si presentasse Draghi “forse riuscirebbe ad arrivare al 15%”.

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