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Scuola, preside liceo Righi (Roma): “un compitificio? Sono con studenti, ma deve intervenire Stato”

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Roma, 31 gen. (Adnkronos) – “Dobbiamo ascoltare il grido di aiuto degli studenti e sostenere questi ragazzi. Sono dalla loro parte da un punto di vista umano. Cercherò di sensibilizzare i professori per tentare di limitare le valutazioni quando la classe è in ddi. Ma purtroppo gli studenti stanno in quarantena a turno ed il tempo disponibile si riduce, mentre gli obblighi no. Noi abbiamo indicazioni nazionali a cui attenerci. Se lo Stato interviene come è stato fatto in passato noi ci adeguiamo. Ma altrimenti non possiamo fare sconti”. Lo dice all’Adnkronos Cinzia Giacomobono, preside del liceo scientifico Righi, a Roma, dove “circa il 70% delle classi è in ddi, ed una media di due a rotazione va in dad, ma nessun docente anche grazie alle ffp2 che da sempre distribuiamo al personale, si è ancora contagiato dal rientro. Tre in totale da settembre”.

La preside osserva: “Non è facile per i docenti. Spesso si trovano fra due fuochi, il programma da portare avanti, i voti, le prove scritte e orali e lo studente con la sua individualità”. “Certo, mi rendo conto: Gli studenti sono sfiduciati. Il piano di offerta formativa si è ridotto all’osso, si limita alla didattica frontale e questo è un peccato. Tutti sono scoraggiati ed impauriti”. La didattica è personalizzabile? “Non è impossibile. Gli strumenti normativi ci sono, con il Bes (bisogni educativi speciali – ndr), in cui si individuano in consiglio di classe le fragilità al di là della certificazione ufficiale che proviene dalla famiglia. Ma non è facile individuarli. Io al Righi sto proponendo ai docenti un corso sui disagi che la didattica digitale ha portato. E vorrei sensibilizzare attraverso corsi genitori e docenti”.

Gli studenti accusano la scuola di essere un compitificio, soprattutto adesso con le classi in ddi: “Vorrebbero una Montessori? – sollecita la preside – Ho diretto per anni l’Istituto comprensivo Parco degli Acquedotti a Roma. Un plesso visitato ogni anno da decine di studiosi provenienti da tutto il mondo. Assurdo che noi che lo abbiamo in casa, non sfruttiamo queste esperienze. Quando all’estero per mandare un figlio ad una Montessori si spendono circa 18mila euro l’anno. So che adesso in Italia è partito un progetto sperimentale per la prima media. E’ una rete nazionale, con capofila una scuola di Milano ma per il liceo ancora non ci sono progetti”.

(di Roberta Lanzara)

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