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Presidente Tribunale Palermo: “Mattarella omicidio politico-mafioso, ora la verità”

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Palermo, 4 gen. (Adnkronos) – “Il contesto in cui matura l’omicidio di Piersanti Mattarella merita di essere oggetto di una riflessione storica approfondita. Il 2022 è un anno importante, in cui ricorderemo il 30esimo anniversario delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, ma anche il 40simo anniversario dell’omicidio Dalla Chiesa. Spero che sia un anno in cui l’affermazione del diritto alla verità faccia dei passi significativi. È un compito che spetta anche alla magistratura ma è interesse dell’intera collettività”. A parlare in una intervista esclusiva all’Adnkronos è il Presidente del Tribunale di Palermo, Antonio Balsamo, alla vigilia del 42esimo anniversario dell’omicidio del Presidente della Regione siciliana avvenuto il 6 gennaio del 1980 a Palermo.

Sull’omicidio di Piersanti Mattarella, per Antonio Balsamo, “ci sono state nel corso del tempo impostazioni molto diverse tra di loro”. “Una prima impostazione, che sostanzialmente era stata elaborata da Giovanni Falcone e che poi è stata sviluppata nell’ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio del giudice istruttore Gioacchino Natoli nel 1991, che aveva ipotizzato una sinergia, ed una convergenza di interessi, tra criminalità organizzata di tipo mafioso a ambienti terroristici – spiega Balsamo – Questa impostazione aveva dalla sua non solo la individuazione di un quadro probatorio complessivo, ma anche il riconoscimento fatto dalla signora Irma Chiazzese nei confronti del killer che aveva assassinato il marito, quindi una scena che di regola rimane scolpita nella memoria. In realtà, questa impostazione da parte di Giovanni Falcone era estremamente articolata. Diceva che si trattava di omicidi di matrice mafiosa ma il movente non era esclusivamente mafioso. Diceva che c’erano degli indizi a carico di esponenti della destra eversiva, e che quindi – sono parole di Falcone nel corso della sua audizione del 3 novembre 1988 davanti alla Commissione parlamentare antimafia – «si tratta di capire se e in quale misura “la pista nera” sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare altre saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani»”.

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