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Borsellino: Ingroia, ‘Mutolo disse a Paolo ‘Dottore, si guardi spalle da complicità Stato’ (2)

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(Adnkronos) – “Nei giorni immediatamente successivi alla strage di via D’Amelio, tra il 20 e il 22 luglio del 1992, nell’ambito dell’attività che era stata sviluppata dalla Procura di Caltanissetta, competente per le stragi, ci venne comunicato che il Procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra aveva ottenuto dal Procuratore generale di Palermo Bruno Siclari di potere avere un ufficio a sua disposizione che venne concesso al primo piano – dice Ingroia – Non ricordo se per via telefonica il Procuratore capo Tinebra mi contattò per dirmi che voleva incontrarmi. Io andai. Era stata una convocazione informale. Ho l’immagine fotografica che quando andai in questo ufficio o aula della Corte d’appello, ricordo la veste informale del Procuratore. Tinebra aveva una camicia bianca senza cravatta e con le maniche arrotolate e mi disse che voleva nell’immediatezza dei fatti farsi un’idea se ci fossero cose di una particolare rilevanza”.

“So che tu eri uno dei magistrati più vicini a Paolo Borsellino, anche nell’ultimo periodo – mi disse Tinebra – se hai qualche notizia a tua conoscenza me la puoi riferire, non sarà un verbale ma una chiacchierata informale, se ci sono cose importanti da verbalizzare lo faremo in un secondo momento’. Io non mi opposi. E mi parve importante metterlo a parte di ciò che avevo saputo la sera stessa della strage seduti su una delle panchine dei corridoi della Procura di Palermo, a sera tardi, dopo essere stati in via D’Amelio”, dice.

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