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**Quirinale: la corsa al Colle, dall’intesa su De Nicola alla rottura del Patto del Nazareno** (2)

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(Adnkronos) – “Qualora la maggioranza degli elettori votanti si pronunci in favore della Repubblica, l’Assemblea, dopo la sua costituzione, come suo primo atto, eleggerà il Capo provvisorio dello Stato, che eserciterà le sue funzioni, fino a quando sarà nominato il Capo dello Stato a norma della Costituzione deliberata dall’Assemblea”, prevede il decreto luogotenenziale che disciplina l’elezione dell’Assemblea costituente e il referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica. Il 21 giugno del 1946, dopo un editoriale dell’’Avanti’ che parla di un accordo per l’elezione di un Capo dello Stato “di origine meridionale” per dissipare “qualsivoglia impressione che determinate regioni d’Italia subivano una soluzione imposta da altre”, il segretario del Psi, Pietro Nenni, lancia la candidatura di Benedetto Croce. Una mossa per sparigliare le carte, tanto che pare non ne siano a conoscenza né il diretto interessato, né i Liberali di cui è presidente, né Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti.

Dopo l’elezione del socialista Giuseppe Saragat alla presidenza della Costituente il 25 aprile, per il 28 viene convocata la seduta per l’elezione del Capo dello Stato. De Gasperi punta su Vittorio Emanuele Orlando, presidente del Consiglio della vittoria della Grande Guerra, pur senza ufficializzarne la candidatura. Da una riunione tra lo stesso De Gasperi, Togliatti, Nenni e Saragat svoltasi la sera prima delle votazioni, alla fine esce il nome di Enrico De Nicola, 69 anni, napoletano, uno dei penalisti più famosi dell’epoca, con un curriculum politico alle spalle che lo aveva portato, tra l’altro, nel 1920, su indicazione di Giovanni Giolitti, alla presidenza della Camera, dove era rimasto fino al 1924.

Viene eletto al primo scrutinio con 396 voti su 537 aventi diritto e 501 votanti, superando il quorum dei tre quinti (323) i componenti l’Assemblea richiesto nelle prime tre votazioni. La scelta ricade quindi su un uomo del Sud, realizzando così un bilanciamento territoriale visto che a capo del Governo c’è il trentino De Gasperi e alla guida della Costituente il piemontese Saragat.

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