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(Adnkronos) – Dopo sei anni in Cina, Cannavaro ha dato l’addio alla panchina del Guangzhou Evergrande rinunciando a 15 mensilità: “In Cina sono sempre stato bene – racconta a Sky – non è stata una scelta figlia della crisi del club. L’avevo già fatta qualche mese prima e avevo già comunicato alla società che non avevo intenzione di rientrare”. Una scelta legata anche alle restrizioni per la pandemia: “Ogni volta nel campionato si va in bolla e non se ne esce per 30 giorni. Non hai modo di vedere la famiglia per altri 11-12 mesi e alla fine ho scelto così. Ne sono contento. In Cina ho fatto un’esperienza fantastica, ho allenato giocatori importanti e per me è bello ora essere qui e aver ritrovato la mia famiglia”.

A confermare l’addio con Cannavaro è anche lo stesso club: “Dopo trattative amichevoli, il Guangzhou Evergrande ha deciso di rescindere il contratto di Fabio Cannavaro – la nota affidata al social Weibo – ringraziamo profondamente Cannavaro per il suo immenso sforzo e il suo contributo positivo al club, e gli auguriamo il meglio per il resto della sua carriera”. L’ex Pallone d’Oro lascia un club in testa alla classifica del campionato cinese.

Sguardo al futuro. E anche all’Italia: “Sicuramente ho riordinato le mie idee da allenatore. Quando mi ritirai non avevo tutti questi elementi di valutazione” spiega Cannavaro. “Ora sono più pronto, ho le mie esperienze, abbiamo giocato per tre anni la Champions League asiatica e ho sempre avuto la possibilità di allenare giocatori forti. Come mi definirei da allenatore? Ho avuto grandissimi gestori come Capello e Lippi o più appassionati della tattica come Malesani, Sacchi e Zaccheroni. Io spero di essere una via di mezzo e trasmettere le mie idee. Sono molto esigente e mi piace vincere attraverso il bel gioco. Molto però dipende dall’intelligenza di chi allena: se hai delle idee ma giocatori con caratteristiche diverse, devi avere la capacità di adattarti”.

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