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Acqua: un nuovo progetto contro la crisi idrica in Cina

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Per risolvere il problema della carenza d’acqua il governo cinese ha pianificato un ambizioso progetto, per un costo di 30 miliardi di dollari

 

Di tutta l’acqua dolce rinnovabile presente sul nostro pianeta, l’Asia ne possiede solo il 36% eppure ospita quasi il 60% della popolazione mondiale. E la Cina, così, sta sperimentando fenomeni d’impoverimento delle falde acquifere, che pongono a forte rischio la capacità di mantenere adeguate forniture d’acqua per le aree irrigate. Le dinamiche di diminuzione dell’acqua sono da imputare all’esaurimento o allo sfruttamento delle falde del sottosuolo, alla minore portata dei fiumi e alla contaminazione delle acque.

La situazione idrica della Cina sta diventando sempre più critica. La regione settentrionale è cronicamente povera d’acqua e per risolvere il problema si è ricorsi all’overpumping, una tecnica di estrazione dell’acqua dal sottosuolo che produce circa 30 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno. Dei tre principali bacini idrici della Cina, il Fiume Giallo è quasi sempre in deficit e nelle pianure del nord e del centro, che producono il 40% del grano del paese, il livello delle falde sotterranee si sta abbassando di 1-1,5 m l’anno, mentre la domanda d’acqua continua a crescere.

Il governo cinese ha disposto un ambizioso progetto che riguarda la deviazione dello Yangtze Kiang per aumentare la disponibilità idrica della regione, specialmente verso Pechino. Attualmente la soluzione maggiormente presa in considerazione prevede la concretizzazione di tre deviazioni che potranno trasportare l’intera capacità idrica annuale del fiume attraverso tunnel all’interno delle montagne e oltre 1000 Km di acquedotti. I costi del progetto ascendono a 30 miliardi di dollari.

Chiara Palmieri

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