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Palermo, al mare o a correre dopo aver timbrato: telecamere incastrano furbetti cartellino

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C’era chi, dopo aver timbrato il cartellino, andava al supermercato, chi al bar e chi a fare compere. Chi si dedicava all’attività sportiva, tenuta da jogging arrivava di corsa e, dopo aver strisciato il badge, continuava l’allenamento e chi ad attestare la propria presenza in servizio arrivava a bordo di uno scooter in pantaloncini e infradito, giusto il tempo di beggiare. E poi c’erano le timbrature multiple di chi attestava la presenza in servizio di colleghi mai arrivati ai Cantieri culturali della Zisa. A incastrare i furbetti del cartellino nel blitz anti-assenteismo al Comune di Palermo sono state le telecamere piazzate dai finanzieri del nucleo di Polizia economica-finanziaria – Gruppo Tutela mercato beni e servizi.

Gli investigatori delle Fiamme gialle attraverso videoriprese, appostamenti, pedinamenti ed esami documentali, hanno fatto emergere “numerosi e reiterati episodi di assenteismo” perpetrati dai dipendenti infedeli. Ventotto le misure cautelari eseguite per truffa in danno di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio. Undici di loro sono dipendenti del Comune di Palermo, 17 sono dipendenti delle due partecipate Reset e Coime. Tutti lavoravano ai Cantieri culturali della Zisa. Tra di loro c’è anche un indagato per mafia.

“In alcuni casi veniva fatto illegittimamente ricorso allo strumento straordinario della rilevazione manuale, che consente in caso di ‘dimenticanza’ del proprio badge personale, di attestare la presenza al lavoro tramite comunicazione scritta”, spiegano gli investigatori. Un escamotage con cui gli indagati pensavano di aggirare la rilevazione automatica, che tuttavia i finanzieri hanno puntualmente ricostruito. La telecamera nascosta proprio a ridosso dell’apparecchio per la rilevazione elettronica delle presenze ha consentito, in un lasso temporale di poco più di tre mesi, di registrare oltre mille casi di infedeltà nell’attestazione degli orari, che hanno determinato la falsa rendicontazione di circa 2.500 ore di servizio in realtà non prestate a favore del Comune di Palermo.

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