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**Made in Italy: Casoli (Aidaf), ‘non c’è Italia in vendita ma nodi venuti al pettine’**

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Milano, 6 lug. (Adnkronos) – Aziende che passano di mano, delisting da Piazza Affari, acquisto di partecipazioni rilevanti da parte dei big esteri. Nel Made in Italy un po’ ammaccatto dalla pandemia e dallo shopping sul mercato di grandi fondi o società internazionali, non c’è un vero e proprio “caso Italia” da questo punto di vista, ma “è indubbio che certi nodi stiano venendo al pettine”. E’ quanto ritiene Francesco Casoli, presidente di Aidaf, l’associazione italiana delle aziende familiari, e patron di Elica, storica azienda italiana di cappe da cucina.

“Di sirene in giro ce ne sono parecchie, c’è tanta liquidità e tanti che cercano opportunità di profitto maggiori. Detto questo, il trend sta un po’ finendo. C’è stato un momento dove tutti erano inebriati da queste operazioni straordinarie ma la sensazione è che l’ubriacatura sia un po’ passata”, sottolinea Casoli in un’intervista all’Adnkronos, dove spiega quali sono i motivi per cui molte aziende italiane decidono di uscire dalla Borsa o di cedere la propria maggioranza a partner più solidi. Dalla moda al food, passando dalla grande industria, c’è un trend di cessioni all’estero che va avanti da vent’anni.

“Certamente il passaggio generazionale ha giocato un ruolo importante in queste dinamiche. In Paesi come la Francia, dove l’economia è un po’ più matura, i passaggi generazionali ci sono stati venti, trenta anni fa. Qui, è indubbio che stiano venendo al pettine tanti nodi: le aziende che hanno iniziato negli anni Settanta con il boom vedono i fondatori avere oggi 80, 85 anni. Chiaramente – osserva – si domandano se la nuova generazione ha voglia di prendere il testimone. Forse ne avremo per almeno altri dieci anni: un conto è far crescere un’azienda e un conto è essere un figlio e partire da zero”.

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