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Scuola, Anief: “Abbiamo portato la questione del precariato in Europa, oggi è la politica italiana che deve ascoltarci”

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Roma, 10 giu. (Adnkronos/Labitalia) – “L’azione del sindacato non si arresta, abbiamo presentato delle proposte per il personale Ata, per gli Irc, e sono proposte semplici, che provengono da chi vive il mondo della scuola”. A dirlo ieri Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, durante il suo intervento in piazza a Roma a Montecitorio nel corso della protesta dei sindacati della scuola.

“Per quanto riguarda i docenti – ha spiegato – se ogni anno chiamiamo sempre gli insegnanti dalle graduatorie per le supplenze dobbiamo utilizzare queste graduatorie pure per i ruoli. E senza più paletti. Attualmente in I fascia Gps uno su tre docenti abilitati non ha servizio e significa che non verrà assunto. In seconda fascia Gps uno su tre ha 36 mesi di servizio, questo vuol dire che nel progetto del governo non si troveranno soluzioni per andare ad assumere i precari. Su 113mila cattedre vacanti ne verranno assegnate 30mila o 35mila. Poi abbiamo il problema di coloro che sono inseriti nelle Gae: uno su due è inserito con riserva, alcuni sono stati licenziati e altri saranno licenziati nonostante abbiano superato l’anno di prova”.

“Vogliamo poi parlare – ha continuato – del personale Ata? Nessun posto autorizzato in organico, nonostante abbiano assunto, giustamente, il personale delle cooperative. Non c’è traccia degli Ata ma c’era nel patto per la scuola in cui si parlava di soluzioni. Quindi che si fa? Le cose andranno a peggiorare se non si troveranno soluzioni certe. E ancora la questione degli insegnanti di religione cattolica, che tocca picchi di precariato impressionante: da 16 anni non si fanno concorsi, abbiamo chiesto un canale riservato per loro. Se il sindacato unito riesce a fare una proposta unica è il parlamento che deve ascoltare. Sono tanti i problemi da affrontare: la chiusura di 15mila plessi, le classi pollaio che al tempo di Covid ci hanno portato alla didattica a distanza perché le scuole non sono sicure. Per concludere, come Anief abbiamo portato la questione del precariato italiano in Europa, oggi è la politica italiana che deve ascoltarci”.

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