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Saman Abbas: Imam Pallavicini, ‘incapacità di capire modernità e paura, cocktail esplosivo’ (2)

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(Adnkronos) – Nell’Islam, spiega l’Imam, “il matrimonio non è un sacramento, ma un contratto che protegge l’amore tra due persone e che ha tra gli obiettivi il miracolo di una unità familiare, oltre alla ritrasmissione, di generazione in generazione, di un bene. Qualsiasi forzatura, combinazione, artificio contrattuale, interesse economico, tribal-nazionalistico o confessional-tradizionalistico, sono tutte invenzioni che non hanno nulla a che fare con la religione. Il matrimonio e la famiglia devono essere costruiti su altre intenzioni, altri metodi e altri obiettivi”. In “Europa meridionale, così come è accaduto nel Sud d’Italia con i delitti d’onore, si tratta comunque di fenomeni ormai superati; quanto a noi, come leader religiosi, dobbiamo affermare con forza che questa pratica non esiste e non ci sono soluzioni se non quella di spingere all’amore e al rispetto dei giovani nelle loro nuove sfide. L’Islam e il Pakistan non c’entrano, bisogna piuttosto riscoprire l’istinto naturale per il bene e per la vita. Che è sacra, per tutte le religioni. Anche per chi non crede”.

Per fortuna, afferma Pallavicini, “i numeri sono relativi”, anche se “per quanto pochi, sono comunque spiacevoli”. Quanto alle cause, “sono soprattutto di ordine psicologico: l’incapacità di comprendere e conoscere l’Occidente e la modernità, oltre a una difesa conservatrice di usi e costumi male interpretati della propria radice nazionale o religiosa o culturale, sono elementi che messi insieme fanno un cocktail esplosivo”. Cioè “non conosco la mia identità, ho paura dell’identità del Paese in cui mi trovo e di non saper gestire i miei figli che qui crescono e, su questa base, scattano soluzioni assurde e pericolose”.

E’ inoltre importante sottolineare, avverte Pallavicini, che la questione va risolta con le leggi dell’ordinamento italiano: “Non si tirino fuori sentenze di Sharia, Fatwe o tribunali islamici. Non abbiamo bisogno di risolvere un ghetto culturale con un ghetto giuridico. Basta il buonsenso della vera religione e l’ordinamento giuridico dello Stato occidentale. Altrimenti ci sarà sempre il rischio che si voglia trovare una soluzione ‘islamicamente’ o ‘pakistanamente’ o ‘cristianamente’. Ciò che dobbiamo fare -conclude- è trovare una soluzione con le misure che ci sono e soprattutto sperare che quella ragazza sia viva e stia bene”.

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