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Battiato: Van De Sfroos, ‘per me un grande artista e punto di riferimento affettivo’ (2)

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(Adnkronos) – Per il cantautore lombardo, “ascoltare i dischi di Battiato era affascinante, un po’ come sfogliare i sussidiari di scuola. Dentro ci trovavi storie incredibili, suggestive, parole in tutte le lingue, nomi esotici”. Ed “erano stupende, lo dico da amante dei dialetti, le canzoni dove non ha avuto problemi ad usare il siciliano”. Il maestro “era una persona di una cultura devastante, ma aveva anche un forte senso dell’umorismo. Discepolo di filosofi e pensatori, si metteva spesso in discussione e lo captavi dalle canzoni, ma non la faceva mai pesante. Raramente ha cantato slogan politici o cose così”.

La canzone “‘Povera patria’ è molto più forte di tante altri brani che sembrano più agguerriti”. Del resto “lui era capace di vivere in questa sua ascesi costante e farti riflettere. Nel mio paese, ad esempio, ci sono persone che non hanno sicuramente studiato all’università, ma sanno tutte le sue canzoni a memoria, specialmente quelle con le parole più strane, perché diventava un gioco, una sfida”.

Ricordando poi una sua personale esperienza, Van De Sfroos dice: “Con Battiato ci siamo incontrati due volte, sempre al teatro Ariston; una volta fu al Premio Tenco e con lui c’era anche Manlio Sgalambro. Ci presentarono e io gli diedi un mio disco; rimase affascinato dal mio nome. Disse che gli piaceva molto il suono. Manlio gli disse: “Guarda che non è olandese!”. E lui gli rispose: “Non me ne frega assolutamente niente, mi piace l’idea di questo nome, Van, De, Sfroos…”. Poi fu nel 2011, al festival di Sanremo: “Lui era in gara con ‘L’alieno’ in coppia con Luca Madonia. In quella occasione, mentre sul palco c’era il primo cantante ad esibirsi, mi chiese scherzosamente l’ora: “Sono le nove e un quarto”, gli dissi. E lui: “Bene. L’ora in cui generalmente vado a dormire”. E dato che la sua esibizione sarebbe stata due ore dopo, gli suggerii sorridendo: “Forse è meglio che resisti!”.

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