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La domanda di materie prime diminuisce. Ma i prezzi aumentano

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La domanda di materie prime, in tempi di crisi, diminuisce. Ma il prezzo delle materie prime aumenta e non risponde alla legge delle domanda e dell’offerta

Siamo in crisi, oramai è risaputo. E il mercato ne risente: diminuisce la domanda e diminuisce con essa anche il costo dell’offerta. Ma non per tutto funziona così, le materie prime fanno eccezione a questa legge. E il capofila delle eccezioni è certamente il petrolio: basta guardare l’andamento del prezzo della benzina nel 2012.

I prezzi delle materie prime crescono non per un reale aumento della domanda delle materie prime, ma per un incremento della speculazione finanziaria. Ci spieghiamo meglio. La spiegazione per cui il costo delle materie prime aumenta è legata al ‘quantitative easing’, cioè alla creazione di moneta da parte delle banche centrali con la conseguente immisione di questa sul mercato. Questo metodo è stato utilizzato  utilizzato sia dalla Federal Reserve, sia dalla Banca Centrale europea per far ripartire l’economia. Più di mille miliardi di euro sono stati prestati alle banche private a un tasso di interesse molto basso. Ma le banche, invece di prestare i soldi alle imprese, e far ripartire l’economia da questo, hanno pensato di investire il denaro in borsa, privilegiando le materie prime, petrolio in primis.

Il costo delle materie prime, quindi, è aumentato perché le banche private hanno investito su di esse. Le materie prime, così, fanno eccezione alla legge della domanda e dell’offerta.

(gc) 

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