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Patrimoni Unesco: 1997, Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata

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Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia

Il 24 agosto del 79 d.C. rappresenta una data storicamente significativa. L’eruzione improvvisa del Vesuvio travolse e seppellì, sotto uno strato di lava, lapilli e fango, le due prospere città di Pompei ed Ercolano e il territorio circostante, cogliendo impreparata la popolazione.

Come pietrificate, Pompei ed Ercolano vennero restituite alla luce del sole attorno alla metà del XVIII secolo per iniziativa di Re Carlo di Borbone, diventando successivamente una delle aree archeologiche più importanti del mondo.

Il grande valore di questa area archeologica, che racchiude Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, rappresenta un esempio così eccezionale della storia umana nei secoli da essere divenuta Patrimonio UNESCO nel 1997 .

Il patrimonio include tre aree archeologiche distinte.

Le antiche città di Pompei ed Ercolano con la Villa dei Misteri e la Villa dei Papiri, in esse comprese, la Villa di Poppea e la Villa di Lucio Crasso Terzio a Torre Annunziata.

Pompei, fondata attorno al VI secolo a.C., entrò a far parte dell’universo romano attorno al I secolo a.C. e da piccola città iniziò a tramutarsi in una colonia elegante, dalla struttura urbana complessa, ricca di edifici pubblici, templi, terme e meravigliose ville. Gli scavi hanno finora portato alla luce costruzioni, strade lastricate e abitazioni private.

Pompei è l’unico sito archeologico al mondo a fornire un quadro completo dell’antica città romana.

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Il forum principale è affiancato da diversi edifici pubblici imponenti, come il Capitolium, la Basilica ed i templi, e la città è anche attrezzata con bagni pubblici, due teatri ed un anfiteatro.

Ma Pompei è famosa soprattutto per i numerosi graffiti sui muri e per il suo unico insieme di edifici domestici, allineati lungo strade ben pavimentate. Fra tutti, l’edificio più importante di Pompei è forse la Villa dei Misteri, un’enorme costruzione che prende il nome dagli splendidi affreschi del triclinium, raffiguranti  riti di iniziazione, i misteri appunto, del culto di Dioniso.

Ercolano, antica Herculaneum, secondo la leggenda narrata da Dionigi di Alicarnasso, venne fondata da Ercole nel 1243 a.C.

Conquistata dai Greci nel 479 a.C. passò successivamente sotto l’influenza dei Sanniti, prima di essere conquistata dai Romani nell’89 a.C.

La città divenne un luogo residenziale per l’aristocrazia romana e visse il suo periodo di massimo splendore con il tribuno Marco Nonio Balbo, il quale l’abbellì e fece costruire nuovi edifici con tipiche case che si presentano più piccole rispetto a quelle di Pompei.

Tuttavia, anche grazie alla conversione della città nel suo ultimo periodo in centro di villeggiatura, le abitazioni erano spesso decorate in modo raffinato e sfarzoso, e spesso erano precedute da portici con colonne in laterizio, costruiti a seguito del dannoso terremoto del 62 come misure antisismiche in modo da rinforzare le facciate e sostenere balconi e ballatoi.

Altra particolarità delle case di Ercolano era l’assenza nell’atrio dell’impluvium, o comunque questo aveva perso la sua funzione originale, perché quasi tutte le abitazioni erano dotate di un proprio pozzo o erano collegate alla rete idrica.

Uno degli edifici più importanti di Ercolano è sicuramente la Villa dei Papiri, appena fuori le mura, una costruzione opulente progettata con una serie di ‘cuniculi”.

La Villa dei Papiri, dalla quale fu recuperato un favoloso tesoro di sculture e la biblioteca, è una villa sontuosa, ampia come una dimora imperiale, un vero e proprio Museo d’Arte. Nella città è anche degna di nota la serie completa di botteghe, che tuttora contengono attrezzature tipiche tra cui enormi damigiane da vino.

Gli scavi archeologici di Oplonti iniziati nel 1964, invece, riguardano una serie di ritrovamenti archeologici appartenenti alla zona suburbana pompeiana di Oplontis, seppellita insieme a Pompei ed Ercolano  dopo l’eruzione del Vesuvio del 79.  Oggi l’area archeologica è situata nel centro della moderna città di Torre Annunziata  e qui fu ritrovata la Villa di Oplonti, costruita nella metà del I secolo a.C., è attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell’Imperatore Nerone.

L’architettura della villa conserva i caratteri fondamentali della tradizione romana insieme ad elementi di gusto propriamente ellenistici. Degno di nota lo sviluppo ritmato dei porticati che girano intorno al perimetro dell’edificio e l’ingresso colonnato che conduce dal gran salone al giardino dove si trova una vasta piscina circondata da statue.

All’interno, le pareti si presentano come una celebrazione di sapienti pitture e  rappresentazioni di giochi prospettici con tracce di ombreggiature ed eccezionali esempi di dipinti naturalistici. Al momento dell’eruzione del Vesuvio la villa era disabitata, forse in fase di restauro a causa del terremoto di Pompei del 62 d. C., e tutti gli oggetti sono stati ritrovati accantonati in alcune stanze.

Nel 1974 in questa zona fu rinvenuta anche la Villa di Lucio Crasso Terzio.

Una villa rustica che risale al II secolo a.C. e deve il suo nome ad un sigillo in bronzo rinvenuto nell’area della costruzione.

La villa si sviluppa intorno ad un peristilio, un cortile costituito da un porticato con due ordini di colonne doriche in tufo grigio. Attorno al peristilio si aprono delle stanze adibite a magazzini, dove al loro interno sono state ritrovate suppellettili, pelli, ceramica ed una grande quantità di melograni utilizzati per la concia delle pelli. In più, circa 400 anfore si trovavano nella villa al momento dello scavo e con molto probabilità venivano utilizzate per la lavorazione dei prodotti agricoli e il trasporto del vino.

Il piano superiore della villa, invece, era la zona residenziale della domus con  ambienti finemente decorati.

Dal piano superiore proviene anche una scatoletta in legno contenente gioielli in oro ed argento,  monete, unguentari, stecche in osso e diversi monili.

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Tra i gioielli si riconoscono orecchini a canestro con quarzi incastonati oppure pendenti con perle, collane molto lunghe con grani in oro e smeraldo, bracciali tubolari decorati con gemme e smeraldi ed anelli con gemme lisce o incise con figure di animali o divinità. A nord della villa sono presenti alcuni edifici a due piani, probabilmente soluzioni indipendenti dalla villa, che venivano usate come botteghe con abitazione al piano superiore.

L’area riportata alla luce dagli scavi l’area riportata alla luce corrisponde alla zona orientale, mentre l’ingresso principale e la zona occidentale sono ancora da recuperare, in quanto lo scavo della villa non è ancora terminato e non è visitabile.

La vasta estensione della città commerciale di Pompei contrasta con i resti, più ridotti ma meglio conservati, di Ercolano, località di villeggiatura, mentre gli splendidi affreschi delle ville a Torre Annunziata donano una chiara raffigurazione dello sfarzoso stile di vita di cui godevano i ceti più facoltosi agli inizi dell’impero romano.

Gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata e delle città limitrofe, sepolte dalla eruzione del Vesuvio del 79 d.C., costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un preciso periodo storico e non trovano equivalente in nessuna parte del mondo.

Quest’area archeologica rappresenta una testimonianza unica ed eccezionale di una civiltà scomparsa, costituendo un esempio straordinario di tipologia edilizia ed insieme architettonico, che illustra più fasi della storia umana. Un particolare modello di interazione dell’uomo con l’ambiente e dell’utilizzo di risorse territoriali.

Alessandro Campa

 

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