Parma

PARMA, Capitale Italiana della Cultura 2020- 2021

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Parma, incantevole scrigno di arte e sapori unici

La città di Parma è stata eletta Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020. Il governo italiano, con il Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020 ( DL Rilancio), emanato per supportare la ripresa del Paese di fronte all’emergenza sanitaria internazionale dovuta al diffondersi del COVID-19, ha deciso di estendere la nomina anche per l’anno 2021.

Parma, elegante e raffinata città dell’Emilia-Romagna sorprende per i suoi incantevoli monumenti, le sue chiese ed i suoi centri, ricchi di capolavori artistici e tesori di epoche diverse.

Una città policentrica, appunto. Sono tre, infatti, i luoghi di maggior interesse che racchiudono le tracce culturali e le bellezze di Parma.

Il primo è Piazza Duomo, cuore artistico e capolavoro architettonico del Medioevo.

Qui si affaccia la Cattedrale di Santa Maria Assunta, Duomo di Parma, luogo di arte, storia e sacralità e uno dei più preziosi tesori della città. La Cattedrale fu edificata a partire dal 1074 dal Vescovo-Conte Guibodo a seguito del terribile incendio che distrusse la precedente basilica paleocristiana.

Da allora è sempre stato simbolo della viva tradizione religiosa di Parma, dove il rigore della scultura romanica convive con la magnificenza della pittura rinascimentale, dando vita ad uno dei più suggestivi luoghi di fede dell’Emilia.

L’interno del Duomo, a croce latina, è  suddiviso in tre navate da grandi pilastri a forma di croce. Lungo tutta la navata centrale si viene accompagnati da un imponente ciclo affrescato ad opera di Lattanzio Gambara. Un racconto dipinto della Vita di Cristo e di episodi tratti dal Vecchio Testamento.

Ma si resta estasiati dall’ Assunzione della Vergine di Antonio Allegri detto il Correggio,  dipinta sulla cupola della cattedrale. Una grandiosa opera prospettica, dove luce, composizione e movimento si fondono in un capolavoro di illusionismo visivo. Un insieme di figure che accompagnano la Vergine verso il cerchio dei beati con il Cristo al centro della cupola.

Un’altra particolarità del Duomo di Parma riguarda la sua cripta, circondata da una fitta serie  di colonne a crociera. Qui sono conservate le reliquie di San Bernardo degli Uberti, patrono della Diocesi.

Dalla cripta si accede inoltre a due preziose cappelle rinascimentali, la cappella Rusconi e la cappella Ravacaldi.

La prima è la cappella laterale di destra della cripta e conserva gli eleganti affreschi voluti dal Vescovo Giovanni Rusconi nel 1398, tra cui lo splendido affresco votivo che rappresenta il Vescovo inginocchiato accanto al trono della Vergine e raccolto in preghiera.

La seconda è l’altra cappella laterale della cripta, dove è conservato l’affresco dell’Annunciazione e il ciclo pittorico delle storie della Vergine, testimonianze del fine gusto narrativo e artistico di Bertolino de’ Grossi.

Sempre su Piazza Duomo ecco il meraviglioso Battistero di San Giovanni, uno dei monumenti più significativi della città e il più grande esempio di passaggio dallo stile romanico al gotico per  l’armonica fusione di stili architettonici e scultorei tra quelli edificati in Italia.

Un vero e proprio capolavoro d’arte progettato da Benedetto Antelami e costruito tra il 1196 e il 1216.

Un edificio in marmo rosa di Verona che spicca sulla piazza per la sua caratteristica pianta ottagonale.

All’esterno è decorato da archi, colonne e bassorilievi che rendono l’enorme struttura molto elegante. All’interno la struttura muta con le sedici arcate e le nicchie completamente affrescate che costituiscono un repertorio di raffigurazione di santi e di racconti delle loro vite, rari episodi della tradizione pittorica emiliana del XIV e XV secolo.

La cupola del Battistero è stata affrescata nel terzo decennio del XIII secolo da maestranze padane, influenzate da modelli iconografici bizantini. La volta è divisa in sei fasce orizzontali concentriche che rivestono totalmente la cupola. Risalgono al XII- XII secolo, illustrano personaggi biblici e sono l’unica testimonianza rimasta a Parma della cultura bizantina.

A fine 1200 al centro del Battistero fu collocata la grande vasca ottagonale in pietra di Verona, sopraelevata su doppio gradino che ne segue la forma. La vasca, che veniva riempita d’acqua per il battesimo per immersione, racchiude un’altra vasca di dimensioni più piccole a forma di quadrifoglio, simbolico richiamo alla croce.

In Piazza Duomo si trova anche il Palazzo Vescovile di Parma risalente all’XI secolo.

Il primo nucleo del Palazzo è sorto fra il 1045 e il 1055 per iniziativa del vescovo filo imperiale Cadalo. L’edificio è stato ristrutturato più volte, ma si possono ancora ammirare elementi medievali e rinascimentali.

A partire dal 1172 il vescovo Bernardo II iniziò una campagna di lavori di ampliamento, ma le modifiche più rilevanti alle strutture del palazzo sono da attribuire al vescovo Grazia che, fra il 1232 e il 1234, fece erigere la grande facciata su piazza Duomo,  riportata alla luce negli anni ‘20 del secolo scorso.

Nel XVIII secolo, il vescovo Camillo Marazzani trasformò definitivamente l’edificio in un’ imponente architettura barocca, modificando il fronte principale. Il cortile interno, invece, nel corso dei restauri degli anni’50, fu riportato alla forma in chiave umanistica che gli era stata data dal vescovo Sangiorgio tra il 1499 e il 1509, pur mantenendo sul lato nord le colonne duecentesche.

Un’ala del palazzo ospita oggi il Museo Diocesano dove si possono ammirare opere d’arte provenienti dalle Cattedrale e dal Battistero assieme a  preziosi mosaici romani risalenti al V secolo e reperti ancora più antichi emersi durante i lavori di scavo e restauro.

Proprio dietro al Duomo si presenta l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, complesso benedettino nel centro storico di Parma.

Un vasto insieme di edifici che comprende la chiesa, il monastero e l’antica spezieria.

La basilica abbaziale venne edificata nel 1519, con la facciata e il campanile sul lato destro risalenti ai primi del Seicento. La chiesa ha un impianto originario romanico, pianta a croce latina, e tre navate sulle quali si aprono sei cappelle.

Lungo la navata centrale della chiesa si può ammirare il fregio del Sacrificio Ebraico e Pagano, disegnato dal Correggio, mentre la navata sinistra presenta interessanti lavori del Parmigianino. Nel monastero benedettino si presentano tre chiostri, il primo con leggere colonne ioniche, il secondo cui si accede dalla sala capitolare, dove si trovano due affreschi del Correggio, e il terzo, o di San Benedetto, con affreschi del 1510 circa.

In un complesso tanto ricco non poteva mancare la Biblioteca, dove in ambienti cinquecenteschi affrescati sono ospitati circa 20.000 volumi, tra cui codici miniati del Quattrocento e del Cinquecento.

Sul retro del monastero si ha accesso direttamente all’Antica Spezieria di San Giovanni, storica farmacia fondata dai monaci benedettini.

Le prime fonti della sua esistenza sono databili al 1201, ma è probabile che essa sia molto più antica e che in origine non fosse aperta alla cittadinanza, ma solo ai frati dell’abbazia.

L’Antica Spezieria è costituita da tre sale con scaffalature risalenti al XVI e XVII secolo, in cui sono collocati piccoli e grandi vasi, fiaschette, boccali e mortai. La Sala del Fuoco presenta il Banco delle Consegne con bilancia di precisione e un piccolo locale dotato di pozzo, alambicchi e vari oggetti che servivano per la preparazione dei farmaci.

Nella Sala dei Mortai si possono ammirare gli affreschi nelle lunette che raffigurano maestri della Medicina Antica come Ippocrate ed Esculapio, mentre la Sala delle Sirene custodisce una raccolta di documenti di illustri maestri parmensi della medicina e dell’antica arte di preparazione dei farmaci. Acquistata nel 1896 dal Demanio, nel 1951 la farmacia fu trasformata in museo aperto al pubblico

Il secondo importante centro della città di Parma è Piazzale della Pace.

Un tempo chiamato Piazza della Pilotta per la presenza del meraviglioso Complesso Monumentale della Pilotta, imponente palazzo simbolo del potere ducale dei Farnese.

Il nome proviene dal gioco della pelota basca, uno sport derivato dalla pallacorda praticato dai soldati spagnoli nel cortile del Guazzatoio. Il committente del palazzo fu Ranuccio I Farnese che desiderava realizzare un edificio che ospitasse sia gli appartamenti ducali che molte delle istituzioni cittadine.

Oggi, il Complesso Monumentale della Pilotta accoglie al suo interno la bellissima Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese, la Galleria Nazionale ed il Museo Archeologico.

La Biblioteca Palatina fu fondata nel 1761 da Filippo di Borbone e aperta al pubblico nel 1769.

Collocata al primo piano del Palazzo della Pilotta è un luogo appositamente creato per lo studio grazie all’opera del bibliotecario Paolo Maria Paciaudi che adottò, primo in Italia, il catalogo per autori a schede mobili.

La Biblioteca è divisa in tre sale: la Sala di Maria Luigia, la Sala Dante, affrescata da Scaramuzza con scene dalla Divina Commedia dantesca e la Galleria del Petitot che ancora conserva scaffalature d’epoca.

Dotata in origine di 40.000 volumi, fu ampliata attraverso donazioni e acquisti, tra i quali il Fondo Orientale De Rossi, la Biblioteca privata dei Duchi di Borbone-Parma e la Raccolta di stampe Ortalli.

La Biblioteca Palatina, attualmente, raccoglie più di 700.000 volumi, 6.600 manoscritti, 50.000 stampe, codici miniati dell’XI-XII secolo e il Fondo Tarchioni che comprende 11.500 volumi di carattere letterario, linguistico, filosofico e religioso con testi compresi tra il XVI e il XX secolo.

Il Teatro Farnese, opera lignea di Giovan Battista Aleotti del 1618, fu un desiderio di Ranuccio I Farnese per festeggiare la sosta a Parma di Cosimo II de’ Medici e venne collocato nel Palazzo della Pilotta trasformando l’originaria Sala d’Armi.

A causa di problemi di salute, Cosimo rinviò il viaggio e così fu posticipata anche l’ inaugurazione del teatro che avvenne nel 1628 per il matrimonio tra Margherita de’ Medici ed il duca Odoardo Farnese.

Il teatro divenne un esempio per l’unicità di alcune delle sue soluzioni,  dalla struttura ad impianto scenico mobile alle macchine per lo spostamento dall’alto di personaggi.

La novità che fa del Teatro Farnese un modello per la successiva scenografia teatrale barocca risiede nella vastità e nella particolare conformazione degli spazi, oltre che nella ricca decorazione plastica e pittorica che riveste la struttura architettonica.

A causa della complessità degli allestimenti scenici e i loro altissimi costi, il Teatro fu utilizzato soltanto nove volte, in occasione di matrimoni ducali o importanti visite di stato. L’ultimo spettacolo risale al 1732 e in seguito il teatro si avviò verso un lento declino, fino ad arrivare alla quasi totale distruzione durante la seconda guerra mondiale.

La ricostruzione operata negli anni ’50 avvenne secondo disegni originali. Le parti lignee, un tempo completamente decorate, vennero lasciate al naturale per evidenziare le poche strutture originali superstiti.

Il Teatro Farnese, dal 1986, è l’ingresso scenografico della Galleria Nazionale di Parma.

Il percorso espositivo, risultato di un ampio e complesso progetto di ristrutturazione avviato nel 1979 e concluso nel 1993, offre un itinerario ricco di curiosità ed emozioni, sviluppato secondo un percorso cronologico e per aree geografiche di produzione.

Istituita dai Duchi di Parma, Don Filippo e Don Ferdinando di Borbone, le collezioni della Galleria Nazionale di Parma traggono origine dalla Ducale Accademia di Belle Arti, istituita nel 1752 dal duca don Filippo di Borbone  all’interno del Palazzo della Pilotta.

La nascita di una vera e propria istituzione museale pubblica, avvenuta nei primi decenni dell’Ottocento ad opera di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza dal 1816 al 1847, coincise con un ulteriore ampliamento e una definitiva sistemazione delle collezioni ducali.

Il percorso di visita si apre oggi nell’ala ovest della Pilotta.

Si sviluppa poi in una lunga galleria con un nucleo di opere scultoree appartenenti al XI-XII secolo, tra cui spiccano alcuni pezzi provenienti dalla cattedrale di Parma eseguiti da Benedetto Antelami.

La pittura rinascimentale, che costituisce una presenza di grande rilievo nella Galleria Nazionale, propone, oltre ad alcune opere del Quattrocento locale, testimonianze importanti di scuole pittoriche italiane. Particolare rilevanza hanno la scuola emiliana del XV e XVI secolo con opere del Correggio e del  Parmigianino, la pittura emiliana e fiamminga dal XV al XVII secolo con Annibale e Lodovico Caracci e le opere venete del ‘700 di Tiepolo, Canaletto e  Bellotto.

Prodotti artistici di notevole importanza sono la Testa di Fanciulla, detta Scapigliata, attribuita a Leonardo da Vinci, e il Ritratto di Erasmo da Rotterdam di Hans Holbein il Giovane.

L’itinerario prosegue nell’ala nord, dove opere di diversa matrice collezionistica si inseriscono nello spazio monumentale di quello che nel Seicento era il grande fienile della corte farnesiana.

Attraverso una passerella che corre a ritroso lungo gli ambienti espositivi dell’ala ovest, dove trovano posto vetrine con immagini storiche e piante della città di Parma, si arriva al grande Salone di Maria Luigia, che insieme alle sale della Rocchetta ospitò la prima Galleria pubblica cittadina.

Nell’ampia e luminosa sala ottocentesca, divisa dalle imponenti colonne corinzie, trovano posto, distribuiti su più file, i saggi accademici premiati tra 1761 e 1795 e i ritratti dei maestri francesi di cultura illuminista legati alla corte del duca Filippo e del figlio Ferdinando di Borbone.

Al centro di questo grande ambiente, definito da una nicchia che inquadra la celebre statua di Canova della duchessa Maria Luigia, è collocato l’imponente Trionfo da tavola dello scultore catalano Damià Campeny  del 1803, straordinaria opera di gusto neoclassico.

Passando per la sala ovale, dove sono collocate le due colossali statue del II secolo d.C. raffiguranti Ercole e Dioniso e provenienti dagli Orti Farnesiani sul Palatino, si giunge, infine, al salone in cui sono esposti una serie di busti-ritratto settecenteschi.

Il percorso si conclude nei raccolti ambienti dell’antica Rocchetta, originariamente una fortezza di epoca viscontea, scelti da Maria Luigia per accogliere i massimi capolavori del Cinquecento parmense e della Galleria Nazionale, ovvero le opere di Correggio, tra cui la celebre Madonna del San Gerolamo e la bellissima Schiava turca del Parmigianino.

Il Museo Archeologico Nazionale,  nell’ala sud-occidentale del Palazzo della Pilotta, fu fondato a Parma nel 1760 da Don Filippo di Borbone ai fini della conservazione dei reperti degli scavi compiuti a Veleia, una piccola città romana sull’Appennino piacentino.

Durante il dominio francese, agli inizi del XIX secolo, venne spogliato dei pezzi più prestigiosi, che saranno restituiti solo dopo il Congresso di Vienna. Ma è soprattutto grazie alla duchessa Maria Luigia che, dopo avergli assegnato una nuova sede, il museo diventò ancora più ricco grazie all’acquisto di collezioni numismatiche, di ceramica greca, etrusca e di oggetti egizi.

L’attuale allestimento museale, che si articola su due piani, risale al 1965.

Nelle sale del primo piano sono esposti i marmi della raccolta dei Gonzaga e quelli della raccolta dei Farnese. Tra questi ultimi risaltano la testa di Zeus proveniente dagli scavi di Francesco Farnese sul Palatino e una splendida replica dell’Eros di Prassitele.

Nella sezione dedicata a Veleia, invece, si trova la  celebre Tabula alimentare traianea, ricomposta da numerosi frammenti. Attualmente la più grande iscrizione su bronzo giunta a noi del mondo romano, elenca, con intenti pubblicitari, i nominativi di proprietari fondiari del Veleiate e di territori confinanti che sostengono finanziariamente la politica umanitaria imperiale.

A questa si aggiunge una tavola della lex de Gallia Cisalpina, sulle competenze giudiziarie dei magistrati operanti nella provincia, le dodici statue del ciclo giulio-claudio  e alcuni bronzi figurati. Al piano terra è possibile visitare la sezione protostorica, con materiali provenienti dagli insediamenti dell’età del Bronzo nel territorio di Parma a cui si aggiungono quelli di età romana, con le sculture del foro e del teatro, i marmi architettonici, le iscrizioni e i monumenti funerari.

Terzo luogo rappresentativo di Parma è Piazza Garibaldi, o Piazza del Comune, oggi cuore pulsante e luogo di ritrovo preferito dei cittadini.

L’ex Piazza Grande che, nel 1893, venne  dedicata a Giuseppe Garibaldi, presenta il suo aspetto più moderno grazie all’opera di Petitot, architetto francese chiamato a Parma dal Duca Filippo I di Borbone nel 1753 che impostò l’attuale volto di Parma, modificandone il suo assetto.

Il lato sud-orientale di Piazza Garibaldi ospita il Palazzo del Comune, massiccio edificio in laterizi, alleggerito da una loggia al pian terreno. Disegnato dall’architetto parmense Gian Battista Magnani nel 1623 e completato nel 1673, ricorda il prospetto interno del tardo rinascimentale Palazzo Farnese di Piacenza con l’aggiunta di un ampio portico.

Il suo precedente aspetto medievale con le antiche merlature venne in gran parte trasformato in stile rinascimentale, quando fu necessaria una ristrutturazione per riparare i gravi danni causati dal crollo della vicina torre civica.

Al lato dell’antico edificio si erge un monumento al Correggio, realizzato nel 1870 da Agostino Ferrarini, mentre dalla parte opposta si trova una fontana ottocentesca disegnata da Paolo Toschi e sormontata da un gruppo in bronzo del XVII secolo, con le figure di Ercole e Anteo, opera dello scultore fiammingo Teodoro Vandersturck.

Al primo piano del Palazzo del Comune ha sede la Sala del Consiglio Comunale decorata da Girolamo Magnani, mentre al piano terra si trovano i Portici del Grano, chiamati così perché un tempo ospitavano il mercato del grano.

Il Palazzo del Governatore, invece, si trova sul lato settentrionale di Piazza Garibaldi e unisce, nel lungo prospetto di linee classicheggianti, due corpi di fabbrica di origini duecentesche.

Sede del Capitano del Popolo alla fine del XII secolo,  il palazzo subì numerosi rifacimenti fino al 1760, anno in cui fu modificato nell’attuale aspetto sempre ad opera di Petitot, cui si deve gran parte dell’urbanistica della città.

La torre barocca, risalente al 1763, conserva ancora, nella cella campanaria, la campana dell’altissima torre civica crollata nel 1606. La Vergine incoronata nella nicchia del campanile è opera dello scultore francese Boudard, mentre sono degne di nota  le due meridiane risalenti al 1829.

Il palazzo è un prestigioso luogo d’arte moderna e contemporanea dove, oltre alla programmazione di mostre temporanee, si tengono importanti iniziative come laboratori e workshop.

Un’altra importante residenza che racconta la storia di Parma è il Palazzo Ducale, edificio voluto da Ottavio Farnese nel 1561 e costruito su progetto del Vignola.

Nei primi decenni del Seicento, all’intero edificio verrà dato un aspetto maestoso, con logge e cortili laterali che saranno modificati successivamente, mentre nel corso del ‘700 venne ritoccato dal Petitot che aggiunse quattro padiglioni angolari e mutò decorazioni e stucchi.

All’interno l’avvicendarsi di pittori diede vita ad un vario programma decorativo parzialmente conservato. Entrando nel palazzo, uno scalone settecentesco conduce alla Sala degli Uccelli, curiosa e riccamente decorata con 224 figure di volatili.

Si accede quindi alla Sala di Alcina che contiene gli affreschi più antichi del palazzo, un ciclo datato intorno al 1568 e ispirato al libro settimo dell’Orlando Furioso. Le figure presenti nella Sala del Bacio, invece, affrescata dal Bertoja verso il 1570, si ispirano alla novella dell’Orlando Innamorato del Boiardo.

La piccola Sala di Erminia, opera di Alessandro Tiarini del 1628 circa, illustra vicende della Gerusalemme Liberata, mentre ad Agostino Carracci nel 1602 si deve la volta della Sala dell’Amore con scene dipinte che raffigurano le allegorie dell’amore.

La Basilica di Santa Maria della Steccata è un meraviglioso esempio di architettura  rinascimentale della città di Parma.

Con pianta centrale a croce greca, la Basilica Santa Maria della Steccata venne eretta ad opera di Bernardino e Giovanni Francesco Zaccagni  tra il 1521 e il 1539.

Verso la fine del Trecento, sulla facciata dell’oratorio che esisteva in precedenza sul sito della chiesa attuale, venne realizzato il dipinto di una Madonna allattante, divenuta presto oggetto di particolare devozione da parte dei parmigiani.

A causa del regolare ed intenso afflusso di numerosi pellegrini, l’edificio venne protetto da uno steccato che diede poi origine al nome attuale, invocando quella Vergine col titolo di Madonna della Steccata. Ecco che, per custodire al meglio la preziosa immagine della Madonna, venne quindi eretto il grande santuario, ad opera di Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1526 ed il 1527.

All’esterno è stata posta particolare attenzione alla posizione delle finestre, studiata in funzione dei dipinti interni, con la luce che si diffonde in maniera graduale in tutta la chiesa. Le campate intermedie si trovano leggermente in penombra, l’abside riceve un’illuminazione diffusa ed abbondante, ma è la cupola che viene colpita più intensamente dalla luce.

L’interno è impreziosito da affreschi di scuola parmense del XVII secolo.

Il Parmigianino, al quale inizialmente venne affidata l’intera opera pittorica, realizzò solo gli affreschi del sottarco orientale, proseguiti in seguito da Michelangelo Anselmi e  Bernardino Gatti.

Nel 1823, per volontà di Maria Luigia d’Austria, venne realizzata una cripta per conservare i sepolcri dei duchi e dei principi delle case Farnese e Borbone. Proprio in memoria della duchessa, presso l’ingresso della chiesa, venne collocato il gruppo con la Pietà di Tommaso Bandini.

Una menzione a parte merita il Teatro Regio di Parma, considerato una delle strutture di eccellenza della grande tradizione operistica italiana.

Costruito nel 1821-29 su commissione di Maria Luigia e su progetto di Bettoli, il teatro d’opera di Parma presenta una facciata neoclassica divisa orizzontalmente in quattro parti.

Partendo dal basso, la prima è formata da un portico architravato sorretto da dieci colonne ioniche, la seconda presenta cinque finestre con timpani triangolari, mentre al centro della terza parte è situato un finestrone “termale” affiancato da due Fame a bassorilievo, opera di Tommaso Bandini. La quarta ed ultima parte è occupata da un timpano con al centro una lira e due antiche maschere.

Dall’atrio neoclassico si accede alla platea ellittica, decorata da Magnani nel 1853, e circondata da quattro ordini di palchi e dal loggione che occupa il quinto ordine del teatro. Di notevole interesse la visita alla struttura interna tra attrezzature, scenografie, sale, soffitti e il bellissimo sipario.

Il soffitto della sala fu decorato nel 1828 da Giovan Battista Borghesi con figure dei più grandi drammaturghi come Seneca, Plauto, Goldoni e Alfieri.

Borghesi dipinse anche il sipario con l’allegoria “Trionfo della Sapienza”, rappresentazione del governo di Maria Luigia, la cui figura appare nell’immagine centrale di Minerva.

L’illuminazione è assicurata da un lampadario realizzato a Parigi e montato nel 1853 in sostituzione del precedente neoclassico. La platea è illuminata anche da piccoli lampadari ad applique in corrispondenza di ogni palco, con luminosità ed intensità regolabile e crescente, in modo da attribuire suggestivi effetti scenografici durante le rappresentazioni.

Al Teatro Regio, ogni anno, si svolgono la Stagione Lirica ed il Festival Verdi, ai quali prendono parte artisti di fama internazionale. Il teatro, inoltre, offre i balletti di Parma Danza tra la tarda primavera e l’estate e concerti di musica classica e sinfonica durante tutto l’arco dell’anno.

La  visita a Parma non può dirsi ancora conclusa. Una tappa alla celebre Certosa è quasi d’obbligo.

Poco fuori dalla città, la Certosa di San Girolamo, detta appunto Certosa di Parma, si presenta come un complesso di edifici fondato nel 1285 e che per circa 500 anni fu sede di un monastero di Certosini.

L’imponente complesso architettonico si configurò completamente a fine ‘400, includendo una chiesa, i due chiostri e le celle dei monaci, circondato da mura perimetrali esterne. Nel suo primo periodo la Certosa era rinomata per le attività scolastiche che si svolgevano al suo interno.

I monaci studiavano astronomia, matematica e fisica e ospitarono per diversi anni una delle prime stamperie dell’Italia Settentrionale. Verso la metà del Cinquecento parte del complesso venne distrutto e tra il 1673 e il 1722 venne costruita, su progetto di Francesco Pescaroli, l’attuale chiesa barocca ed un nuovo chiostro, ancora ben conservati.

Nel 1769 il monastero certosino fu soppresso e il complesso fu drasticamente ristrutturato per accogliere una manifattura di tabacchi, la “Fabbrica Ducale dei Tabacchi di Parma”, una delle più importanti del nord Italia, che iniziò l’attività nel 1805. Lo stabilimento fu chiuso nel 1891 e verso il 1910 nuove modifiche comportarono la distruzione delle celle monastiche.

Il complesso attuale comprende la chiesa dedicata a San Girolamo, una sagrestia e un chiostro maggiore, entrambi del XVI secolo, e restano ancora gli arredi rinascimentali con affreschi, capitelli e altari, mentre nulla rimane delle antiche decorazioni medievali.

Il fermento culturale di Parma è caratterizzato da una serie di appuntamenti di rilievo.

Uno dei più importanti è il Festival Verdi, notevole evento musicale italiano di opera lirica. Il Festival è stato fondato a metà degli anni ottanta ed ha avuto luogo fino al 1993.

Nel 2001 è stato reintrodotto in occasione delle Celebrazioni Nazionali del Centenario Verdiano e proposto annualmente nel periodo tardo-primaverile, mentre dal 2007 ha luogo in ottobre, mese di nascita di Giuseppe Verdi.

Il programma generale si sviluppa con un calendario di concerti, un tour didattico all’interno delle scuole provinciali, tra dibattiti, proiezioni ed esecuzioni musicali didattiche, un concorso rivolto agli studenti sul tema “ Giueseppe Verdi ed il Risorgimento”, ed una rassegna di formazioni corali e polifoniche presenti nell’area provinciale.

Il Palio di Parma, invece, è una rievocazione storica dell’antica Corsa dello Scarlatto.

La manifestazione trecentesca si svolgeva ogni 15 agosto, e prevedeva delle giostrate a cavallo con armi cortesi e una corsa dalla porta detta Nova fino alla piazza del Comune.

Nel corso dei secoli il Palio fu identificato in una corsa equestre con i bàrberi, alla quale venivano invitate a partecipare le maggiori famiglie regnanti dell’epoca. Nel 1490 la manifestazione cessò ogni attività a causa delle guerre con i francesi e fino agli inizi del XIX secolo non fu più disputata.

Dal 1978 il Palio è stato riorganizzato dal Centro Sportivo Italiano di Parma. Sono previste tre gare di velocità, una con asini, una corsa delle donne, e una corsa degli uomini, in ognuna delle quali  si compete per il palio, un telo dipinto a olio.

Quest’ultimo viene scelto ogni anno tramite un concorso indetto tra gli allievi dell’istituto superiore d’arte Paolo Toschi di Parma. Nel dipinto deve apparire la Madonna, protettrice di Parma, ed un elemento architettonico identificativo della città, oltre  agli stemmi delle cinque porte cittadine.

Cortei in costume, battaglie di guerrieri medievali, danze, e spettacoli tipici dell’epoca si aggiungono parallelamente alla manifestazione. Ognuna delle cinque porte della città è inoltre rappresentata da un gruppo diverso di sbandieratori che si esibiscono più volte nei due giorni dei festeggiamenti.

Il Palio vero e proprio si tiene nel pomeriggio, dopo che i figuranti delle cinque porte, partendo dalla propria, raggiungono in corteo il centro, Piazza della Pilotta o Piazza Duomo a seconda degli anni. Dopo l’esibizione, in successione dei cinque gruppi di sbandieratori, i festeggiamenti si spostano nel luogo delle corse, in piazza Garibaldi e via Mazzini.

Parma è celebre anche per la sua tradizione gastronomica.

Sapori unici che contraddistinguono la qualità dei prodotti di questo territorio. Grandi protagonisti della gastronomia parmigiana sono sicuramente il celebre prosciutto di Parma ed il parmigiano reggiano. Ma a questi seguono altre delizie come il Culatello di Zibello, la Spalla di San Secondo  e la Mariola.

Quest’ultima viene preparata in due differenti versioni, sia cruda che cotta. Dall’aspetto di un grosso salame da una forma particolarmente tozza, la mariola cruda si produce partendo da un misto di carni di maiale magre che vengono tritate molto finemente con aggiunta di sale, pepe nero, aglio e vino bianco.

L’impasto ottenuto e aromatizzato viene inserito in un budello di intestino cieco particolarmente grosso e spesso, adatto a mantenere la morbidezza del prodotto anche a fronte di lunghissime stagionature che arrivano talvolta oltre i 12 mesi.

La mariola cotta, invece, si ottiene dagli scarti del maiale ed è arricchita da un po’ di cotenna accuratamente sminuzzata. Molto simile ad un grosso cotechino viene consumata dopo una cottura di circa tre ore.

Tra gli antipasti della cucina parmigiana si presentano la Torta fritta.

Variante parmense dello gnocco fritto che si accompagna generalmente al Prosciutto di Parma e al Culatello di Zibello. Poi il Pesto di Cavallo, ovvero carne macinata di cavallo generalmente servita cruda con diversi condimenti.

I primi non sono da meno con i Tortél Dóls, tortelli tipici con ripieno agrodolce, formato da pan grattato, vino cotto e mostarda rigorosamente fatta in casa. Seguono i Tortelli di erbette alla parmigiana, rettangoli di pasta ripiegati, contenenti un ripieno a base di erbette, ricotta, uova e parmigiano reggiano conditi con burro e salvia

Riz e tridura, invece, è una minestra in brodo con riso al quale, poco prima della fine della cottura,  viene aggiunto un composto a base di uova battute con sale, noce moscata e parmigiano reggiano, mentre  lo sformato di maccheroni si presenta con un ripieno di frattaglie in un involucro di pasta frolla dolce.

Nei secondi risalta lo stracotto di carne bovina, marinato con verdure e  vino per 24 ore e poi cotto a lungo nella marinatura.

La trippa alla parmigiana è una ricetta antica e povera costituita dalle diverse parti dello stomaco bovino, ed in questa variante locale, dopo essere stata cotta, viene servita con Parmigiano Reggiano.

Da assaggiare anche la rosa di Parma, filetto di vitello arrotolato e cotto con all’interno fette di prosciutto di Parma e formaggio parmigiano a scaglie, mentre la vécia al cavàl pist è una ricetta della tradizione povera, a base di verdure stufate, carne cruda di cavallo macinata e patate fritte.

Per ciò che riguarda i vini la Malvasia Colli di Parma è un bianco frizzante che si sposa benissimo con i salumi tipici parmensi e con i primi piatti tradizionali, come gli anolini o i tortelli d’erbette. Il Sauvignon, servito fresco, è un bianco che accompagna elegantemente il Prosciutto di Parma, mentre il Rosso Colli di Parma si abbina splendidamente con gli arrosti, i brasati, il Parmigiano-Reggiano e, soprattutto, i bolliti tipici della cucina parmense.

La tradizione dolciaria parmigiana non è particolarmente ricca, ma ce ne sono alcuni che sono sicuramente da provare.

Le Scarpette di Sant’Ilario, biscotti di pasta frolla a forma di scarpe, in ricordo del passaggio di Sant’Ilario a Parma, dove si fece rifare le scarpe da un ciabattino. Un dolce che viene preparato il 13 gennaio, in occasione della ricorrenza del santo patrono della città.

La Torta Maria Luigia presenta un pan di spagna arricchito di polvere di mandorla e cioccolato, farcito da cioccolato e crema di fragoline di bosco e ricoperto con cioccolato fondente, mentre la Torta Ungherese è costituita da cinque strati di torta margherita farciti con una crema al cioccolato e spolverata di cacao.

La Spongata di Busseto è una pasta sfoglia farcita di marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle, e ricoperta da un secondo strato di sfoglia. La Torta nera di San Secondo, invece, è un dolce composto da una sottile fodera di pasta frolla che serve da contenitore per un ripieno composto da cacao dolce, mandorle tostate, zucchero e uova.

Alessandro Campa

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