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L’Asinara, parco da 13 anni, ora apre al turismo

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Un’isola quasi dimenticata, requisita dallo Stato Italiano per scopi di detenzione, l’Asinara è oggi un vero paradiso incontaminato. Un Parco che vuole aprire per la prima volta al turismo. Fino a qualche tempo fa erano i detenuti dell’isola a prendersene cura, come unici abitanti

La presenza costante del profumo, del rumore e dei colori del mare, rende l’Asinara un’esperienza insolita che altrove è difficile fare. Le sue coste sono tutelate da anni, tanto che la stessa fauna ittica non si spaventa di fronte ai ricercatori e biologi marini, tra i pochi autorizzati ad immergersi in queste acque. Qualche piccola imbarcazione locale gode del diritto di pesca e svolge quest’attività in equilibrio con fauna e flora. A terra gli ungulati, capre e mufloni in larga parte, proliferano al punto che devono essere trasferiti sulla terraferma dal Corpo Forestale, per non danneggiare la vegetazione spontanea. Nelle acque interne lo spettacolo non è da meno: Cavalieri d’Italia e Fenicotteri hanno preso possesso, per i mesi più caldi, di questi luoghi traquilli, ventilati e soleggiati. Poi ci sono gli uliveti, antiche coltivazioni poste a dimora fin dai tempi più remoti e la Cala Reale, porto naturale utilizzato dai romani, nel quale sui fondali sono visibili antichi reperti. Gli asini, caratteristici per l’isola, sono ora insieme ai cavalli, utilizzati per le passeggiate e le escursioni. Infatti, il progetto, per l’isola dell’Asinara, è quello di recuperare i 400 o 500 posti letto che il borgo mette a disposizione. L’obiettivo quindi non è quello di un turismo esigente, né di massa: per le caratteristiche dei luoghi, ci si aspetta di accogliere chi ama questi posti per quello che sono, naturali ed intatti. (Vincenzo Nizza)

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