maratea basilicata

RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. LA BASILICATA

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maratea basilicata

La Basilicata come non l’avete mai vista. Il fascino dei luoghi antichi, i sapori genuini e le particolarità di una regione a volte sottovalutata

Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.

Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.

Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.

BASILICATA

basilicata matera

<< Tu che ne sai, l’hai vista mai, Basilicata is on my mind >>. L’estratto di una canzone, un inno alla regione scritto e interpretato da Rocco Papaleo, attore e regista lucano, che con il celebre film Basilicata Coast to Coast ha reso omaggio alla sua terra.

Il viaggio in Basilicata inizia dalla zona settentrionale, che ricopre l’area del Vulture, dominata dall’omonimo vulcano ormai spento.

Una zona che regala emozioni che non hanno limiti né stagioni. I colori seducenti e i profumi inebrianti dei boschi del Vulture offrono la possibilità di vivere escursioni a piedi o a cavallo, in bicicletta o in moto, ma anche dotati di ciaspole.

Proprio alle pendici del monte si presenta Rionero in  Vulture, la cui  storia è legata alle figure del meridionalista Giustino Fortunato e al brigante Carmine Donatelli detto “Crocco. Al primo è dedicata la piazza principale del paese che dà il nome anche al palazzo sede della biblioteca ricca di importanti volumi e cuore culturale di Rionero.

Un particolare capitolo del passato della città si scopre nel Museo del Brigantaggio, allestito nell’ex Grancia di Santa Maria degli Angeli, che espone le fasi e i personaggi salienti dell’intenso periodo storico. In quello che un tempo era l’antico carcere borbonico è allestita anche una Sala Cinema in cui sono trasmessi spezzoni dei film incentrati sul tema del brigantaggio

Nel comune di Rionero in Vulture rientrano i Laghi di Monticchio, uno più grande, l’altro più piccolo, riconosciuto anche come Riserva Regionale.

monticchio basilicata

I due specchi d’acqua sorgono proprio al posto del cratere del Vulture e in essi si riflette la splendida Abbazia benedettina di San Michele.

Costruita sui fianchi dell’antico cratere, l’Abbazia di San Michele è anche sede del Museo di storia naturale del Vulture in cui sono esposte le bellezze naturali di un ecosistema ancora intatto. Il Museo propone sette tappe di un percorso che va dall’Homo Erectus di Atella fino ai giorni nostri.

Per gli amanti del trekking, a piedi o a cavallo, e della natura in generale, il territorio di Rionero in Vulture offre diverse occasioni di svago e relax. Luogo di singolare bellezza  e suggestione è la Riserva Naturale Grotticelle, divertendosi in appassionanti escursioni che consentono di visitare esclusivi spettacoli naturali, proprio nei luoghi, un tempo rifugio di briganti, eremo di monaci, terreno di caccia di Federico II di Svevia.

Il sapore dell’ottimo cibo, a Rionero in Vulture, è esaltato dalla corposità del vino, in quanto la città è capitale della produzione di Aglianico del Vulure Doc, e dalla freschezza delle acque minerali più note. Il profumato vino lucano si associa a piatti prelibati dai sapori genuini, come  le lagane con i ceci, o i cavatelli con le cime di rape. A portare ad un livello elevato i piatti  è il nobile condimento dell’Olio del Vulture extravergine d’oliva, ottenuto dalla varietà Ogliarola del Vulture, che può essere degustato e acquistato in aziende locali.

Segue Rapolla, città delle cantine e piccolo centro dalle infinite risorse. Spettacolare la vista che si gode dal belvedere del Largo Castello.

Qui, nella zona sottostante, in Via Monastero, risaltano tante cantine scavate nel tufo utilizzate ancora per la conservazione del pregiato vino Aglianico Doc del Vulture. Esse compongono il Parco Urbano delle Cantine che in autunno, in occasione di un noto evento gastronomico,  si trasforma in una location unica.

Storica sede vescovile, a Rapolla si concentra un buon numero di edifici di culto, tra conventi, monasteri, eremi e chiese. Molto interessante la Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, sorta su un precedente luogo di culto e di raffinatezza artistica è anche la chiesa di San Biagio, Patrono di Rapolla, in cui sono custodite le sue reliquie.

Rapolla è stata luogo di diverse scoperte in seguito a scavi archeologici. Nei dintorni del paese, in località Albero in Piano, è stato ritrovato il celebre Sarcofago romano, noto come “Sarcofago di Rapolla”, ora conservato nella Torre dell’Orologio del castello di Melfi, risalente alla seconda metà del II secolo d. C.  e proveniente dall’Asia Minore.

Si arriva a Melfi, città federiciana per eccellenza, all’estremo nord della Basilicata.

melfi basilicata

L’Imperatore Federico II di Svevia scelse il castello normanno svevo come residenza estiva e nelle foreste del Vulture praticava la falconeria, il suo hobby preferito.

Melfi possiede una cinta muraria unica nell’Italia meridionale, circondata interamente da antiche mura normanne con torrioni di avvistamento e un abitato in cui regna  maestoso il castello normanno-svevo. Nelle stanze del castello ha sede il “Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese Massimo Pallottino”,in cui è custodita l’importante documentazione archeologica rinvenuta in questa zona. Il percorso nella città federiciana, tra palazzi storici  conduce fino alla Porta Venosina, in stile gotico e unico accesso ancora esistente, da cui è possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura della città e l’affascinante panorama del Vulture.

Bellezze culturali e sacre da scoprire, come gli straordinari esempi di chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia del XIII secolo scavate nel tufo, simboli della religiosità della città di Melfi. La chiesa rupestre di Santa Margherita custodisce pregevoli affreschi di santi raffigurati negli stili bizantino e catalano, la vita e il martirio di Santa Margherita e il noto “Monito dei morti” che sembra ritrarre proprio l’Imperatore Federico II di Svevia con la sua famiglia. Nella chiesa rupestre di Santa Lucia si può ammirare un affresco raffigurante la vita e il martirio della Santa e una Madonna con Bambino in trono.

Melfi è anche tradizioni, con il corteo storico “La Festa dello Spirito Santo” e il “Convegno Nazionale di Falconeria” .

Gioia per il palato è il saporito “Marroncino di Melfi”, prelibata castagna grande e di forma tondeggiante, dal colore marrone lucido. In occasione della prestigiosa “Sagra della Varola”, ogni anno a ottobre, questo frutto maturato alle pendici del Monte Vulture viene offerto ai visitatori.

Restando sempre nella splendida area del Vulture si presenta Lavello legata all’epoca della denominazione normanna, cui risale il castello, oggi sede del comune. Ma a rendere degno di nota il grazioso paese è anche il suo caratteristico e suggestivo borgo medioevale denominato “Pescarello” Menzione a parte merita poi il Museo della civiltà contadina, allestito nell’atrio del  Palazzo Ducale, dove si possono ammirare oggetti di uso quotidiano, arredi tipici delle case contadine e attrezzi agricoli.

A Lavello si svolge uno dei più interessanti Carnevali della Tradizione Lucana, “il Domino”. Ogni sabato sera, nel periodo compreso tra il 17 gennaio e il sabato successivo al giorno delle Ceneri, a Lavello si animano i “festini”. In questi attraenti luoghi allestiti proprio in occasione del Carnevale, fino al mattino, si radunano per ballare gruppi mascherati che nascondono la propria identità dietro al “Domino”, la maschera tipica del Carnevale lavellese. Oltre alla lunga tunica in raso, questi personaggi indossano un cappuccio e una mantella che copre spalla e braccia.

Difficilmente si resiste alla bontà e al profumo di agnello e capretto cucinati alla brace, o al tipico “cutturiedd”, carne di pecora lessata sul fuoco all’aperto e poi cucinato con verdure e aromi accompagnato sempre dall’Aglianico, eccellenza della zona.

Si fa tappa a Venosa, patria del poeta latino Quinto Orazio Flacco, a cui è dedicata una statua nell’omonima piazza e  il “Certamen Horatianum”, una gara intellettuale con la traduzione dal latino e relativo commento in italiano di un componimento scelto tra le opere del celebre autore latino.

A Venosa si ammirano una serie di preziose opere artistiche e architettoniche che si possono notare già dall’ingresso in città.

Tra queste la Chiesa della santissima Trinità, con annessa chiesa dell’Incompiuta, è uno dei più significativi complessi abbaziali costruiti in epoca normanna nell’Italia meridionale. Costituito dalla chiesa vecchia, sorta in età paleocristiana su un tempio pagano dedicato a Imene protettrice delle nozze, e ampliata con la chiesa nuova. Quest’ultima fu iniziata dai benedettini, utilizzando anche materiali di spoglio, in forme che richiamano lo stile monastico francese, ma fu lasciata appunto incompiuta.

Straordinario è anche il vicino Parco archeologico e il castello Pirro del Balzo, sorto su una preesistente cattedrale romanica, che domina imponente il centro storico della città e ospita il Museo Archeologico Nazionale. Venosa custodisce, inoltre, una testimonianza di notevole interesse storico e archeologico del culto dei morti nell’antichità come le catacombe ebraiche in prossimità di quelle cristiane scavate nel tufo.

Da visitare il sito preistorico paleolitico di Notarchirico, tra i più antichi d’Europa, dove è possibile ammirare undici livelli di scavo sovrapposti da cui sono riemersi resti ossei di fauna preistorica di grossa taglia, come elefanti, bisonti, rinoceronti, ma anche il femore di una femmina adulta della specie Homo Erectus, uno dei più antichi resti umani ritrovati nel Meridione.

In più Venosa è teatro di eventi dalla varia ispirazione, culturale, religiosa ed enogastronomica, in ogni momento dell’anno, come in occasione di “Aglianica”, che da quasi un ventennio nell’area del Vulture-Melfese celebra l’Aglianico Doc.

Poi si raggiunge  Irsina, un tempo chiamata Montepeloso, città dal forte valore storico e culturale.

Una delle più antiche località  della Basilicata che sorge sulla cima di un colle roccioso. L’antico borgo è un intreccio di costruzioni civili e religiose che si raggiungono attraversando viuzze e vicoli, ora in pianura ora in salita, e seguendo le mura di cinta che guidano alle antiche porte.

Ad Irsina si trova uno dei più importanti monumenti della Basilicata. Si tratta della maestosa cattedrale di Santa Maria Assunta che, per le caratteristiche architettoniche e le opere che ne decorano l’interno, principalmente di arte rinascimentale, la rendono un vero “museo del sacro”. Tra tutte si impone la statua in pietra di Nanto raffigurante Santa Eufemia, attribuita all’artista rinascimentale Andrea Mantegna.

Appena fuori dall’antica Montepeloso si trova il singolare sistema dei Bottini, uno dei tragitti più suggestivi delle campagne irsinesi, che delinea un “percorso delle fontane” reso possibile da una antica tecnica di incanalamento delle acque. Ed è proprio in contrada Fontana che ci si imbatte in cunicoli sotterranei visitabili e percorribili ad altezza d’uomo.

Gli appassionati di trekking o dei percorsi in mountain bike possono raggiungere il centro storico dell’antica Montepeloso o inoltrarsi fino allo splendido sistema dei Bottini, attraversando le immense distese di grano che caratterizzano il  paesaggio. Tra le verdi colline e i rilievi montuosi ricchi di boschi spicca quello di Verrutoli, luogo ideale per chi ama passeggiare lungo sentieri sterrati e circondati da un paesaggio incontaminato

Grano, uova, vino cotto, verdure, sono gli ingredienti di cui fanno parte gustosi piatti ad Irsina. Il pane regna in diverse portate, come ““u pen cutt”, pane raffermo cotto e condito con le rape. Ottimo, tra i secondi, il famoso “callaridd”, agnello adulto e verdure, o anche con patate al forno. Imperdibili sono poi arrosto con pomodori e cipolla o il baccalà con pomodorini.

Tra i dolci della tradizione irsinese sono da provare “i ciamm’llen”, grosse ciambelle di uova e farina glassate e  “i pzzitt” paste dolci di vino cotto di fichi, farina e uova, glassati.

Si arriva nell’arabeggiante Tricarico. Il centro storico medioevale è tra i più importanti e meglio conservati della Basilicata, composto dai quartieri arabi della  “Ràbata” e “Saracena”, quelli normanni del “Monte” e “Piano”, e la “Civita”, dove strade e vicoli assumono aspetti diversi a seconda della dominazione.

Uno dei simboli sacri di Tricarico è rappresentato dal santuario di Fonti, a circa 12 chilometri dal paese, che sorge in un contesto ambientale di immenso fascino, immerso nell’omonimo bosco attraversato da alberi di querce, castagni e faggi. Qui, soprattutto nel mese di maggio, arrivano pellegrini guidati da una forte devozione  dopo un percorso a piedi durato tutta la notte.

Un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo, entrambi bianchi, decorato con lunghi nastri multicolori che scendono lungo le caviglie, per la “mucca”. Un copricapo nero addobbato con lunghi nastri rossi per il “toro”. Sono le caratteristiche delle Maschere di Tricarico, da queste parti note come “L’Mash-kr”, protagoniste assolute del carnevale che vive il suo momento culmine il 17 gennaio, in occasione di Sant’Antonio Abate, e la domenica antecedente il Martedì Grasso.

Alle prime luci dell’alba un suono cupo e assordante sveglia la popolazione con campanacci fragorosamente agitati da figuranti travestiti che annunciano l’inizio delle celebrazioni del carnevale. Le maschere governate da un “massaro” o da un “vaccaro” raggiungono la chiesa di Sant’Antonio Abate e da qui il viaggio prosegue per il centro storico e le strade del paese.

In questa come in altre occasioni si assaggia la cucina di Tricarico, in cui è molto diffusa la preparazione dell’”acquasale”, pane raffermo e bagnato condito con pomodoro fresco, olio, origano e sale. Tricarico è particolarmente nota per i salumi stagionati, ma anche per i latticini artigianali..

Grassano si presenta come romantico borgo posto tra le valli del fiume Bradano e del Basento, sul colle Sella Mortella, noto come la “Città del presepe”.

Nel bel Palazzo Materi, infatti, in Corso Umberto I, nel cuore del centro storico, si può ammirare lo splendido presepe del maestro Franco Artese, cui il paese ha dato i natali e grazie al quale, negli ultimi anni, l’arte lucana dei presepi ha fatto il giro delle principali piazze e delle chiese dell’Italia e del mondo.

Prima che ad Aliano, Carlo Levi ha trascorso proprio a Grassano parte del suo esilio lucano, descrivendo così il paese materano ne “Cristo si è fermato a Eboli”. Grassano non ha mai dimenticato il suo “ospite”, e proprio per questo è stato istituito in suo onore il Parco Letterario che consente di visitare i luoghi del comune materano che hanno ispirato il  suo romanzo, da corso Umberto alla chiesa madre, dalla Locanda Prisco alla strada delle grotte.

Il paesaggio di Grassano è impreziosito dal Geosito dei “Cinti”, il quale divide la valle del Basento dalla valle del Bilioso, circondati da una variegata vegetazione. Questi agglomerati di cantine-grotte, scavate in suggestive pareti verticali, sono sempre stati utilizzati per conservare vino e alimenti.

I “Cinti” di Grassano offrono un interessante spettacolo naturale, fondendosi con le tonalità del paesaggio in cui sono immersi, che mutano a seconda delle stagioni e della luce del giorno. Spesso le cavità rappresentano il punto di arrivo o di partenza di intense e avvincenti escursioni che interessano la collina materana.

La cucina tradizionale di Grassano è di origine contadina.

Le portate di pasta fatta in casa regnano,  come ad esempio i “frazzul”, maccheroni conditi con salsa di pomodoro, pezzetti di salame e di ventresca di maiale, il tutto aromatizzato da foglie di alloro

Ottimi sono anche i secondi, come le cicorie con la “ngandarat”, l’osso del maiale, senza polpa, conservato nel sale, che viene cotto in brodo con cipolla, sedano, prezzemolo e pomodoro. Squisiti i dolci tipici come le “casatedde”, pasta frolla modellata a forma di rosa fritta nell’olio e condita con miele, o vincotto, e cannella,

A Miglionico la vita scorre tra storia e arte,  in cui si possono ammirare tesori architettonici che ne raccontano il passato.

Percorrendo la strada che conduce al paese, alzando lo sguardo, si impone il maestoso castello del Malconsiglio, che domina il panorama della collina, noto per la storica Congiura dei baroni contro re Ferdinando I di Napoli. L’episodio del passato rivive ogni anno nell’omonima rievocazione storica ambientata proprio all’interno del castello.

Una volta nel cuore di Miglionico non si può non restare affascinati dalla splendida chiesa madre di Santa Maria Maggiore che custodisce opere d’arte di rara bellezza. Miglionico ricade nella splendida collina materana e tra il suo territorio e quelli di Grottole e Matera è compresa la Riserva Naturalistica Oasi San Giuliano, una delle aree protette della regione Basilicata.

La storia della Riserva Regionale San Giuliano è legata alla nascita dell’omonimo bacino artificiale, che comprende il lago di San Giuliano, circondato da una fascia di bosco e tratti fluviali a monte e a valle. Qui è possibile praticare una serie di attività all’aria aperta stabilendo un contatto diretto con la natura, dal momento che si può scegliere di dedicarsi all’arrampicata sportiva o al tiro con l’arco, ma anche al birdwatching, a passeggiate e a vere e proprie escursioni lungo appassionanti percorsi naturalistici.

Miglionico fa parte del circuito della Città dell’olio, condimento indispensabile a rendere più gustosi e appetibili i piatti della sua cucina.

La produzione dell’olio extravergine di oliva lucano DOP, estratto per lo più dalla spremitura dell’oliva Maiatica di Ferrandina, lo rende un prezioso ingrediente in grado di esaltare primi e secondi piatti che vengono proposti sulle tavole di Miglionico.

Ecco poi l’incantevole Matera.

matera basilicata

Una delle città più antiche al mondo e Capitale Europea della Cultura per il 2019. Di giorno la luce del sole avvolge le sue case in pietra, mentre di notte appare come un immenso presepe allestito sotto il cielo stellato. A Matera la natura e l’uomo sono protagonisti assoluti di storia, paesaggio e tradizioni, cui si fondono interessanti testimonianze del sacro.

I Sassi di Matera rappresentano due anfiteatri naturali scavati nella roccia in una serie di viuzze e scale, ampie terrazze e campanili di chiese ipogee che costituisce l’antico nucleo urbano di Matera. Una gigantesca scultura da percorrere, scoprire, fino a diventarne parte. I Sassi di Matera hanno avuto origine da piccoli nuclei abitativi che si erano insediati attorno a luoghi di culto e si sono sviluppati oltre le mura che cingevano la Civita, l’antico centro istituzionale, religioso e commerciale della città. Sono divisi in due aree più grandi, il Caveoso, composto soprattutto da grotte, e il Barisano, per lo più costituito da abitazioni realizzate secondo tecniche costruttive più complesse.

Immersa nei vicoli della Civita si trova Casa Noha, antica dimora che ospita il racconto emozionante della storia di Matera e coinvolge in un suggestivo viaggio multimediale alla scoperta della città e della sua anima.

Le pareti della struttura  si tramutano in un teatro attraverso il racconto filmato “I Sassi invisibili” viaggio straordinario nella storia di Matera, la prima ricostruzione completa della storia della città.

Intorno all’area dei Sassi ci si imbatte nelle chiese di Matera, e tra quelle presenti all’interno del centro storico domina la Cattedrale dedicata ai santi Patroni, la Madonna della Bruna e Sant’Eustachio .Da non perdere anche la splendida chiesa di San Francesco D’Assisi e la chiesa di San Giovanni Battista considerata una delle più belle costruzioni sacre della città.

Ma un’altra particolarità che svela la città di Matera è il Parco delle Chiese Rupestri, caratterizzato da una roccia tenera segnata da profondi solchi che disegnano spettacolari rupi, grotte e gravine. Il Parco costituisce il patrimonio sacro e culturale con oltre 150 chiese rupestri che nel corso dell’intero anno lo rendono centro di eventi di ispirazione musicale, ambientale e intellettuale di valore, sfruttando il fascino di palcoscenici a cielo aperto.

La conformazione del territorio fa sì che il Parco sia in grado di ospitare iniziative dalle sfumature originali e affascinanti, come la pratica del trekking letterario e sonoro, attraversando vecchi tratturi alla ricerca di aria pura e antichi racconti.

Una peculiarità riguarda la cucina materana, che conserva con orgoglio i tratti più antichi delle pietanze proposte assieme all’utilizzo di prodotti genuini.

E così piatto tipico della cultura materana è la “Ciallèdd”, un tempo povero, oggi ricercato e molto apprezzato, a base di pane raffermo condito con patate, cipolla, e rape.

Nessun piatto può essere però apprezzato come merita senza il gustoso Pane di Matera con il marchio Igp, dal profumo, dal sapore e dalla fragranza unici, proposto nelle forme a cornetto o a pane alto, che rimanda alla conformazione del paesaggio della Murgia materana. Alle pietanze si accompagnano sia vini rossi come il Primitivo e l’Aglianico, che bianchi come il Greco di Matera, la Malvasia e il Moscato. 

Lasciata la città dei Sassi si raggiunge San Mauro Forte visitando il suo antico borgo medioevale, con i bei palazzi storici e la torre normanna, alle cui spalle si presenta la chiesa madre di Santa Maria Assunta in stile barocco, che in realtà è il rifacimento di un antico luogo di culto medioevale. Da visitare la chiesa dell’Annunziata, sulla parte alta della città, costruita a partire dalla fine del XV secolo dai francescani, insieme all’imponente convento, a cinque piani su un’area di 4000 metri quadri.

Ma a San Mauro Forte ha luogo un evento da non perdere.

Il 16 gennaio il suono assordante dei “Campanacci” spezza la quiete del borgo in occasione del Carnevale, propagandosi lungo le strade e i vicoli del paese fino alla torre normanna. Il rito de “La sagra del Campanaccio”, antichissimo, coincide con la festa di Sant’Antonio Abate e raduna  gruppi di uomini avvolti in mantelli a ruota, in testa cappelli di paglia e in mano i grandi campanacci.

Molti degli strumenti sono realizzati da artigiani del posto e, secondo il credo popolare, hanno funzione propiziatoria, con il compito di scongiurare il male e favorire il buon raccolto della terra. I rumori si attutiscono quando i girovaghi sostano nelle cantine allestite in paese per degustare buon vino, salsicce fresche e altri prodotti tipici.

I tesori del gusto di San Mauro Forte spaziano dai salumi, all’olio ai formaggi. Proprio l’olio extravergine di oliva emerge, frutto di una tradizione secolare tramandata da generazioni. A spiccare è la varietà “cultivar majatica”, tipica della collina materana, colore verde e riflessi gialli, gusto da note fruttate, lievemente amaro. I formaggi, freschi o stagionati rappresentano l’altra specificità culinaria di San Mauro, dal pecorino ai caprini freschi aromatizzati con erbe e spezie fino al canestrino e al caciocavallo podolico.

Assolutamente da visitare Craco,  lo splendido “paese fantasma” della Basilicata, che in lontananza si presenta come una scultura di origini medioevali circondata dai “Calanchi”.

craco basilicata

Il paese fu  distrutto nel 1963 da una frana che obbligò la popolazione locale ad abbandonare il borgo per rifugiarsi nel nuovo comune di Craco Peschiera.

Del vecchio paese restano le case in pietra aggrappate alla roccia e tra di esse si distingue la torre normanna in posizione dominante rispetto all’antico borgo. Dentro Craco vecchia, sembra di sentire ancora le voci della gente lo ha abitato e i rintocchi delle campane delle chiese che lo hanno animato. Oggi è possibile seguire un percorso di visita guidata, lungo un itinerario messo in sicurezza, che consente di percorrere il corso principale del paese, fino a raggiungere quello che resta della vecchia piazza principale e addentrarsi nel nucleo della città fantasma.

A vederlo dall’esterno, Craco rimanda la mente ad ambientazioni da film western per la sua bellezza scenografica e proprio il grande schermo ha saputo coglierne la sua particolarità al punto che registi di fama nazionale e internazionale hanno girato i propri film  tra le sue rovine

I Calanchi diventano luoghi per interessanti percorsi di trekking che possono fissare la loro meta, ad esempio, nella vicina Pisticci.

Un modo per entrare nell’anima e della storia del paese, scoprendone direttamente i suoi bellissimi angoli dal forte valore, attraversando le colline lucane fino a raggiungere con lo sguardo il Mar Ionio.

Si annuncia così la scoperta della costa ionica. Questa parte della Basilicata inizia visitando Pisticci borgo costruito sulle colline di Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como. Dei suoi numerosi rioni il più suggestivo è il Dirupo, con la sua schiera di casette bianche dai tetti rossi. Cuore del borgo è piazza Umberto I, dove si incontrano palazzi di grande rilievo storico, la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio da Padova, il Palazzocchio, chiamato così per la sua posizione dominante, sede di un archivio del Cinquecento, e il Palazzo Giannantonio, oggi sede del comune, che si distingue per il portale monumentale e la corte interna.

Nelle vicinanze, a due passi da piazza Sant’Antonio Abate, ecco lo splendido“Terrazzo del melograno”, una caratteristica piazzetta su due livelli, con archi e splendidi murales, che raffigurano i fiori e i frutti di melograno. Il luogo ideale per passeggiate romantiche e meravigliosi panorami  che spaziano dalla valle del Cavone fino al mar Ionio, fino alla catena montuosa del Pollino.

Intorno al territorio di Pisticci si trovano i meravigliosi “calanchi lucani”, immensi solchi argillosi che circondano il borgo creando uno scenario naturale molto affascinante.

Sulla parte più alta e antica di Pisticci si presenta invece il rione “Terravecchia”, dove si possono ammirare il castello di epoca normanna, di cui resta solo la torre quadrata, l’antica porta del paese e alcuni palazzi nobiliari.

Circonda l’omonimo borgo uno dei porti della costa ionica, il Porto degli Argonauti, da cui si può partire per intraprendere escursioni in barca alla scoperta dei tesori della Basilicata. Marina di Pisticci, invece, è un’affascinante località della costa ionica, un vero paradiso naturale per chi desidera una vacanza di mare, sole e tanto relax, famosa per le sue spiagge dorate e i fondali bassi.

Segue una tappa a Bernalda da fare soprattutto in estate.

Un centro storico che sorge su un altopiano scosceso verso il mare e da cui si può godere di un incredibile panorama sul Mar Ionio. Proprio nel centro storico si svolge la vita culturale e sociale di Bernalda  dove si concentrano le architetture e i luoghi di maggiore interesse della città.

Il borgo antico si estende dal castello aragonese, peraltro sede della Pinacoteca, alla chiesa madre e a piazza San Bernardino, fino a Piazza Plebiscito, lungo il Corso Umberto I, nucleo centrale della vita degli abitanti di Bernalda.

I sapori a Bernalda hanno il profumo della terra e delle distese di frutteti che ne caratterizzano il territorio. I prodotti tipici sono soprattutto gli ortaggi freschi o sott’olio, e la frutta, in particolare, agrumi, pesche, fragole e kiwi. Particolarmente diffuso è anche il cotto di fichi d’India, Da non perdere sono i “lambasciùne”, cipolline leggermente amarognole che si cucinano e si conservano in diversi modi, con l’olio fritto e l’aceto,

Poco distante Metaponto, la città tra due fiumi, il Bradano e il Basento, nel cuore della Magna Grecia.

Mare, natura e archeologia presentano Metaponto. Luogo ideale per gli amanti di passeggiate a piedi o a cavallo, anche sulle splendide spiagge dorate che caratterizzano questo punto della costa ionica. Gli appassionati delle attività all’aperto possono lasciarsi così andare anche a percorsi in bici o escursioni in barca, oltre che a visite guidate tra le immense distese della macchia mediterranea.

Di straordinario interesse è la Riserva naturale di Metaponto, un’area naturale protetta nota anche come Bosco di Metaponto. La riserva occupa oltre duecento ettari lungo la costa ionica lucana, tra le foci dei fiumi Bradano e Basento Le specie arboree più diffuse sono rappresentate da pini di Aleppo, cipressi e eucalipti, che propagano profumi inconfondibili.

Nel Parco e nel Museo Archeologico sono custoditi i segni e i simboli di un passato che hanno fatto di Metaponto la “capitale” della Magna Grecia.

All’ingresso sono esposte le mostre “Tetti metapontini e Recenti restauri” e “Hera e il mondo femminile nell’antichità”. L’agorà cittadina e la necropoli, insieme ai templi di Apollo Licio, Demetra e Afrodite, arricchiscono un percorso denso di fascino e storia. Si visitano anche le Aree archeologiche delle Tavole Palatine, simbolo di Metaponto, quindici colonne doriche che rappresentano i resti del tempio dedicato a Hera.

Si prosegue per  Scanzano Jonico definita piccola California del Sud per le sue estese piantagioni di agrumi, tabacco e ortaggi. Qui mare e storia si fondono, laddove nei pressi della dorata ed ampia spiaggia si erge un’ affascinante e imponente torre aragonese di avvistamento, costruita a difesa delle incursioni saracene.

Protetta da imponenti alberi, la spiaggia più nota e apprezzata di Scanzano Ionico è denominata “Terzo Cavone”, dal fiume che sfocia nelle sue vicinanze. Splendida e incontaminata, è caratterizzata da un ampio litorale di morbida sabbia dorata, impreziosito da verdi alberi e bagnato da limpide acque.

Le rilassanti giornate da trascorrere sulle spiagge del borgo marino possono essere accompagnate dalla scoperta del passato e delle altre bellezze di Scanzano Ionico.

L’itinerario ha inizio dai siti di interesse storico, a partire dalla località Termitito, dove sono state rinvenute antiche terme romane con testimonianze micenee del XIII –XI secolo a.C., per poi spingersi fino al nobile Palazzo Recoleta, una masseria fortificata caratterizzata da un ampio portale, da una torre quadrata e da due torri situate agli angoli della facciata.

Una tappa imperdibile riguarda il grazioso centro storico caratterizzato dalle casette bianche dei coloni della riforma fondiaria, e l’imponente Torre di Mare, primo bastione di avvistamento e protezione di un terreno da sempre conteso. Il percorso può trovare la sua meta nel Palazzo Baronale, noto anche come “Palazzaccio”, un edificio feudale a pianta quadrata con corte interna e torre merlata

.A pochi chilometri di distanza Policoro sorge nella profonda anima della costa ionica e si distingue come importante centro balneare, contribuendo anche all’organizzazione di eventi come il “Blues in Town Festival”, considerata la rassegna blues più importante del sud Italia, e “Meraviglie di Sabbia”, una vera e propria competizione tra artisti che realizzano sculture di sabbia alte fino a tre metri.

A Policoro avviene una continua riscoperta del passato nel Museo Archeologico Nazionale della Siritide, proprio vicino al Parco, nei cui pressi si trovano anche il Santuario di Demetra e il Tempio di Dioniso, del VII secolo a. C. Il Museo consente di immergersi nell’ affascinante dimensione della Magna Grecia attraverso testimonianze e reperti dall’inestimabile valore.

Oltre al mare e all’archeologia Policoro presenta un altro volto.

Ed è quello del suo borgo in cui spiccano Palazzo Belingieri, sorto intorno all’anno mille, le principali piazze Eraclea e Segni, e poi il caratteristico Borgo Casilini e i graziosi Giardini Murati, attorno ai quali si organizzano i principali eventi estivi.

Il palato, invece, viene soddisfatto dalla Fragola Candonga Top Quality, punta di diamante delle coltivazioni della zona. Una tipologia di fragola profumata e invitante, il cui successo è legato all’impiego di tecniche agronomiche innovative che la rendono gustosa e golosa, dal colore rosso intenso.

Un’ altra zona da scoprire riguarda sicuramente il Parco Nazionale del Pollino e le località presenti al suo interno.

Con i suoi 192.000 ettari rappresenta l’area verde protetta più estesa d’Italia, Addentrandosi nel Parco Nazionale del Pollino si possono percorrere itinerari affascinanti che conducono in fitti boschi di abeti e castagni, fino ad incontrare i fieri e secolari Pini Loricati, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, denominata il “Giardino degli Dei” proprio perché considerata uno dei santuari di questa rara specie arborea dal tronco contorto.

Considerato uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino Lucano, la sua denominazione deriva dalla vetta del massiccio del Pollino, il Mons Apollineum, che gli Achei definirono monte di Apollo, individuandolo un po’ nell’Olimpo, per la sua imponenza tale da sfiorare quasi il cielo.

Uno dei principali paesi all’interno del parco è Senise.

Il centro storico è attraversato da vicoletti, gradinate e case rurali dai caratteristici muri in mattoni crudi costituiti da argilla e paglia, che salgono fino al castello. I vicoli sono decorati da preziose e croccanti collane purpuree lasciate essiccare al sole sui balconi , ovvero i Peperoni “Cruschi” Igp, prelibatezza lucana nota anche oltre i confini regionali e protagonista ad agosto della rinomata sagra enogastronomica “U Strittul ru Zafaran”.

Il territorio di Senise è un luogo ideale per gli amanti di sport come il canottaggio e la pesca, nella Diga di Monte Cotugno, fra i maggiori bacini in terra battuta realizzati in Europa. L’immenso specchio d’acqua, però, è anche luogo per passeggiate a piedi o in bicicletta ammirando il meraviglioso paesaggio circostante.

Tutta l’incontaminata area protetta del Parco Nazionale del Pollino offre varie possibilità, da ipercorsi di trekking a piedi, a cavallo o in mountain bike, arrampicata e free climbing,  fino al rafting lungo il fiume Lao e  anche torrentismo e canyoning nelle Gole del Raganello.

Ma c’è anche spazio per gli sport prettamente invernali, perché quando la neve imbianca totalmente le sue vette, il Pollino diventa uno straordinario luogo di incontro per gli amanti dello sci. Particolarmente suggestive sono le piacevoli  passeggiate anche notturne con le racchette da neve, attività queste che consentono di scoprire la magia dei boschi, mentre per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertirsi con slittini e bob.

La visita a San Costantino Albanese presenta uno dei più caratteristici paesi di cultura arbëreshe della Basilicata che si trova nella Val Sarmento, in pieno Parco Nazionale del Pollino.

Tutto qui racconta il passaggio e l’influenza delle popolazioni arbëreshe avvenuto nel ‘500 come testimonia il nome delle caratteristiche strade indicato in lingua italiana e albanese, la parlata quotidiana, le tradizioni e  le impostazioni delle popolazioni albanesi.

Questa caratteristica la si deduce anche dalla denominazione dei due nuclei in cui è suddiviso il piccolo borgo antico: la parte alta, detta “katundi alartaz”, e la parte bassa, “katundi ahimaz” e conserva diversi luoghi di interesse culturale e religioso. Splendide risorse naturalistiche e paesaggistiche avvolgono il paese. In particolare, luoghi di interesse escursionistico sono i boschi  proprio ridosso dell’abitato di San Costantino Albanese.

Percorrendo sentieri si può raggiungere anche la Sorgente Catusa circondata da faggi secolari.

Dalla località Acquafredda, si può intraprendere una nuova escursione alla Timpa di Pietrasasso, uno sperone di roccia di origine lavica con forma a punta, che ben si presta all’Orienteering.

Da marzo a dicembre poi  il “Volo dell’Aquila”. L’emozione del volo si condivide  in quattro, con un deltaplano fissato ad un cavo d’acciaio e si può concretizzare nei luoghi presidiati da aquile e falchi, ammirando le bellezze del Parco Nazionale del Pollino e sorvolando i tetti del grazioso borgo arbëreshë.

Si arriva a San Severino Lucano, location di innovativi eventi culturali e musicali, ma anche meta di un suggestivo pellegrinaggio, quello in onore della Madonna del Pollino. Ogni anno la prima domenica di giugno la statua della Vergine parte dalla chiesa madre, in piazza Marconi, in cui dimora tutto l’anno, per raggiungere, condotta a spalla da instancabili fedeli, il santuario sul sacro monte, dove rimane fino alla seconda domenica di settembre per fare poi il percorso inverso.

Proprio l’area del Santuario della Madonna del Pollino costituisce uno degli ideali punti di partenza per escursioni alla volta delle vette più alte del Parco del Pollino: da Serra di Crispo a Serra delle Ciavole, dal Monte Pollino a Serra del Prete. Il Pollino Music Festival e Arte Pollino sono le due declinazioni artistiche e culturali grazie alle quali, soprattutto il estate, San Severino diventa un teatro a cielo aperto e  non più solo naturale. San Severino Lucano, infatti,  è legato ad una natura incontaminata e arricchita da numerosi corsi d’acqua, come i torrenti Frido e Peschiera, che solcano con il suo scorrere il Bosco Magnano, uno degli ambienti più suggestivi di questo spazio verde di Basilicata.

Quella di San Severino è una cucina povera e genuina, ma accompagnata da ricette che esaltano i prodotti tipici dell’intera area del Pollino.

Molto buoni sono i salumi ricavati da animali allevati nello stesso territorio, così come i formaggi, dal pecorino al caciocavallo. Tra le carni predomina l’utilizzo di capretto al forno, agnello e vitello alla brace, oltre a specialità più decise come le “mazzacorde”, interiora condite con aglio, prezzemolo e peperoncino, o il “suffritto”, fegato e interiora al sugo.

Episcopia è un piccolo borgo accogliente all’interno del Parco Nazionale del Pollino. Il primo impatto, nel centro storico di Episcopia, si ha con il castello, del quale sono subito evidenti due torrioni contrapposti, uno di forma cilindrica e l’altro di forma quadrangolare. I vicoli, i palazzi storici, le chiese e il verde circostante rendono questo posto incantevole. Di particolare fascino è il santuario della Madonna del Piano, fondato tra i vigneti dai cistercensi su un precedente insediamento basiliano.

Il 4 e il 5 agosto di ogni anno si celebra la festa in onore della Madonna del Piano, nel corso di una processione molto sentita dai fedeli, i quali compongono il corteo trasportando a spalla o sul capo fasci di grano, tipicamente denominati “scigli” e “gregna”, legati ad una struttura di legno. A rendere ancor più caratteristico il rito sono le danze in cui i “contadini” si esibiscono con falci e mazzi di spighe, per mantenere vivo il ricordo della rivolta contadina dei secolo trascorsi.

Ad Episcopia si assaggia una cucina tradizionale e genuina con la predominanza di pasta fatta in casa e carni cucinate per lo più alla brace. Gli amanti dei gusti più forti possono provare anche gli “gnommarieddi”, involtini di interiora di agnello e capretto arrosto. Molto apprezzati sono anche i dolci tipici tra i quali si distingue la tradizionale “cicerata” natalizia.

Latronico, invece, è la città del benessere, dove sgorgano sorgenti di acque termali in località Calda, a pochi chilometri dall’abitato.

Totalmente immerse nel verde, hanno un valore terapeutico, offrendo occasione di soggiorno tra relax e cura di sé. Ma il territorio che circonda Latronico è ricco anche di panorami suggestivi come quelli dei calanchi, straordinari ammassi di argilla modellati dal tempo che delimitano i lati est e nord-est del centro storico. Da qui sono visibili le montagne del massiccio del Pollino, la località Colle dei Greci e gran parte della vallata del Sinni.

Latronico è noto anche per la lavorazione artigianale della pietra grigia grazie alla presenza, sulla mole rocciosa del Monte Alpi, alle cui pendici sorge il paese, di giacimenti di marmo, quarzo, talco e alabastro bianco plasmati da esperti scalpellini del posto che creano portali, statue, e altari da ammirare per le strade e nelle chiese del paese.

Da visitare  il Museo Civico Archeologico in cui sono conservati reperti provenienti dalle grotte di località Calda e dalla Necropoli indigena enotria di Colle dei Greci.

Poi la Basilica Pontificia minore di Sant’Egidio Abate, nel cuore del centro storico, custode della statua in alabastro del Santo Patrono, venerato con estrema devozione nei giorni 30 e 31 agosto e il 1 settembre. In questa occasione la statua del Santo viene trasportata a spalla dai devoti nel corso di una intensa processione.

Al Patrono è dedicato anche il “Palio Rionale”, una competizione tra i quartieri del paese, che si svolge all’insegna di giochi della tradizione, dalla “corsa con i sacchi” alla “campana”. In più una cucina tradizionale e sapori unici deliziano il palato. Da non perdere il “Biscotto a otto”, un tipico tarallo che prende il nome della sua forma ed è preparato secondo una tipica ricetta, da consumare con formaggio, salumi, miele e un bicchiere di vino rosso.

Latronico rientra anche nel comprensorio sciistico del monte Sirino , ideale per gli amanti degli sport invernali, dove possono praticare sci alpino e di fondo e ciaspolate.

A cui si aggiungono arrampicate, trekking e alpinismo. Lungo gli itinerari montani si incrociano numerose fonti e percorsi panoramici che affacciano su gole, burroni e antiche cave di pietra grigia dal fascino singolare.

Poi Lauria con il suo affascinante centro abitato, dalle antiche origini, composto dai due nuclei: Lauria Superiore, il “Castello”, e Lauria Inferiore, il “Borgo”, separati l’un l’altro dall’antico quartiere “Ravita”. L’antico borgo ha conservato le tracce delle sue origini nelle caratteristiche viuzze e nelle stradine aggrovigliate, che a loro volta si articolano in  archi, portici e armoniosi motivi architettonici. Oltre ai palazzi nobiliari,  da non perdere la casa natìa del Beato Domenico da Lentini, Patrono di Lauria, le cui reliquie sono conservate all’interno della chiesa madre del paese.

Sport e natura qui convivono insieme, dal momento che la località ricade nelle aree dei due splendidi Parchi Nazionali del Pollino e dell’Appenino Lucano. Alle spalle di Lauria si innalzano le vette del massiccio del Sirino, con la più alta nota come monte Papa di 2500 metri. Durante gran parte dell’anno sono  innevate e rappresentano una meta per escursionisti o semplici appassionati dell’alta montagna in ogni stagione.

Nel territorio di Lauria suscita particolare interesse anche il monte Serra La Spina, dalla forma aguzza, alla cui base giace la bellissima conca del laghetto Rotonda, un vero e proprio bacino lacustre di origine carsica.

E poi la cucina. A Lauria bisogna assaggiare i prodotti da forno come il “pizzàtulu”, focaccia bianca o al pomodoro, o il “picciddàtu”, uno squisito dolce pasquale a forma di ciambella.

Sfiziosi sono poi alcuni biscotti come i “viscuttini”, ricoperti di glassa gli “anginétti”, piccoli biscotti a forma di ciambelline, cotti prima in acqua e poi in forno per renderli croccanti, per poi essere ricoperti di una glassa a base di zucchero e limone.

La Basilicata presenta la sua perla. Si tratta di Maratea, inserita nel Golfo di Policastro e affacciata sul Mar Tirreno.

maratea basilicata

La città tirrenica è  abbracciata da tre dei più bei parchi del meridione: il Parco Nazionale del Pollino, a sud, i Parchi nazionali dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese e del Cilento e Valle di Diano, a nord.

Al verde incontaminato si alternano cristallini fondali marini, spiagge incontaminate, suggestive calette circondate dall’azzurro del mare e dal verde della macchia mediterranea, dando vita a splendide località balneari come  Acquafredda, più a nord, Cersuta, con spiagge tra le più apprezzate,  la Spiaggia Nera, dal caratteristico colore scuro della sabbia.

A questi si aggiunge la presenza di insenature e grotte che consentono di dedicarsi ad appassionanti gite in barca, ma anche ad avventurose immersioni tra fondali incontaminati. Emozionante, sebbene più complesso, è poi l’itinerario che conduce fino alla “Grotta dell’Eremita” attraverso un sentiero ripido e tortuoso. Da non perdere è anche lo spettacolo offerto dalla “Grotta delle Meraviglie”, una delle cavità più piccole dell’intero territorio nazionale, caratterizzata da stalagmiti e stalattiti creati dall’ attività dell’acqua nel tempo.

Il centro storico dell’antico borgo di Maratea  offre una ricca serie di architetture di valore storico, tra cui luoghi di culto.

Per questo motivo Maratea è denominata anche “la città delle 44 chiese”. L’abitato è dominato dal Monte San Biagio, su cui si erge la Statua del Redentore, noto anche come “Cristo di Maratea”, simbolo della città. Seconda per dimensioni soltanto a quella di Rio de Janeiro, con le sue enormi braccia tese, svetta sul punto più alto del Monte San Biagio. Una straordinaria opera in cemento misto a marmo di Carrara dello scultore fiorentino Bruno Innocenti, installata nel 1965. Alta 22 metri, raffigura il Cristo Redentore e dà le spalle al mare, un dettaglio che si definisce solo man mano che ci si avvicina percependone la maestosità.

La cucina di Maratea è caratterizzata dai sapori semplici con ingredienti provenienti dalle campagne e dal mare. Un vero piacere per il palato è rappresentato da zuppe di pesce, vermicelli al sugo di alici, o ancora alici “a scapici” e alcuni audaci chef a volte provano a riproporre il “garum”, una salsa ottenuta dalle interiora di pesce molto utilizzato dai romani. Il peperoncino poi è un elemento indispensabile che accompagna ed esalta quasi tutti i piatti.

Una zona particolare della Basilicata è quella della Val d’Agri e del giovane Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese.

L’area della Val d’Agri, compresa tra i Monti Volturino e Sirino, è uno splendido affresco in cui si presentano paesaggi verdi e colori intensi, incastonato tra le due grandi riserve naturali del Parco Nazionale del Pollino e del Parco Nazionale del Cilento. Trekking e cicloturismo sono le possibilità offerte dall’area protetta agli amanti della natura.

Spingendosi fino al Lago del Pertusillo, un bacino artificiale a sbarramento del fiume Agri, ci si ritrova in una imperdibile oasi per gli amanti del Birdwatching, tra folaghe e germani reali, ma alcuni punti del lago soddisfano anche gli appassionati di pesca sportiva. Quello della Val d’Agri è un territorio mutevole, dove ad imponenti montagne cedono il passo dolci colline, a loro volta alternate a boschi e fertili pianure.

Nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese  ricade Lagonegro che sorge alle pendici del monte Sirino.

Aree verdi e scenari memorabili circondano Lagonegro. Dietro alla cosiddetta “La spalla dell’Imperatrice”, in una cornice incantevole, emerge la Riserva Naturale del Lago Laudemio, a oltre 1500 metri di quota, di origine glaciale e per questo di particolare interesse ambientale e naturalistico.

Il Monte Sirino è la meta prescelta dagli amanti dello sci alpino e di fondo grazie alla presenza del comprensorio in cui sono presenti le stazioni di Lago Laudemio e Conserva di Lauria. Uno scenario incantevole a 2000 metri sul livello del mare, con uno sguardo sul Mar Tirreno, visibile dalla cima del Monte Papa. E poi il Monte Alpi e tutto il massiccio del Pollino, mentre verso nord svettano le cime dell’Appennino Lucano.

Ma il Monte Sirino offre tutto l’anno opportunità di praticare trekking a piedi o a cavallo.

Gli itinerari sul monte Sirino sono adatti anche ai ciclistici particolarmente esperti i quali, come gli appassionati di trekking, possono spingersi fino alla cappella della Madonna del Sirino seguendo il sentiero che i fedeli percorrono in occasione dei pellegrinaggi di giugno e settembre.

Nel territorio di Lagonegro la spiritualità ha appunto il volto della Madonna del Sirino, che sull’omonimo monte, ogni anno, è protagonista di emozionanti pellegrinaggi. Nella seicentesca cappella della Madonna della Neve, la sua statua dimora tutta l’estate e da Lagonegro viene trasportata fin qui a spalla dai fedeli in una suggestiva processione la terza domenica di giugno, mentre la terza domenica di settembre fa il percorso inverso in direzione della chiesa della Trinità, in piazza Grande.

Lagonegro è un paese dalle due anime, quella antico arroccato intorno ai ruderi del castello feudale, e quella nuova che affaccia su una grande piazza alberata, denominata il “Piano”. Al castello, sulla parte antica, si arriva percorrendo una lunga scalinata costruita in sostituzione del ponte levatoio, che supera la “Porta di Ferro”.

Oltre questo antico accesso si intravede una scalinata che sale fino alla chiesa di San Nicola di Bari, e proprio all’interno di questa chiesa tradizione e leggenda collocano la sepoltura di Lisa del Giocondo, la Monna Lisa che Leonardo Da Vinci ha dipinto nel suo capolavoro artistico..

In questa zona si può visitare anche Sarconi, piccolo comune famoso per i prelibati Fagioli di Sarconi Igp.

Coltivati nel cuore della Val D’Agri, sono protagonisti assoluti in ricette dolci e salate. Polpa morbida e immediata cottura. Sono le caratteristiche del Fagiolo Igp di Sarconi, eccellente prodotto da assaporare con la pasta, ma impiegato anche in altri ottimi piatti. In occasione della  sagra che ricorre ogni anno ad agosto, il Fagiolo Igp di Sarconi si trasforma in gustose confetture e può diventare anche gelato.

Il caratteristico borgo di Sarconi si ammira per le sue architetture tipicamente rurali, ma ciò che risalta all’occhio sono i resti del cosiddetto Canale Cavour. Un’imponente complesso costruito nel 1867, in stile romano e dotato di un doppio canale per l’irrigazione. Maestosi archi in muratura continui e armoniosi presentano il Canale Cavour come un’ opera d’arte circondata da giardini

Da Sarconi si raggiunge in breve tempo il vicino Parco Archeologico di Grumentum, antica colonia romana, che comprende anche il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta D’Agri. L’area archeologica di Grumentum, nei pressi del museo, è considerata il più importante sito romano presente in Basilicata Le campagne di scavo condotte nell’area archeologica di Grumentum, definita la “Piccola Pompei” lucana, hanno riportato alla luce il teatro, il foro, le terme repubblicane e imperiali e gli edifici pubblici e religiosi.

Sant’Arcangelo è un paese che sorge in colina e immerso nella più profonda anima della Val D’Agri, una delle aree più verdi della Basilicata. Un’aria salubre si respira passeggiando per il centro storico di Sant’Arcangelo, tra stradine e vicoli in cui si trovano scrigni di preziosi gioielli sacri, oltre alla cosiddetta Torre Molfese, oggi sede del Centro Regionale Lucano dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria.

Simbolo sacro di Sant’Arcangelo e, in realtà, di tutta la Basilicata, è il Convento di Santa Maria Orsoleo, poco distante dall’abitato.

Oggi sede di un innovativo museo scenografico e testimone di un’antichissima tradizione spirituale, il Convento di Santa Maria di Orsoleo presenta un percorso museale che offre un’esperienza culturale unica. Un viaggio spirituale nella Basilicata del passato e del presente. Grandi immagini, narrazioni sonore, effetti scenografici narrano ed evocano le origini, la vita quotidiana, la memoria viva del convento dinastico.

Una zona assolutamente da visitare riguarda l’area del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.  Il Parco è uno degli spazi verdi più belli della regione, in cui è possibile scoprire e conoscere segreti dall’importante valore naturalistico, storico e antropologico. Con un’estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il bosco di Montepiano. In quest’area si vivono intense esperienze a contatto con la natura. Trekking a piedi e a cavallo, mountain bike e laboratori didattici per le scuole di diversi ordini e grado sono alcune delle opportunità offerte dall’immensa distesa del Parco di Gallipoli Cognato agli amanti del verde.

 All’interno del Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si trova anche il Parco Avventura  Lucania Outdoor.

Un divertente parco per gli amanti della natura di qualsiasi età che, consente di usufruire di percorsi avventura con itinerari acrobatici sospesi tra gli alberi, oltre che a praticare il tiro con l’arco o andare su e giù per i pendii in mountain bike. A rendere ancor più stimolante la permanenza in questo spazio naturale sono anche le pedane sospese in legno e le corde, utili per giocare con la propria capacità di stare in equilibrio. I percorsi proposti, inoltre, hanno diverse difficoltà per consentire così a chiunque di divertirsi all’aria aperta

Pietrapertosa e Castelmezzano sono le due suggestive località all’interno di questa zona.

Pietrapertosa è un incantevole paese costruito interamente sulla roccia nuda e,  preservando la sua natura di roccaforte, si distende fino ai piedi dell’antico castello saraceno anch’esso scavato nella roccia. Proprio qui, nella parte più alta del paese, ci si ritrova all’interno dell’Arabata, il quartiere più antico che svela le origini arabe del paese. Un groviglio di stradine e scalette tutte in salita con piccole case contadine incastrate l’una nell’altra costituiscono questo quartiere rimasto invariato nel tempo. In agosto, danze arabe e profumi esotici pervadono il rione in occasione dell’evento “Sulle tracce degli arabi”

Splendido anche il castello normanno- svevo, situato sul punto più alto della roccia, che ha sempre assunto una funzione militare di avvistamento e regna sull’ intero abitato del paese. Vi si accede attraverso una scalinata posta a ridosso delle case sparse nel borgo e poggiata direttamente sulla roccia. Un dettaglio che rende ancora più affascinante la visita, caratterizzata dal panorama di straordinaria bellezza che lo circonda, tra monti, boschi, torrenti e fiumi

Cucina genuina e  ricca di sapori a Pietrapertosa. L’ultimo giorno di Carnevale si cucinano le orecchiette e i fusilli, conditi con il sugo della salsiccia, e la rafanata, una frittata dal sapore forte con la radice del rafano e pecorino. Da non perdere, tra i dolci, Ie Scrippelle, pasta fritta condita con sale e zucchero, o le Fazzemole, pasta di uova fritta cosparsa di zucchero e miele. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre a Pietrapertosa si ripete “Sapori d’Autunno”, la mostra mercato di prodotti tipici che offre la possibilità di scoprire sapori autentici nella cornice di un borgo incantato.

Castelmezzano si presenta come una  “città paesaggio” per la sua rara bellezza.

A vederlo in lontananza, così piccolo e grazioso, fa vivere la sensazione di entrare in una favola Un gioiello dalla struttura medievale con le sue case arrampicate sulla roccia, i vicoli stretti e le scale ripide.

Poco lontano dal paese tra sentieri, scalinate e piccoli ponti in pietra si può raggiungere poi la vallata del Caperrino, da cui è possibile ammirare i resti di antichi mulini costruiti a secco sormontati da tetti realizzati con lastre di pietra locale denominate “chiang”, “pietra”, secondo il dialetto locale

Prodotto tipico di Castelmezzano è la salsiccia, ma sono molto sfiziosi anche altri piatti a base di carne, tra i quali l’agnello alle erbe e il capretto con le patate alla brace. Preparato soprattutto in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Lucia Martire, il 13 dicembre, molto gustosa è la “cuccia”, un piatto tipico a base di fave, grano, ceci e cicerchie.

Da Castelmezzano a Pietrapertosa e viceversa. Sulle vette delle Piccole Dolomiti Lucane, in due o in solitudine.

Il Volo dell’Angelo ogni anno fa vivere l’esperienza della discesa tra le vette e  consente di sorvolare le Dolomiti Lucane regalando sensazioni straordinarie, sospesi a quattrocento chilometri dal suolo e perfettamente allineati su un cavo di acciaio.

Ma le due località hanno un’altra singolare particolarità in comune. Sia a Pietrapertosa che a Castelmezzano si celebra l’ancestrale rito arboreo che consiste in un vero e proprio “matrimonio” tra piante: un tronco e una cima. Si tratta della “Sagra du’ Masc”. Ogni anno, il 12 e 13 giugno, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio di Padova, un robusto tronco di cerro, “lo sposo”, detto anche “il Maggio”, viene scelto tra i boschi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane e, sfrondato da boscaioli del posto, viene trascinato da coppie di buoi fino al centro del paese.

Contemporaneamente, tra balli e banchetti improvvisati nel bosco, si svolge un rituale analogo per la cima di agrifoglio, “la sposa”.

Raggiunta la piazza di Castelmezzano, i due si incontrano e, posti l’uno sull’altra, vengono innalzati quasi fino a toccare il cielo, sotto lo “sguardo” della statua di Sant’Antonio di Padova e dell’intero paese. Dopo il reciproco “sì”, il Maggio è pronto per essere scalato alla conquista di simbolici premi.

Oltre alle Piccole Dolomiti Lucane un’altra parte interessante della Basilicata riguarda le località nei dintorni di Potenza. A partire da  Albano di Lucania un borgo che si svela gradualmente tra la Rocca del Cappello e la Sedia del Diavolo, enormi monoliti che ne sovrastano i suggestivi panorami. La prima è alta dieci metri ed è sovrastata da un enorme masso come fosse un cappello; la seconda sembra avere sembianze demoniache ed è molto simile ad una panchina scavata nella roccia. Albano è inoltre noto come il paese dei “cento palmenti”, enormi blocchi di pietra che affiorano dal terreno scavati nella roccia e a forma di una vasca, sicuramente utilizzati per pigiarvi l’uva e le olive

Un centro storico in cui vive ancora l’atmosfera di un tempo impressa nelle tradizioni e negli usi della civiltà contadina, mentre tra i vicoli e lungo le sue stradine si presentano i bei palazzi storici. In questo contesto unico, d’estate, vanno di scena “Le notti della magia” in cui prendono vita riti di “masciare”, chiromanti e cartomanti, insieme a dispetti degli allegri “m’nacidd” Incantesimi e sortilegi conferiscono al paese un’atmosfera surreale, cui si alternano concerti, degustazione di prodotti tipici e mostre fotografiche.

Il piccolo borgo, ospita inoltre il Museo interattivo del gioco di strada e del giocattolo povero, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio ludico tradizionale, attraverso il recupero e la conservazione dei giocattoli. La raccolta comprende oltre duecento opere tra dipinti, sculture e una collezione etnografica di circa un centinaio di giocattoli della tradizione popolare.

Il territorio di Brindisi di Montagna si presenta come la location di uno dei grandi attrattori lucani, “La Storia Bandita”.

Ambientato nell’esclusivo Parco Storico Rurale e Ambientale della Grancia, il primo in Italia, si anima uno straordinario esempio di teatro popolare con protagonisti figuranti volontari delle popolazioni locali, in un contesto artistico di livello internazionale. Va in scena un “film dal vivo” sulla storia delle insorgenze antinapoleoniche e del brigantaggio meridionale nel periodo rinascimentale. Durante lo spettacolo, l’utilizzo di tecnologie ed effetti speciali immergono il pubblico in un clima di particolare suggestione ed emozione.

Il castello di Brindisi di Montagna offre uno spettacolo suggestivo soprattutto con le luci della sera. Proprio all’ombra dei resti dell’antico maniero l’atmosfera di un tempo torna in occasione de “Le Giornate Medioevali” che coinvolgono i visitatori in momenti di divertimento e storia a partire dalla sfilata di dame e cavalieri, musici e giullari, e poi giostre e giochi, accompagnati dall’ invitante profumo di cibi dal sapore antico.

Alle spalle del comune di Brindisi di Montagna, in estate, si schiude un incantevole scenario, quello della Foresta Grancia. Location ideale per passeggiate sul carretto trainato dai buoi o a dorso d’asino. Qui, si può assistere anche al teatro di burattini e a racconti di falconeria, si organizzano fattorie didattiche ed interessanti escursioni naturalistiche alla volta del borgo degli artigiani, di laboratori degli antichi mestieri o degli accampamenti medioevali.

Nella Foresta Grancia si impone anche il complesso monastico “Grancia di San Demetrio”, appartenuto alla Certosa di San Lorenzo di Padula. La struttura presenta la chiesa di San Lorenzo Martire che ogni 10 settembre è meta di fedeli che accorrono in occasione della festa a lui dedicata.

Fino ad arrivare a Potenza il più alto capoluogo d’Italia, con i suoi 819 metri di altezza sul livello del mare.

Potenza è una città dal millenario centro storico, costituito da vecchi e nuovi edifici che salgono e si sovrappongono alle piazzette e ai vicoli dell’antico nucleo medievale. A causa di questa sua conformazione è considerata anche “ Città verticale”.

La vita in città si anima tra via Pretoria, nel gergo potentino denominata “sopra Potenza”, proprio perché collocata su di un colle, e la zona più moderna che si estende sull’altro versante del Fondovalle. Storiche chiese ed eleganti piazze, musei e gallerie d’arte, palazzi signorili descrivono il patrimonio culturale di Potenza.

E poi il Teatro Stabile, che domina la centrale Piazza Mario Pagano e, ancora, la cosiddetta Torre Guevara, quel che resta del vecchio castello. Potenza è tutto questo, luogo di cultura e continua scoperta in ogni suo angolo e quartiere, a partire dal Museo Archeologico Nazionale “Dinu Adamesteanu”, allestito nello storico Palazzo Loffredo.

A Maggio, poi, la città è avvolta da un’atmosfera magica, che ruota attorno ai preparativi per le celebrazioni in onore del suo Santo Patrono, San Gerardo, che coincidono con la storica Parata dei Turchi, un evento che si svolge tra mistica leggenda e celata realtà.

Potenza è circondata dal verde tra i numerosi parchi e le ville pubbliche in cui poter fare rigeneranti passeggiate o ammirare panorami incantevoli. Il parco di Montereale è lo storico spazio verde della città. Passeggiando lungo i viottoli si raggiungono diversi punti da cui poter ammirare stupendi paesaggi che rivelano i tanti volti di Potenza. Esempio di spazio verde urbano caro ai potentini è la villa di Santa Maria, nell’omonimo quartiere, che risale ai primi decenni dell’Ottocento e non molto distante dal centro, si può visitare il parco Baden Powell, dedicato al fondatore degli scout e risalente al 1930, luogo di eventi sportivi, musicali e culturali,

Poco distante Picerno, alle pendici del Monte Li Foj, che con le sue vette regna su un’ampia vallata del territorio del Melandro e della valle del Basento.

Quasi novecento ettari di bosco caratterizzano questo verde e tranquillo angolo di Basilicata attraversato da una serie di stradine e sentieri. Il Monte Li Foj è la meta ideale per escursionisti esperti, mountain bikers a livelli avanzati, ma anche per quanti vogliano esplorare l’area a piedi o in bicicletta, da soli o in gruppo, in base alle possibilità e all’esperienza di ognuno. Una volta raggiunta la sommità si ammira un paesaggio incredibile che affaccia sul capoluogo.

L’antico centro di Picerno regala un’atmosfera intima perché passeggiando tra le vie più nascoste si scoprono peculiarità davvero affascinanti. Ad esempio come le due torri, l’una posta ad ovest di Piazza Statuto, che con la sua  imponente mole cilindrica si erge su tutto il tessuto urbano e l’altra, più piccola, nella zona sud del paese nota come “Toppo San Leonardo”.

Da Picerno si può raggiungere il Piano della Nevena, una zona in cui durante la stagione invernale, è facile assistere ad un singolare fenomeno che consiste nella formazione di due laghetti di acqua piovana che, poi, in estate si svuotano per lasciare il posto a conche naturali.

Anche a Picerno si rispettano le tradizioni. Una di queste è l’uccisione del maiale. Un momento di condivisione che non solo vede la preparazione della prelibata “Lucanica”, ottima salsiccia stagionata dalla caratteristica forma ad “U”, ma significa anche ritrovarsi in famiglia o tra amici in un clima di festa e di folklore. I salumi sono i prodotti tipici più apprezzati e non è un caso che a questi sia dedicato il celebre evento enogastronomico “Porklandia”,

Balvano si presenta con un centro abitato dalle fantasiose architetture in cemento a vista con infissi bizzarri e curiosi comignoli.

Il castello normanno, che sorge sullo sperone di una roccia,  regna sul centro storico. Il sisma del 1980 ha causato ingenti danni a Balvano e al suo castello e non ha avuto sorte migliore l’edificio più alto, con mura in pietra e piani di legno e coperture a tetto.

Le preziose architetture sacre di Balvano custodiscono opere di raffinato valore. Una fra tutte il convento di Sant’Antonio, che comprende la chiesa e un magnifico chiostro decorato da un ciclo pittorico composto da 24 lunette con storie della vita del santo francescano ad opera dei pittori lucani “Il Pietrafesa” e Girolamo Bresciano. Non molto distante dal centro merita una visita anche Palazzo Cecere, quasi in bilico su uno spuntone di roccia che domina contrada Galdo e la gola del torrente S. Caterina..

Balvano è compreso nell’area denominata Melandro, dove prevale la presenza di montagne e foreste è accompagnata da dorsali rocciose prive di vegetazione arborea. Una peculiarità paesaggistica dal fascino misterioso e attraente. Balvano, quindi, risulta essere è una delle location ideali per gli amanti delle arrampicare sulle pareti rocciose verticali più estreme. Qui infatti è possibile trovare le note “falesie lucane” di piccola e media difficoltà, dunque tanto per principianti quanto per esperti, ma comunque raggiungibili sempre con il supporto di guide altamente preparate.

Il viaggio nell’incredibile territorio della Basilicata si conclude a Pescopagano.

Località immersa nel verde che sorge a picco su una rupe che regna su  tutta la valle dell’Ofanto. Questo singolare borgo lucano presenta nel suo centro storico una serie di notevoli palazzi, tra cui i più interessanti risultano Palazzo Pascale, costruito su un precedente complesso medioevale e Palazzo Scioscia, dalla struttura neoclassica. Nei pressi di questo, in Piazza della Sibilla, si può ammirare la Torre dell’Orologio che presenta in una nicchia il busto in pietra di Giano bifronte, antica divinità mitologica. Merita attenzione anche il museo di arte sacra parrocchiale il cui allestimento consente di apprezzare dipinti e sculture in legno e marmo.

A Pescopagano si riesce a coniugare arte e spiritualità. Ed è possibile farlo visitando le chiese presenti nel borgo. Tra i più antichi tempi di Pescopagano, nel Rione di Basso la Terra, si trova la chiesa di San Leonardo, accessibile solo in occasione di festività come quella dell’Immacolata Concezione. Poco distante dal centro abitato il santuario di Montemauro, sulla cima dell’omonimo monte, a circa mille metri, Tutte le domeniche di maggio e sino al 15 agosto, i fedeli raggiungono il Santuario a piedi per onorare la vergine.

Per quanto riguarda la gastronomia suscita interesse la prima sagra di carne e formaggi di razza bovina podolica a Km 0 che si tiene proprio a Pescopagano e propone prodotti ricavati dalla rinomata razza bovina. Un particolare impatto panoramico viene presentato dal  bosco Le Rose che si estende su una superficie di oltre seicento ettari, luogo ideale per rilassanti e benefiche passeggiate naturalistiche.

Alessandro Campa

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