RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. L’ ABRUZZO

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L’Abruzzo come non l’avete mai visto. Un territorio accogliente dall’anima rustica e dai sapori memorabili

Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.

Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.

Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.

ABRUZZO

Abruzzo. Paesaggi inaspettati e momenti intensi da vivere lentamente.

Il viaggio in Abruzzo inizia da Teramo, nella parte settentrionale della regione.

Racchiusa tra la catena montuosa del Gran Sasso e il mare Adriatico, Teramo presenta alcune influenze delle popolazioni che la dominarono. Prima fra tutte la Necropoli di Ponte Messato, sito archeologico risalente all’età del ferro.

Il periodo romano, invece, è rappresentato dai resti dell’anfiteatro, delle terme e di alcune ville, tra cui la più interessante è la Domus del Leone con il suo splendido mosaico. Una pregevole opera di architettura religiosa è la Chiesa di San Berardo, patrono della città, che si trova su Piazza dei Martiri della Libertà, una delle più belle del centro, in cui è possibile ammirare anche il Palazzo Vescovile e il seminario.

Un edificio dal fascino indiscutibile è il Borgo medievale. A dispetto del nome il borgo, iniziato nel 1889, presenta molti stili diversi fusi tra di loro dando origine a un complesso di grande fascino.

Le bellezze culturali della città vengono accompagnate da altrettanti eventi, come il Festival della Follia a settembre, una serie  di manifestazioni culturali sul tema della follia. A Maggio, invece, una rassegna di cinema, danza, teatro e musica presenta il Maggio Fest.

Ma non si può lasciare Teramo senza aver provato alcune delle sue specialità culinarie.

Ad esempio le Virtù teramane, una minestra di verdure e legumi, storica specialità gastronomica dal sapore unico e particolare. Nelle grandi occasioni, invece, il protagonista è il timballo di scrippelle, una sorta di crepes molto sottili, disposte in strati e farcite con spinaci, uova, dadini di formaggio carciofi o zucchine. Tra i dolci da provare i cagionetti ripieni di castagne, cioccolata e mandorle e i pepatelli, le zeppole fritte con la crema.

Da Teramo si scopre lentamente la costa adriatica abruzzese partendo da Giulianova.

Località composta da un nucleo storico situato in collina ed un lido affacciato sul mare. Un elegante centro balneare dalla fine sabbia dorata, circondato da un lungomare in cui sfilano pini e palme.

Tra i luoghi d’arte da ammirare figura il Duomo di San Flaviano. Simbolo della città, in passato aveva un’importante funzione urbanistica, grazie alla sua cupola originariamente coperta di tegole di maiolica azzurro-verde che rendevano la chiesa ben visibile anche dal mare.

Il Santuario della Madonna dello Splendore, luogo di culto e devozione popolare. Da circa cinque secoli Giulianova onora con solenni festeggiamenti la Madonna dello Splendore, protettrice della città. In questo modo si ricorda l’apparizione avvenuta il 22 aprile di un anno compreso tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. La festa si chiude circa una settimana dopo con il suggestivo rientro del simulacro nel Santuario, accompagnato da una processione notturna, illuminata da fiaccole e accompagnata da canti.

Molto caratteristici sono i “caliscendi” installati lungo il molo sud del “porto vecchio”. Si tratta di strutture in legno finalizzate alla piccola pesca che dagli scogli si sporgono sul mare, tradizionali luoghi di ritrovo per cittadini e turisti e meta ideale per romantiche passeggiate.

E poi il lungomare monumentale, caratterizzato da colonne in travertino che terminano con lampioni. Percorrendolo in direzione Nord è possibile imbattersi in splendidi edifici Liberty come la Villa Paris-Costantini e la Villa Gasbarrini,

La visita a Giulianova può dirsi conclusa dopo aver provato il Brodetto di pesce alla giuliese, proposto negli originali cocci di terracotta. La sua bontà è caratterizzata anche dalla modalità di cottura, che consiste nell’amalgamare i pesci solamente scuotendo il tegame sulla fiamma.

Si prosegue per Roseto degli Abruzzi, chiamato anche “Lido delle Rose”, importante località balneare della riviera abruzzese.

Bassi fondali e ampie spiagge presentano questa piccolo gioiello della costa adriatica. Ma oltre al mare, anche la collina rappresenta un aspetto insolito e ugualmente affascinante.

Il territorio, infatti, si completa con l’antico borgo collinare di Montepagano. Percorrendo le sue stradine fatte di ciottoli, ancora oggi sono ben visibili le tracce delle antiche fortificazioni e delle quattro porte d’ingresso al piccolo centro collinare. Da qui, inoltre, si gode di uno splendido panorama circolare dall’Adriatico al Gran Sasso.

La natura, poi, si esprime nella Riserva Naturale del Borsacchio, area protetta di incontaminata bellezza, caratterizzata dalla presenza di dune e tratti di macchia mediterranea, habitat naturale di rare specie di uccelli e meta di amanti degli ambienti selvaggi.

Silvi, invece, è la località marina più a sud della costa teramana, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Pescara.

Luogo adatto ad un turismo di tipo familiare e a misura di bambino, grazie ad un mare dai fondali bassi e sabbiosi.

A ridosso delle spiagge, le dolci colline ospitano il borgo medievale di Silvi Alta. Qui si è mantenuto in gran parte l’assetto urbanistico originario con un’unica strada centrale dalla quale si sviluppa la fitta rete di vicoli e viuzze. Dal suo spettacolare belvedere si gode di un panorama unico che spazia dalle vette del Gran Sasso d’Italia al promontorio del Conero delle vicine Marche, fino al profilo delle Isole Tremiti.

Una particolarità da vedere è la Torre di Cerrano, posta al confine con il comune di Pineto. Rappresenta uno degli avamposti difensivi edificati dagli spagnoli nel XVI secolo lunga tutta la costa abruzzese. In seguito a lavori di ristrutturazione, attualmente è sede dell’Area Marina Protetta del Cerrano.

A pochi chilometri da Pineto ecco Atri, che conserva incredibili tesori d’architettura ed arte.

A cominciare dalla meravigliosa cattedrale al cui interno è possibile ammirare il ciclo di affreschi di Andrea De Litio, autentico capolavoro del Rinascimento abruzzese.

Ma questo paesino è famoso anche per altre due specialità che soddisfano il palato. Qui è possibile assaporare il famoso formaggio pecorino ottenuto da latte intero crudo con caglio d’agnello oppure provare una serie infinita di  prodotti a base di liquirizia, qui lavorata e prodotta sin dall’epoca romana.

Si arriva quindi a Pescara.

Una città dinamica e contemporanea attraversata dall’omonimo fiume, che rappresenta il centro abruzzese di riferimento per il commercio e per i servizi. Un simbolo della città di recente inaugurazione è il Ponte del Mare, che con i suoi 466 metri di lunghezza, è il più grande ponte ciclo-pedonale d’Italia. A questo si aggiunge un altro ponte, quello Ennio Flaiano, intitolato al grande scrittore e giornalista pescarese, ultima imponente infrastruttura realizzata per collegare le due sponde del fiume, destinata al transito veicolare e ciclo-pedonale.

Pescara ha dato i natali al grande poeta Gabriele D’Annunzio.

E proprio qui, infatti, è presente il Museo casa natale Gabriele D’Annunzio. Allestito al primo piano della sua casa, è composto da nove sale e conserva arredi, mobili d’epoca e oggetti dello scrittore e della sua famiglia. La Cattedrale di San Cetteo, invece, ospita la tomba di Luisa D’Annunzio, madre del poeta, ed un dipinto del Guercino, il San Francesco, donato dallo stesso d’Annunzio.

I reperti e le testimonianze della vita abruzzese si possono visitare nel Museo delle genti d’Abruzzo, che ha sede nei locali rimasti della fortezza di Pescara, un tempo utilizzati come prigioni per detenuti politici e patrioti.

Nel capoluogo abruzzese la storia e la cultura lasciano spazio alle specialità gastronomiche. Tre cose sono assolutamente da provare, i celebri arrosticini, il brodetto di pesce alla Pescarese ed il Parrozzo. Quest’ultimo è proprio il tipico dolce pescarese, formato da una pasta battuta (detta anche pasta montata) con aggiunta di farina di mandorla, cotto al forno e infine ricoperto da cioccolato fondente.

Un dolce tradizionale, scuro in superficie e giallo all’interno, che da sempre è accostato alla degustazione dell’Aurum, liquore alle arance tipico abruzzese, oppure ad altri liquori tipici come il Centerbe, la Genziana o la Ratafia.

Proseguendo sulla costa si incontra Francavilla al Mare.

Un centro dalle antichissime origini che, a fine Ottocento, divenne punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale grazie alla figura dell’eclettico pittore Francesco Paolo Michetti e al suo “Cenacolo”. Un centro di ritrovo e di incontro per intellettuali e artisti, i cui frequentatori abituali furono Gabriele D’Annunzio, gli scrittori Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao e il musicista Francesco Paolo Tosti. A Michetti è dedicato un museo che ha sede nei locali dello storico Palazzo San Domenico, ex sede comunale della città alta.

Oltre alle spiagge di Francavilla al Mare, un altro luogo da vedere è il Palazzo Sirena, segno rappresentativo della predisposizione artistica e balneare della località. Ricostruito nel dopoguerra, è stato in seguito ampliato nella parte che guarda il mare e ha portato alla costruzione di un grande Auditorium destinato a spettacoli, concerti e manifestazioni culturali.

Anche qui i piatti tipici a base di pesce regnano sulla tavola, come le seppie ripiene accompagnate da un vino Trebbiano o Pecorino d’Abruzzo. Tra i dolci è necessario menzionare la cicerchiata, tipica del periodo del Carnevale. Friabile, delicato, profumato, un dolce che si presenta composto da palline dorate di pasta fritta legate insieme dal miele. A questo dolce si usa dare la forma di una ciambella, ma si può trovare anche la porzione singola a forma di piccolo cumulo.

Ortona è un’altra tappa da non perdere sulla costa abruzzese.

Il suo lungo litorale, dopo un primo tratto di spiaggia ampia e sabbiosa a nord, nelle località Lido Riccio e Lido dei Saraceni, diventa un susseguirsi di insenature, baie, scogliere e promontori a picco sul mare. Qui si presentano spiagge più intime come Punta Ferruccio e Punta Acquabella. Lungo questo tratto ha inizio la suggestiva e peculiare “Costa dei Trabocchi”.

Il trabocco è una macchina da pesca tipica delle coste abruzzesi, molisane e garganiche, originariamente usata per la pesca a vista.  Consentiva ai pescatori di svolgere il proprio lavoro senza preoccuparsi di andare a largo. La piattaforma del trabocco si estende verso il mare dove l’acqua ha una sufficiente profondità per calare le reti dalle antenne.

Con le trasformazioni ambientali ed economiche degli anni successivi, i trabocchi conservano un valore affettivo per le popolazioni locali e suggestivo per i visitatori. Tantissimi trabocchi abruzzesi sono visitabili o sono stati convertiti in ristoranti,

Ortona presenta ancora alcuni monumenti splendidi da visitare.

La zona più antica è il quartiere medievale di Terravecchia in cui spicca la Cattedrale di San Tommaso Apostolo. Una meravigliosa testimonianza del passato è il Castello Aragonese, a picco sul mare e con un bel giardino interno. La bella passeggiata orientale percorre il Palazzo Farnese costruito nel XVI secolo e oggi sede del museo dedicato al pittore Basilio Cascella.

Ad Ortona bisogna assaggiare la deliziosa cucina. Tra i primi piatti tipici la pasta al sugo di “pelosi” ossia di granchi, mentre tra i secondi le “pallotte casce e ove” (polpette a base di formaggio, uova e pangrattato) e la grigliata di “fegatazzi” (salsicce di fegato).

Si prosegue verso sud arrivando a Vasto, un borgo con una storia antichissima, situato su un golfo a forma di mezzaluna dalla sabbia chiara e dai fondali poco profondi.

L’ampio golfo della spiaggia di Vasto è impreziosito da un originale monumento che caratterizza questa incantevole parte della costa abruzzese.

Su uno scoglio di Scaramuzza, dal 1979, si erge elegante questo “monumento alla bagnante”. Mezza tonnellata di peso e tre metri e sessanta di altezza dedicati alla bellezza femminile, omaggio a tutte le donne. L’opera, fusa nel bronzo, è stata realizzata dallo scultore abruzzese Aldo D’Adamo. Da lontano sembra proprio una ragazza con i capelli raccolti che si sistema il costume da bagno prima di tuffarsi nelle acque cristalline del mare.

A Vasto si possono ammirare ben tre castelli, il Castello Caldoresco e il Castello di Miramare, da cui si può godere una bellissima vista sul mare sottostante, e poi  il Castello Aragona, oggi adibito a ristorante. Da non perdere il Palazzo d’Avalos, sede del museo archeologico, della pinacoteca e del museo del costume. La passeggiata continua fino alla Loggetta Amblingh, uno dei luoghi più romantici di Vasto a picco sul mare, in cui a volte lo sguardo può spaziare fino alle Isole Tremiti e il Gargano.

La vera meraviglia naturale è rappresentata dalla Riserva Naturale di Punta Aderci, un’area protetta di 285 ettari con alcune spiagge splendide dalla sabbia finissima, come quella di Punta Penna.

Nella riserva si trova anche il trabocco di punta Aderci e qui, nel mese di ottobre, ha luogo il Paranza Parade Party, con una rievocazione storica della scabica, un tipo di pesca storico non più praticato, stand gastronomici e visite guidate ai trabocchi.

Un capitolo a parte merita l’enogastronomia. Il più famoso dei piatti vastesi è il brodetto, una zuppa di pesce da provare nei vari ristoranti della costa, magari in un trabocco-ristorante direttamente sul mare. Ma la cucina di Vasto offre anche piatti di terra, con largo utilizzo di carni ovine, salumi, il più noto dei quali è la ventricina vastese.

Il percorso sulla costa abruzzese si chiude con San Salvo, ultimo paese della costa al confine con il Molise, che con le sue spiagge dalla sabbia sottile, caratterizza la località come meta particolarmente apprezzata sulla costa.

Non solo mare, ma anche piccoli tratti di archeologia e arte.

Come la chiesa di San Giuseppe, considerata il monumento principale della cittadina che accoglie le reliquie di San Vitale, patrono della città, la cui festa si celebra il 27 e 28 aprile. Durante la festa patronale si possono assaggiare le sagne fatte con farina portata nelle tradizionali “some”, la tradizionale pipizzera, composta da diverse pagnottelle di pane azzimo attaccate ad un’asta decorata con nastri e carta colorata.

Altro luogo da visitare è il Parco Archeologico del Quadrilatero, dove ospita al suo interno il Museo Civico “Porta della Terra” che raccoglie e presenta alcuni dei reperti provenienti dal territorio di San Salvo ed in particolare dall’area del Quadrilatero.

A questo si aggiunge il Museo dell’Abbazia ed il Centro di Documentazione dell’Ordine Benedettino Cistercense, dove sono raccolti reperti e documenti riguardanti le presenze benedettine nell’Abruzzo meridionale, con particolare riferimento all’abbazia cistercense dei Santi Vito e Salvo. Nel Museo è conservata anche una copia fotografica del Chronicon Casauriense, la fonte più importante per la ricostruzione della storia medievale abruzzese.

Lasciata la costa inizia la scoperta dell’entroterra abruzzese. Partendo da Vasto, percorrendo la strada inversa, ci si muove in direzione nord.

Si arriva quindi a Fossacesia, adagiata su dolci colline che si affacciano sull’Adriatico, nel cuore della Costa dei Trabocchi.

Qui si trova il litorale roccioso di Punta Cavalluccio, splendido tratto di costa ben conservato e reso ancora più suggestivo dalla presenza dei trabocchi.

La cittadina di Fossacesia si presenta con un caratteristico centro storico, dove è possibile ammirare la Chiesa Parrocchiale, di antica fondazione assieme alle opere di alcuni artisti locali. Interessante è anche l’Abbazia di San Giovanni in Venere, una delle più importanti e grandiose abbazie d’Abruzzo, edificata nel XII secolo, che conserva al suo interno numerosi affreschi medievali. Sparse per il centro diverse fontane tra cui la Fonte di Venere, di origine romana visibile sotto le mura dell’Abbazia.

Tra la primavera e l’estate una serie di eventi e sagre si svolgono a Fossacesia, durante i quali si ha la fortuna e di assaggiare le specialità gastronomiche locali come la minestra di crostacei e patate, la frittura di paranza, il brodetto di pesce e gli arrosticini di carne di pecora.

Poco distante Lanciano.

Una località dall’importante retaggio storico e dal patrimonio culturale che trova la sua massima espressione nella ricchezza architettonica degli edifici religiosi, tra cui la Basilica della Madonna del Ponte resta il più importante.

Nella chiesa di San Francesco, invece, è conservata la testimonianza del più antico miracolo eucaristico del mondo cattolico. Intorno all’anno 700 nella chiesa di San Legonziano un monaco basiliano dubitò della reale presenza di Cristo nell’Eucarestia.

Durante la messa l’ostia e il vino consacrati si trasformarono in carne e sangue. Le due reliquie, 5 gocce di sangue coagulato e una sottile membrana di carne, sono conservate rispettivamente in un ostensorio d’argento di scuola napoletana e in un’ampolla di cristallo, poste nel secondo tabernacolo dell’altare monumentale.

Le antiche tradizioni danno vita ad una serie di caratteristici eventi. La rievocazione storica del Mastrogiurato è un esempio singolare.

L’evento si svolge dall’ultima domenica di agosto alla prima domenica di settembre. Cene e fiere medievali, concerti di musica antica, spettacoli teatrali, cavalieri e combattenti, anticipano il Corteo Storico che si celebra la prima domenica di settembre con la solenne cerimonia di investitura del Mastrogiurato.

Altri tipi di manifestazioni hanno comunque un forte richiamo presso la popolazione. Tra queste risaltano la Fiera dell’Agricoltura, l’estate musicale frentana e l’International Festival of Baroque Music. Tutti eventi nei quali poter assaggiare la cucina lancianese e le sue specialità come il brodo di cardone, il baccalà coi peperoni e il bocconotto e il fegato alla lancianese.

Da qui ci si dirige verso il Parco Nazionale della Majella.

Il magnifico Parco copre un’area totale di 74.095 ettari, con il Massiccio della Majella che si presenta come il più alto degli appennini subito dopo il Gran Sasso, e il Monte Amaro con i suoi 2793 metri di altezza è la sua cima più alta.

Il fenomeno del carsismo caratterizza il Parco. L’acqua scorrendo sulle rocce calcaree che la costituiscono ne amplia le naturali fratture creando grotte. Un’ altra peculiarità è quella degli eremi, più di venti in tutta la zona, costruiti nei luoghi più impervi della montagna Il parco ha una fauna ricchissima con camosci, lupi, cervi e anche alcuni esemplari di orso marsicano.

Il parco è luogo ideale di attività da effettuare in base al periodo dell’anno.  In primavera e in estate si ha la possibilità di svolgere escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo. Per quanto riguarda l’escursionismo a piedi, ci sono oltre 120 sentieri in tutto il territorio del parco, ben segnalati e con diversi gradi di difficoltà.

Per trekking più lunghi sono stati studiati quattro percorsi tematici di vari chilometri, il Sentiero dello spirito, il Sentiero del Parco, il Sentiero della libertà e il Sentiero delle Capanne in pietra. In autunno ed inverno la Majella lascia spazio agli sport invernali, tra sci alpino e di fondo, oppure comode escursioni con racchette da neve in un’atmosfera suggestiva.

Segue Guardiagrele, una delle sedi del Parco Nazionale della Majella.

La “città di pietra” narrata da Gabriele d’Annunzio nel “Trionfo della morte”. Un borgo dall’incantevole storia antica, evidenziata dalle architetture del centro, tra stretti vicoli, case vecchie e torri millenarie.

Il cuore identitario di Guardiagrele, però, è l’artigianato. In particolare quello orafo che aveva come suo massimo esponente Nicola da Guardiagrele. Ancora oggi, nel caratteristico centro storico, si possono visitare le botteghe di ferro battuto, legno tornito, rame lavorato e altri splendidi manufatti.

I risultati di queste pregiate lavorazioni trovano riscontro nella Mostra dell’artigianato artistico abruzzese, appuntamento fisso nel mese di agosto. A questa seguono una serie di celebrazioni religiose come la festa di San Nicola Greco a maggio e la festa di San rocco e Santa Maria del Popolo a ottobre. Occasioni speciali in cui gustare le dolcezze che offre Guardiagrele, torroni, amaretti, marzapane, ma soprattutto le sise delle monache, paste fresche di pan di spagna farcite di crema e cosparse di zucchero a velo.

Proseguendo in direzione sud si arriva a Fara San Martino.

Anche questa località sorge nel cuore del Parco nazionale della Maiella, ed è il borgo dell’acqua e della pasta. Un grazioso paesino di origine medievale, in cui merita senz’altro una visita l’antico quartiere di Terravecchia, al quale si accede attraverso la Porta del Sole.

La bellezza più selvaggia, però, si presenta fuori dall’abitato. La natura più autentica si scopre visitando le Sorgenti del Fiume Verde, dalle acque pure e cristalline, e le Gole di S. Martino, così aspre e imponenti che incutono timore a chi le percorre per la prima volta.

Appena oltre la forra si trovano i resti del Monastero di San Martino in Valle, gioiello benedettino incastonato nella roccia. Il Monastero è stato riportato alla luce rimuovendo i detriti che lo nascondevano, svelando uno spettacolo di storia, arte e fede. Sono visibili i resti del cancello con il quale i monaci avevano facoltà di chiudere l’accesso alla valle.

Identità centrale di Fara San Martino è la pasta. Questa rappresenta la specialità gastronomica per eccellenza. Grazie alle sorgenti di acqua pura, si produce una pasta ottima e il borgo è sede di importantissime industrie e laboratori artigianali. Tra le specialità si aggiungono anche l’olio extravergine d’oliva, il pecorino, e la ricotta.

Sempre in direzione sud si trova Pescocostanzo.

Borgo compreso nel Parco Nazionale della Maiella, al centro di un sistema di altipiani carsici conosciuto come Regione degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, tra immensi e silenziosi pascoli.

Pescocostanzo si presenta come un piccolo centro storico che racchiude elementi di importanza storica, artistica e culturale. A partire dalla Basilica di Santa Maria del Colle, uno dei templi più interessanti della regione per i raffinati elementi artistici che custodisce al suo interno. Poi l’ex monastero di Santa Scolastica, oggi noto come Palazzo Fanzago, uno dei maggiori esempi di barocco in Abruzzo.

Al suo interno il Museo del merletto a tombolo. Al primo piano sono esposti i lavori dell’artigianato artistico locale come ferro battuto, legno intagliato, oreficeria, pietra lavorata, mentre al secondo piano i lavori storici, merletti antichi provenienti da collezioni private e da corredi ecclesiastici.

Lungo la strada che collega Cansano con Pescocostanzo, in un lungo pianoro che si apre ai piedi dei monti della Majella, si incontra il bosco di Sant’Antonio, una delle più belle faggete d’Abruzzo.  Considerato in età classica un lucus, cioè una foresta sacra dedicata a Giove, oggi è Riserva Naturale.

Al margine meridionale del bosco si distingue un’antica costruzione con un piccolo campanile a vela. Si tratta dell’eremo di Sant’Antonio da Padova, una suggestiva cappella rurale oggetto di forte devozione e meta di numerosi pellegrini. A questo si aggiunge la Grotta-Eremo di San Michele Arcangelo che si apre a 1.266 metri, ai piedi di una rupe che s’affaccia sul Quarto Grande, alle pendici del monte Pizzalto.

A Pescocostanzo la cucina è il risultato delle attività agricole e pastorali praticate con dedizione da intere generazioni. Durante l’inverno, tra i primi piatti, spicca la polenta condita con carne di maiale soffritta o con ragù di castrato. In primavera, invece, si prediligono le minestre con verdure di montagna (orapi e cicoria selvatica) o con legumi.

Poi Rivisondoli, sempre nella Regione degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo.

Una località che ha consolidato negli anni il proprio nome come centro di vacanza estiva e stazione sciistica tra le più importanti in Abruzzo. Gli impianti di risalita e le piste di Monte Pratello formano con l’Aremogna e Pizzalto di Roccaraso un grande comprensorio nel panorama dello sci in Italia.

Da visitare il borgo fortificato, ancora ben identificabile, con la presenza di una cinta muraria e le case che si affacciano su un sistema fatto di stradine e scalinate. Nel nucleo storico molto suggestiva la Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, con la sua facciata rossa di mattoni e finiture in pietra bianca.

Rivisondoli è nota anche per il presepe vivente, una manifestazione unica nel suo genere che si tiene ogni anno il 5 gennaio, realizzata in un suggestivo ambiente montano. Come noti sono anche i suoi prodotti, principalmente caseari, come caciocavalli, mozzarelle, pecorini, scamorze, ricotte.

Segue la vicina Roccaraso, località turistica dell’Appennino Abruzzese, situata a 1250 metri.

Una prestigiosa stazione adatta al turismo montano, grazie al suo patrimonio naturalistico e alle notevoli attrezzature sciistiche e sportive.

Roccaraso, infatti, propone un bacino sciistico con trenta modernissimi impianti a fune, centodieci chilometri di piste perfettamente innevate, ideali per lo sci di fondo, lo sci escursionistico e lo snowboard. Una meta ideale anche in estate con le grandi aree verdi circostanti che permettono escursioni nella natura incontaminata.

Poco distante Castel di Sangro, località posta a 793 metri che conserva un’architettura tipica del medioevo e del rinascimento.

Nella parte più alta del paese, che viene chiamata “Colle San Giovanni,” si trova il castello medievale, costruito nell’XI secolo sui resti di fortificazioni preesistenti.

Da vedere la Basilica di Santa Maria Assunta, chiesa principale del paese dalla maestosa facciata di pietra a vista. A questa si aggiunge la Chiesa di Maria Maddalena ed ex convento, una struttura edificata sul luogo di un antico Asilo per pellegrini. L’ex convento è sede del Museo internazionale della pesca a mosca e del War Museum. Poi Palazzo De Petra, dimora storica che oggi ospita la Pinacoteca Patiniana dedicata al pittore Teofilo Patini.

Merita anche una visita il Borgo medievale di Roccacinquemiglia, frazione di Castel di Sangro.

Arroccata su uno sperone roccioso presenta i ruderi ed il campanile della Chiesa di S. Giovanni, le mura ciclopiche e le rovine del Monastero benedettino.

A Castel di Sangro sono svariate le prelibatezze culinarie. Dai maccheroni alla chitarra, alla polenta, alle zuppe con verdure locali. A cui segue l’agnello arrosto, alla brace o nella tipica ricetta con cacio e ova, mentre la carne di maiale si consuma anche insaccata e trasformata in salsicce, di carne e di fegato, o in salami, lonze e prosciutti.

Da qui ci si può muovere direttamente verso il Parco Nazionale d’Abruzzo.

Il più antico Parco nazionale d’Italia che si estende su 50.500 ettari e interessa anche il Molise e il Lazio. La parte abruzzese ne ricopre i tre quarti del territorio ed è caratterizzata da valloni aperti, gole impervie e grandi dorsali montuose.

In questo contesto paesaggistico si inserisce una ricca biodiversità. Una vegetazione che nelle zone più basse è dominata da lecci, biancospini e rose selvatiche fino a salire sulle vette in cui regnano le faggete vetuste a quasi duemila metri d’altitudine. Per ciò che riguarda il mondo animale, l’orso bruno marsicano è il simbolo del Parco, seguito a sua volta dal camoscio d’Abruzzo e dal lupo appenninico.

Il Parco propone oltre 150 itinerari escursionistici e una decina di sentieri-natura, con possibilità di praticare trekking, escursioni a piedi, a cavallo e in mountain bike, mentre i laghi circostanti sono perfetti per canoa e windsurf e ideali per il birdwatching.

Uno dei laghi più importanti nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo è proprio il lago di Barrea.

Realizzato artificialmente nel 1950, mediante lo sbarramento del fiume Sangro, ha una lunghezza di circa 5 km e una larghezza media di 500 metri. In qualunque stagione dell’anno è il luogo ideale per vivere in armonia con la natura incontaminata in un ambiente salubre e suggestivo.

Lungo le sponde del lago ci sono percorsi pedonali e ciclabili ed è possibile trovare anche aree di sosta e un punto ristoro con una piccola spiaggia, chiamato “La Gravara”, luogo ideale per fare il bagno, prendere il sole o fare un giro in pedalò. Sul lago di Barrea, inoltre, si affacciano tre graziosi borghi, quali Barrea, Villetta Barrea e Civitella Alfedena.

Barrea, un borgo fortificato posto ad un’altitudine di 1.060 metri, dalle stradine acciottolate, le case in pietra, le antiche chiese e i palazzi circondati da una cinta difensiva. Dal Castello Medievale si gode un’incantevole vista panoramica della zona che affaccia sullo splendido lago.

Il castello, oggi, è anche utilizzato come sede per gli eventi culturali del paese. A questo segue Lo Studio, un convento-fortezza unico nel suo genere, edificato nell’anno Mille dai monaci benedettini.

Da visitare è anche la Necropoli arcaica di Colleciglio, risalente al VI-VII secolo a.C., rappresenta la testimonianza più antica di forme di culto dei morti nel territorio. I reperti rinvenuti durante gli scavi alla necropoli sono conservati nell’Antiquarium della Civilità Safina in esposizione permanente.

Protagonista della tavola è l’orapo, una specie di spinacio selvatico che cresce nei prati di montagna su cui hanno pascolato le pecore.

Viene utilizzato nelle zuppe o accompagnato con gli gnocchi. A questo segue la muscischia, carne di pecora essiccata, mentre le specialità di carnevale sono le Scarcioffl’, dolce cosparso di zucchero, e la cicirchiata di palline d’impasto a forma di ciambella tenuto insieme da miele.

Poco distante ecco Villetta Barrea, nel cuore verde delle montagne abruzzesi, immerso del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un incantevole borgo che sviluppa attorno ad un castello del 1300 eretto nella parte alta del paese. Ogni angolo, vicolo e scorcio del centro storico raccontano la storia e la quotidianità del piccolo centro abruzzese.

Percorrendo i vicoli e le caratteristiche piazzette si incontrano la Chiesetta di San Sebastiano, nel rione Castello, l’antica Chiesa di Santa Maria Assunta di cui oggi rimangono i ruderi, la Chiesa di San Michele Arcangelo, che sorge nella località dove fu una volta il monastero benedettino.

Tra le architetture civili si erge la Torre medioevale.

Una delle più antiche costruzioni del borgo e che ospita oggi al suo interno il “Museo della Chiesa di Santa Maria Assunta” e che custodisce i diversi pezzi di arredo dell’antica chiesa distrutta dal terremoto della Marsica del 1915.

Nelle immediate vicinanze del paese si trova il cosiddetto Baraccone, fabbricato del XIX secolo, esempio di architettura rurale. Caduto in disuso e abbondonato è stato trasformato nel museo della Transumanza, luogo di studio e di documentazione del fenomeno della pastorizia transumante, in cui è possibile prendere parte al laboratorio didattico del gusto e del paesaggio.

Anche qui gli orapi sono gli elementi principali della cucina, a cui viene dedicata una sagra l’ultima domenica di luglio. Da assaggiare anche il tradizionale cucenegle, carne di pecora vecchia cotta con molta acqua e sale, le patate alla ngorda e la trota al vino bianco.

Praticamente a due passi si trova Civitella Alfedena, uno dei borghi medievali più piccoli dell’Abruzzo.

Passeggiare tra i vicoli strettissimi e le antiche case in pietra di Civitella Alfedena vuol dire lasciarsi avvolgere da un fascino magico e antico.

Il nucleo storico custodisce ancora architetture del passato come la Torre cilindrica, parte di ciò che resta del castello e la Chiesa di San Nicola, caratterizzata da un esterno medievale e dall’ambiente interno in stile barocco dedicata al santo dato il legame con la Puglia, meta dei pastori transumanti.

Ma Civitella Alfedena non incanta solo per la sua bellezza urbanistica.  Anche il territorio che lo circonda è a dir poco incantevole. Ai suoi piedi si presenta il meraviglioso lago di Barrea, mentre alle sue spalle l’Anfiteatro della Camosciara, che con le sue creste frastagliate è molto simile in aspetto e struttura alle montagne dolomitiche alpine.

Si circonda il parco e sul lato ovest si trova Opi, un piccolo borgo circondato da un paesaggio montano di grande fascino.

Opi ha due punti panoramici da cui lo sguardo spazia per le distese della Valle del Sangro, il Belvedere La foce, posto in cima al paese, e il Belvedere di Piazza dei Caduti.

Nella parte più antica dell’abitato si presenta una stretta gola scavata dal fiume Sangro, dove si trova il Museo del Camoscio con accanto l’area faunistica. Oltre al palazzo seicentesco, attuale sede del municipio, a Opi sono da considerare due edifici religiosi. Il primo è la chiesa di Santa Maria Assunta, situata a metà strada tra il nuovo centro e il nucleo storico. Il secondo è la cappella di San Giovanni Battista, collocata nei pressi della piazza principale, edificata in epoca barocca.

Sulla tavola non mancano vini, insaccati, dolci, e altre prelibatezze che raccontano il grande legame che da sempre unisce la comunità locale con la terra. Ed ecco la “pecora al cotturo”, le “sagne e ceci”, ma anche ricotte, scamorze e caciocavalli. I dolci delle feste, a base di farina uova e mandorle, assumono un nome diverso a seconda della ricorrenza: il “capitone” è tipico di Natale, l'”agnello” di Pasqua, “la lepre” per la nascita del primo nipotino.

Segue Pescasseroli, il centro più importante del Parco Nazionale d’Abruzzo, situato in una conca all’ingresso dell’Alta Valle del Sangro.

Qui si trova il Centro visita del Parco, una struttura di informazione ed educazione ambientale che espone materiali e documenti relativi alla fauna abruzzese e all’assetto geologico del territorio

Il Centro visita comprende il Museo Naturalistico, che introduce alla conoscenza del Parco attraverso plastici, pannelli luminosi e mostre tematiche. Il Giardino appenninico, rappresentativo della flora appenninica, mostra le più belle e vistose fioriture del Parco e uno stagno didattico. Il Parco Faunistico, area attrezzata nella quale è possibile osservare esemplari della principale fauna del Parco. Gli animali ospiti del Centro Visita non sono stati catturati in libertà, ma sono stati trovati feriti o con problemi tali da non consentire loro di vivere allo stato selvatico

Da queste parti inizia il tratturo Pescasseroli-Candela. Con i suoi 211 chilometri è il terzo tratturo più lungo dell’Italia meridionale e nacque in epoca imperiale come via militare che utilizzavano le legioni romane. Poi, a partire dal medioevo, divenne un percorso pastorale della transumanza dai monti abruzzesi al Tavoliere delle Puglie.

Sul versante orientale del Parco si procede per Scanno, un luogo incantato che si aggrappa ad uno sperone di roccia.

La strada che sale a tornanti e che conduce al paese è splendida. Il centro storico si presenta come un groviglio di stradine, vecchie case, fontane, piazze e palazzi signorili. Tutto questo forma la “ ciambella”, il percorso ideale ad anello così comunemente chiamato dai locali, che parte dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria di Scanno.

Si prosegue per l’ ex chiesa del Purgatorio o delle Anime Sante, interdetta al culto e utilizzata per iniziative culturali, sede dell’Auditorium Guido Calogero. Poi la porta della Croce, realizzata probabilmente nel XV secolo durante l’ampliamento dell’abitato verso sud a rappresentare una vera e propria porta d’accesso al paese. Unica porta rimasta dopo l’abbattimento dell’antica cinta muraria.

Una tappa necessaria meritano le botteghe artigiane, in particolare quelle orafe e i laboratori di merletti a tombolo.

E per restare in tema di tradizioni bisogna citare il Catenaccio (in dialetto Ju Catenacce). Una rievocazione storica che si tiene annualmente il 14 agosto. Si tratta di un corteo nuziale che accompagna la sposa prima in chiesa e dopo nella casa dello sposo novello.

Solo una coppia celebra il proprio Matrimonio durante la rievocazione, mentre amici e parenti sfilano in corteo in coppie secondo l’ordine di parentela o d’amicizia, indossando il costume festivo tradizionale di Scanno tra nastri colorati stesi ai lati delle viuzze. La festa termina in Piazza della Madonna della Valle dove si balla la spallata, simile alla quadriglia, assaporando dolci tipici di Scanno.

Proprio tra i dolci, il più rappresentativo è  ju mastacciuole (mostacciolo).

Tradizionali le manzule ratterrate del periodo natalizio, gli amaretti e le ferratelle. Ma spazio anche a prelibatezze salate. Nel periodo invernale si prediligono j frescheriell, un tipo di polenta bianca amalgamata con fagioli, cavolo verza, patate e soffritto d’aglio. Nel periodo pasquale è consuetudine preparare ju zuppettone, una zuppa con brodo di carne di capretto o agnellino, uova e formaggio pecorino grattugiato. Il pecorino, nelle varietà classico, tenero di Scanno e Gregoriano, la ricotta classica e scorza nera, le ricottine al fumo di ginepro, il caciocavallo sono formaggi dal gusto unico che riflettono aromi e profumi dei pascoli del luogo. .

Nelle vicinanze si presenta il lago di Scanno, il maggiore bacino di formazione naturale in Abruzzo, con il profilo a forma di un cuore.

Occupa una vasta conca di 922 metri di quota e quando il livello dell’acqua è al massimo il lago raggiunge i 36 metri di profondità. Da decenni è meta di un turismo ambientale attratto dalla bellezza dei luoghi e del clima, con bagnanti lungo le sue rive o in pedalò sulle sue acque, ma anche da sportivi appassionati di surf e canoa. Il colore delle sue acque, tendenzialmente verde, è dovuto alla presenza di alghe e micro alghe nonché al riflesso della vegetazione circostante

Superato il lago si incontra la Riserva naturale regionale delle Gole del Sagittario, una delle più belle dell’Abruzzo, da scoprire rigorosamente a piedi. La millenaria erosione delle acque del fiume Sagittario ha dato vita a un canyon spettacolare. Le gole del Sagittario, appunto, sono un’area naturale meravigliosa che si estende per circa 400 ettari e si snoda tra rupi altissime, sorgenti cascate, ponti e corsi d’acqua color smeraldo.

Nella riserva si snodano alcuni sentieri tracciati.

Dalle Sorgenti del Cavuto gli escursionisti possono camminare verso il pittoresco borgo di Castrovalva per poi proseguire verso il Sentiero degli Aceri. Seguendo la strada per Castrovalva, invece, si raggiunge il Colle San Michele, dove si erge una chiesetta che svetta dai suoi 800 metri. La riserva è riconosciuta anche come Parco Letterario “D’Annunzio” in quanto durante l’anno si organizzano visite e programmi culturali con letture, eventi musicali e teatrali sia nel centro storico del paese sia lungo le gole.

Poco distante si visita Anversa degli Abruzzi, un antico borgo medievale a 604 metri di altitudine.

Il paese è caratterizzato da una cinta esterna di case costruite sopra dirupi su cui emergono i ruderi del Castello Normano. Da visitare la Chiesa di San Marcello, la parrocchiale dedicata al patrono del paese, con una facciata caratterizzata dal portale in stile tardo gotico.

Poi Castrovalva, unica frazione del comune, disposta in posizione dominante di fronte ad Anversa, sul lato destro delle Gole del Sagittario. Qui, nel 1929, l’artista olandese Maurits Cornelis Escher realizzò una litografia dal cos detto “girone Escher”, l’ultimo tornante prima dell’ingresso al paese, dove è possibile osservare il borgo dalla stessa prospettiva ritratta.

Ad Anversa bisogna assaggiare la squisita ricotta affumicata, seguita dal capretto cacio e uovo e i dolci natalizi come pizze fritte e ceci ripieni.

Si prosegue per Bugnara.

Un piccolo paese dalla tipica forma a triangolo caratteristica del Medioevo, con le case di pietra attaccate l’una all’altra ed i vicoli stretti e ripidi che, salendo verso l’alto, conducono al vertice da cui domina il Palazzo Ducale.

Il resto del castello è stato trasformato in sede residenziale nel XVIII secolo, con corte interna. La struttura è costituita da tre livelli, il piano nobile residenziale, quello terreno e l’interrato di servizio con fondaci, pozzi e vasche in muratura per la conservazione di olio e grano.

La visita a Bugnara prosegue con la Chiesa del Santissimo Rosario, in stile tardo barocco si affaccia sull’omonima piazza. E sempre sulla stessa piazza una fontana a muro, in pietra del XV secolo, fra gli esempi più raffinati di questa tipologia in Abruzzo.

Da qui si va in direzione Sulmona, la città di Ovidio, a cui è dedicata una statua in piazza XX settembre.

A questa si aggiunge la Cattedrale, eretta dove sorgeva un tempio di Apollo e di Vesta che a Sulmona avevano particolare culto. Poi il complesso dell’Annunziata, più ricco e importante monumento cittadino, formato dall’unione del Palazzo dell’Annunziata con l’adiacente chiesa. Un insieme di singolare bellezza per la fusione di diversi stili, dal gotico al barocco. All’interno del palazzo dell’Annunziata si vista il Museo civico, che comprende una sezione archeologica con reperti romani, una seziona medievale e moderna e una mostra permanente dell’artigianato abruzzese.

Sulmona è caratterizzata da alcune tipicità che si mostrano sia negli eventi che nei prodotti. Tra gli eventi, a fine luglio si svolge la Giostra Cavalleresca. Una manifestazione che rievoca con estrema fedeltà le atmosfere medievali e con i partecipanti che al galoppo danno prova delle loro abilità. Un evento accompagnato dal corteo storico, una sfilata in costume medievale che attraversa le principali vie della città e coinvolge tutta la popolazione con le sue eleganti dame e i coraggiosi messeri.

La Madonna che scappa in piazza, invece, è la più caratteristica manifestazione religiosa che si svolge a Sulmona.  Un evento che rievoca la Resurrezione di Cristo con una funzione unica nel suo genere. In uno dei lati di piazza Garibaldi è visibile la statua del Cristo Risorto. Dalla parte opposta, all’interno della Chiesa di San Filippo si trova la Madonna vestita a lutto. I due discepoli di Gesù, San Pietro e San Giovanni, vanno a vicenda a bussare alla porta della chiesa per darle la notizia della resurrezione del figlio.

Al terzo tentativo la Madonna esce e percorre con passo incerto e cadenzato la distanza tra la chiesa e il centro della piazza, ancora incredula e sconvolta dal dolore. Giunta a metà della Piazza, riconosce il Figlio risorto che l’attende. A questo punto inizia una corsa sfrenata, durante la quale le cade il mantello nero del lutto, le resta indosso il vestito verde, il colore della primavera, simbolo di lieti auspici mentre un volo di colombi si libra nel cielo accompagnato da scoppi di mortaretti.

Tra i prodotti tipici di Sulmona regnano i confetti.

Una tradizione di antichissime origini e una vera delizia per il palato. Il confetto tipico è composto da un’anima di mandorla intera sgusciata e pelata, rivestita da strati di zucchero e/o di cioccolato. Forma e dimensioni del confetto varieranno in tal caso in funzione dell’anima, così come il rivestimento potrà essere liscio o a superficie rugosa.

Se ne possono contare oltre cinquanta tipi differenti, alcuni tradizionali come i cannellini, altri di recente invenzione come le perle e le fedi, molto richieste da giovani sposi o innamorati. Legando confetti di colore e forme diversi con fili di seta si creano composizioni di fantasia.

A Sulmona un altro prodotto è l’aglio rosso, tra i più pregiati d’Italia, diverso dall’aglio comune per colore e dimensione e con un leggero sapore piccante.

Si caratterizza per l’elevata conservabilità, ma soprattutto per l’aroma particolarmente intenso. Impiegato in massima parte per il consumo fresco, ma i suoi utilizzi sono innumerevoli in tanti piatti tradizionali della cucina abruzzese.

Si prosegue per Corfinio, le cui antichissime origini la resero capitale della Lega Italica durante la guerra sociale contro Roma nel XV secolo. Durante i due anni di guerra la città fu un centro assai vitale. Qui, infatti, venne coniata la prima moneta degli insorti, con la legenda “ITALIA”, nome con il quale Corfinium venne poi ribattezzata.

Ad agosto nel paese si celebra la rievocazione della nascita della “Lega Italica”, durante la quale viene allestito il mercato storico nel borgo con antiche botteghe, prodotti enogastronomici e artigianali. Corfinio, inoltre, rappresenta una meta molto importante e famosa per gli amanti di archeologia. Nell’antico borgo medievale si trova Palazzo Trippitelli, che ospita attualmente il Museo Civico Archeologico “Antonio De Nino”, all’interno del quale sono conservati ed esposti i reperti venuti alla luce nelle campagne archeologiche di scavo condotte nella città e nel suo territorio.

Il percorso continua verso nord in direzione del parco nazionale del Gran Sasso.

Ma prima di arrivarci risulta interessante fare altre tappe. Una di queste è Calascio, borgo di origini normanne, sulle cui montagne che sovrastano il paese, ancora oggi svettano la rocca e i ruderi del castello costruiti nella tipica architettura difensiva. Per gli appassionati di cultura e di storia, ideale per scoprire il borgo e i suoi dintorni è l’itinerario medievale che parte con la visita alla Rocca. Quest’ultima, con i suoi quasi 1.500 metri di altitudine, è il castello più alto d’Italia e uno dei più alti d’Europa. La Rocca, restaurata e consolidata alla fine del XX secolo, è stata diverse volte set cinematografico di film ed è oggi un’importante meta turistica.

Tra i monumenti più importanti del centro abitato spiccano le chiese. Il Convento di Santa Maria delle Grazie o chiesa di San Francesco custodisce al suo interno una tela dipinta da Giulio Bradeschini risalente al XVI secolo. Da visitare anche la chiesa di San Nicola, interessante per il suo portale cinquecentesco e per le statue di terracotta del XVII secolo. .

La cucina del borgo di Calascio è caratterizzata da piatti realizzati con prodotti legati alla terra.  Un piatto tipico è la zuppa di lenticchie servita con quadratini di pane fritto in olio di oliva. Ma le lenticchie vengono anche cucinate con le patate o le salsicce.

Segue Santo Stefano di Sessanio, un centro storico ad alta quota immerso nel silenzio di un paesaggio incantato.

Situato nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il suo nucleo urbano è interamente costruito in pietra calcarea bianca e i tetti in coppi creano una visione armoniosa per chi guarda il paese dall’alto.

Ma ciò che rappresenta di più Santo Stefano è la sua lenticchia. Un prodotto di altissima qualità, appartiene a una qualità rara, che si coltiva solo nei terreni aridi di alta montagna tra i 1200 e i 1450 metri. Ottime da gustare, sono la base di piatti tradizionali che raccontano la storia di questo territorio nei sapori e nei gesti antichi della cucina.

Poi Barisciano, ad un’altitudine di 940 metri, situato alla base di un monte coronato dai ruderi di una cinta fortificata.

La Montagna della Fajèta lo divide dall’altopiano di Campo Imperatore. Un paese pieno di storia, di memorie, di tradizioni, con la presenza di ampie piazze ed importanti monumenti. Nel centro urbano risaltano la chiesa Parrocchiale di San Flaviano, la chiesa della S.S. Trinità, quella di S. Maria di Valleverde e, più lontano, immerso nel verde, il convento di S. Colombo.

Centro climatico altamente panoramico, che nel corso dell’anno offre un variegato programma di attività e manifestazioni. Nel mese di giugno ospita “L’Altra Fiera” rassegna sul turismo, artigianato e prodotti tipici dell’Abruzzo.

Ed ecco il Parco nazionale del Gran Sasso che con suoi 150.000 ettari di estensione rappresenta uno dei parchi più grandi d’Italia. Il suo territorio ha caratteri prettamente montani, dagli scenari quasi alpini, ed è costituito da due distinti gruppi montuosi, il massiccio del Gran Sasso d’Italia e il gruppo ad esso soprastante, i Monti della Laga.

Il Gran Sasso ospita il ghiacciaio del Calderone, l’unico dell’Appennino nonché il più meridionale d’Europa, ed è affiancato a sud dall’altopiano di Campo Imperatore, una sterminata landa carsica d’alta quota fra i 1.600 e gli oltre 2.000 metri.

Nel Parco vive oltre un quinto dell’intera flora europea, e più di un terzo del patrimonio floristico italiano. Non manca poi la grande fauna, in particolare quella delle specie di rilevante interesse naturalistico. Tra queste il camoscio d’Abruzzo, oggi presente con oltre cento individui; il lupo appenninico, con una popolazione di oltre trenta esemplari. Di recente ha fatto la sua ricomparsa anche l’orso bruno marsicano, a riprova del forte impegno profuso dall’Ente Parco nella tutela e nella valorizzazione di un territorio straordinario e unico. Un legame tra natura e presenza umana rappresenta una caratteristica all’interno del Parco. E ne sono testimonianza gli innumerevoli, antichi e splendidamente conservati paesi e castelli sparsi nel suo territorio.

Da qui si procede in direzione L’Aquila.  

Il terremoto dell’Abruzzo ha colpito L’Aquila nel cuore del suo centro storico. Adesso che alcuni dei monumenti sono stati restaurati e che le uniche strade chiuse sono quelle occupate dai cantieri, i motivi per partecipare e testimoniare la difficile rinascita di una città sono molteplici.

La visita a L’Aquila può iniziare dal suo centro storico, partendo da partendo da piazza Battaglione degli Alpini dove c’è la Fontana luminosa e dove il Gran Sasso spunta con la sua mole inconfondibile nel panorama tra le sculture di bronzo. Da qui si percorre Corso Vittorio Emanuele, il salotto dell’Aquila, fino ad arrivare ai Quattro Cantoni, il punto centrale della città.

Si prosegue verso Piazza San Bernardino con la vista sui tetti e con la Basilica di San Bernardino. Da costa Masciarelli si scendono i gradini che portano a piazza Duomo, e da qui si arriva alla fontana delle 99 cannelle ed al Museo Nazionale d’Abruzzo. Girando a sinistra dalla Villa Comunale ci si immette in viale di Collemaggio, su cui si affacciano eleganti abitazioni liberty fresche di restauro. Passeggiando lungo il viale alberato si raggiunge la Basilica di Collemaggio.

Proprio qui si rinnova ogni anno il rito solenne della Perdonanza.

Una cerimonia dall’ importanza straordinaria, che risiede nel messaggio di pace, solidarietà e riconciliazione che da oltre 700 anni diffonde tra gli uomini. Pietro Angelerio, anacoreta, scortato da re Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello, abbandonò l’eremo di Sant’Onofrio al Morrone per essere incoronato Papa col nome di Celestino V il 29 agosto del 1924. La stessa sera concesse l’indulgenza plenaria ai fedeli.

Da allora, il 28 e il 29 agosto di ogni anno a L’Aquila si rinnova il rito solenne della Perdonanza grazie al quale quanti confessati e sinceramente pentiti, dalla sera del 28 agosto fino alla sera del giorno 29, festa di san Giovanni Battista, avessero visitato devotamente la basilica di Collemaggio, avrebbero ricevuto contemporaneamente la remissione dei peccati e l’assoluzione dalla pena, concessione riservata fino ad allora solo ai più ricchi in cambio di consistenti elemosine o ai crociati in procinto di partire per la Terra Santa.

L’indulgenza concessa da Papa Celestino V fu formalizzata in una bolla concessa alla Città dell’Aquila, a seguito della quale viene aperta la Porta Santa della Basilica il 29 agosto di ogni anno. La pergamena è conservata nella cappella blindata della Torre del Palazzo Civico e viene esposta per un intero giorno in occasione della Perdonanza. La sera del 29 agosto, dopo la chiusura della Porta Santa, la bolla torna al Palazzo Civico accompagnata da un corteo.

Lasciata L’Aquila si procede in direzione del Parco Regionale SirenteVelino, nome caratterizzato dai due massicci montuosi che lo compongono.

Il Parco regionale del Sirente – Velino presenta una superficie totale di 54.361 ettari, fatti di canyon, grotte, massicci montuosi, borghi incantati. Tra le imponenti catene montuose, l’Altopiano di Campo Felice, i Prati del Sirente e l’Altopiano delle Rocche offrono infinite possibilità di escursioni

Ogni momento è buono per visitare il parco. In inverno come meta per gli sport sulla neve, in estate per le escursioni a piedi, cavallo e bicicletta, mentre in autunno per osservare come la natura si prepara a dormire tra mille colori.

Il parco offre davvero moltissimo ai visitatori, iniziando dalle bellissime Gole di Celano.

Qui si ha la possibilità di inoltrarsi in un canyon affrontando un percorso semplice e alla portata di tutti.  Altra escursione da non perdere è quella alle Grotte di Stiffe, nella zona di San Demetrio ne’ Vestini che rappresentano un esempio unico in Italia di un fenomeno carsico chiamato risorgenza attiva. Si tratta, infatti, di cavità formate da un fiume sotterraneo e che fuoriesce in superficie. La zona da visitare è splendida con cascate d’acqua fino a 25 metri, laghetti, stalattiti e stalagmiti.

Per chiunque sia interessato a svolgere particolari attività all’interno del parco, alcune aziende offrono la possibilità di partecipare ad attività come la raccolta dello zafferano e del tartufo o insegnano i segreti della raccolta di erbe preziose per la salute e il loro utilizzo.

Rocca di Mezzo è uno degli ingressi del Parco.

Situato a 1329 metri di altitudine e posta al margine nord-orientale dell’Altopiano carsico delle Rocche, presenta un abitato diviso in tre zone. Il Borgo, di origini medievali, è il nucleo più antico del paese, composto da case, rimesse in pietra, vicoli ripidi. La Morge, che presenta molti scorci suggestivi e il Nuovo incasato, eretto nel Novecento, con alcuni raffinati edifici pubblici, come il vecchio Municipio, e privati, fra cui la Villa Cidonio.

Da visitare anche la Chiesa di San Lorenzo, parrocchia di borgo Terranera. Molto antica, ma oggi ha un aspetto settecentesco, con facciata semplice a tetto spiovente. Di largo richiamo per la zona sono anche alcune feste caratteristiche, tra cui la più nota è quella del Narciso, il fiore che nel mese di maggio fiorisce tra le erbe dell’altipiano.

Da assaggiare il formaggio pecorino classico, ma soprattutto quello aromatizzato al tartufo, alle noci e allo zafferano. A questo aggiungere la grande offerta di mostarde e confetture di rosa canina.

Segue Ovindoli situato a 1375 m di altitudine, dal versante della Marsica è la naturale porta d’accesso al vasto altopiano carsico delle Rocche.

Il paese conserva alcuni motivi di interesse artistico e storico del passato, tra cui la Chiesa della Vergine, la Porta Mutiati, ad arco gotico che costituiva l’accesso al borgo fortificato. Oppure la Villa imperiale di San Potito, in località Piana dei Santi. Un ritrovamento di una grande villa romana probabile residenza estiva di patrizi e imperatori, grazie agli scavi in zona condotti a partire dagli anni’80.

Ma Ovindoli è principalmente un’attrezzata località ricercata sia per soggiorni estivi che invernali. Nel periodo estivo sono varie le opportunità di svago tra sentieri per escursioni a piedi e a cavallo, percorsi per mountain bike, parapendio e freeclimbing. In inverno si possono effettuare sci di fondo, sci alpino ed escursionistico. Una destinazione della montagna abruzzese davvero interessante, ricca di eventi nel corso delle stagioni.

E dopo questa attività viene sicuramente fame. Allora bisogna provare i maccheroni con sugo di castrato o salsiccia, la polenta all’abruzzese con pancetta, salsiccia e cipolla, gli immancabili arrosticini di pecora, il coniglio con le lumache e le fave con il guanciale. E per concludere le  ferratelle farcite con marmellata d’uva o miele.

Poco distante Campo Felice, che si inserisce nella bellezza degli Appennini.

Una moderna stazione sciistica nel cuore montuoso dell’Abruzzo. Il paese, con la vicina Ovindoli, forma il comprensorio delle Tre Nevi. Un paesaggio delimitato da montagne tutte alte più di 2000 metri con neve presente da novembre ad aprile. Tra le vette più suggestive si presenta quella di Monte Rotondo che nelle giornate più limpide regala una visuale eccezionale sul Gran Sasso, sul Sirente e sul Velino.

Qui si presentano una serie di piste con discese adatte sia gli sportivi più esperti che ai principianti. Tra le più importanti la pista delle Aquile, cha dalla cima di monte Rotondo scivola a valle coprendo un dislivello di oltre 600 metri. Ma questo è un luogo ideale anche per chi pratica snowboard. Nell’attrezzatissimo snowpark sono concesse le evoluzioni più bizzarre, ma è anche presente il luogo adatto per gli amanti dello sci nordico con un anello lungo una decina di chilometri che si sviluppa sull’altopiano. Spettacolare è anche la pista per le ore notturne, che grazie all’illuminazione delle torri- faro consente di sciare anche dopo il tramonto.

L’aspetto più noto di Campo Felice è s legato all’inverno, ma anche durante l’estate si possono scoprire un paradiso di sentieri in cui poter praticare escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike, immersi nel verde e respirando l’aria salubre di montagna.

Si prosegue verso sud arrivando ad Avezzano capoluogo della Marsica circondato dalle montagne.

La storia architettonica della città è legata a due eventi che la devastarono in epoca piuttosto recente: il terremoto del 1915 e i bombardamenti della seconda guerra mondiale. A causa di questi eventi la città appare piuttosto moderna, nonostante ci sia molto da vedere nel territorio.

A partire dai siti archeologici come i cunicoli di Claudio, che si estendono per oltre cinquemila metri lungo la Piana del Fucino, splendida testimonianza del genio ingegneristico romano. Nella zona nord Avezzano si trova la Villa Romana, composta da una zona rustica ed una residenziale con dei bei mosaici, resti di terme e tombe. A pochissimi chilometri da Avezzano, da non perdere la visita al sito archeologico di Alba Fucens, antica città romana situata a 1000 metri di altezza.

Edifici appartenenti a periodi successivi sono invece il Castello Orsini- Colonna del XV secolo, oggi restaurato e sede di spettacoli e della Pinacoteca di arte Moderna, e la Villa Torlonia, il bellissimo giardino romantico di tre ettari che circonda la villa con un laghetto artificiale, una bella neviera e il Padiglione Torlonia in stile liberty in legno, oggi sede del Museo di Arte contadina e pastorale di Avezzano.

Nei dintorni di Avezzano gli amanti della natura non possono perdere la Riserva naturale guidata Monte Salviano, all’interno della quale può essere praticato, oltre l’escursionismo, anche il parapendio e il trail running.

Particolari eventi ad Avezzano si svolgono nel mese di Aprile, con i Focaracci, fuochi accesi in tutto il paese in onore della Madonna di Pietraquaria, la santa protettrice a cui gli abitanti sono molto devoti e alla quale viene dedicata una processione.  Intorno a questi fuochi si eseguono canti e balli popolari. Nel periodo tra aprile e maggio, la rassegna teatrale dialettale è un modo curioso per conoscere la cultura di Avezzano.

A tavola agnello e pecora sono i tipici protagonisti per la carne, mentre è da provare la pasta alla pecorara, anellini di pasta fresca conditi con un ragù di verdure e la tipica ricotta di pecora. E poi tra i dolci le ferratelle, i mostaccioli e i nucci atterrati, ovvero gustosissime mandorle caramellate.

Si prosegue per Tagliacozzo, una località ricca di storia che può essere visitata attraverso tutti i suoi luoghi.

Per cogliere l’essenza del borgo, occorre arrivare nel suo cuore antico. Proseguendo verso l’interno, si incontrano case, palazzi, chiese vicoli e strade in un concentrato di tradizioni e tipicità.

Da visitare la Chiesa e monastero dei Santi Cosma e Damiano, il complesso più antico e ricco di memorie. L’annesso monastero ospita le monache di clausura e custodisce un quadro detto Volto Santo. Poi il Santuario della Madonna dell’Oriente, situato su una collina posta ai piedi del monte Aurunzo, dista circa due chilometri dal centro urbano. Annesso a questo si presenta il Museo Orientale, che presenta antichità egiziane, orientali, etiopiche ed un’interessante raccolta numismatica e filatelica, oltre che alcuni arredi sacri e rare icone bizantine

Il Palazzo Ducale, nel centro urbano, è la perla del patrimonio artistico di Tagliacozzo. La caratteristica del palazzo è quella di avere due piani architettonicamente molto diversi: il primo presenta uno stile tardo gotico, il secondo uno stile rinascimentale. Molti gli elementi che testimoniano la bellezza di questo edificio, tra cui le sale ornamentali, i dipinti, gli scaloni.

Numerosi e interessanti sono gli eventi che caratterizzano l’attività culturale della cittadina in ogni periodo dell’anno. La Festa del Volto Santo, celebrata annualmente la domenica successiva alla Pasqua, il prestigiosissimo Festival Internazionale di Mezza Estate ad agosto e le tradizionali feste patronali.

Proprio durante le feste si ha l’occasione di assaggiare le specialità locali, come la polenta con salsicce e spuntature servita nelle sciffellete, particolari piatti di legno, e agnello cacio e uova.  E poi i dolci della tradizione, tra cui i biscotti, cavallucci e palombelle, confezionati dalle monache di clausura del monastero benedettino per la Festa del Volto Santo. A cui si aggiungono mostaccioli al cioccolato, biscotti con semi d’anice, ciambelle al vino o con glassa di zucchero.

Il viaggio in Abruzzo si conclude a Sante Marie, località da cui inizia un affascinante percorso di 100 km, tra borghi medievali, natura incontaminata e vecchie mulattiere tra Abruzzo e Lazio.

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Si tratta del Cammino dei Briganti. Le strade che fanno parte di questo cammino furono percorse circa 150 anni fa dai briganti della Banda di Cartòre, comandata dal brigante Berardino Viola, ma anche quella degli uomini fedeli a Carmine Crocco e al generale spagnolo José Borjes.

Il percorso, che si può intraprendere in totale autonomia, parte da Sante Marie e prosegue verso Valdevarri e Nesce, nel Lazio. Si torna in Abruzzo facendo tappa a Cartore, a Santa Maria in Valle, a Rosciolo, a Magliano de’ Marsi, a Casale Le Crete, fino a tornare di nuovo a Sante Marie Il cammino è percorribile tutto l’anno, durante la stagione invernale conviene munirsi di ciaspole per la possibile neve.

Come per tutti gli altri cammini, a partire da quelli religiosi, anche il Cammino dei Briganti ha la sua credenziale, denominata in questo caso salvacondotto, su cui raccogliere i timbri che certificano l’avvenuto percorso.

Alessandro Campa

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