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Governo: l’economista Primanni, ‘con Draghi le banche saranno più libere imprese’

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Milano, 23 feb. (Labitalia) – “Con Draghi le banche saranno più libere imprese”. A dirlo, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Maurizio Primanni, economista, esperto di finanza e ceo di Excellence Consulting. “La squadra – dichiara – scelta dal neopresidente Mario Draghi riflette le sue caratteristiche di economista e uomo di finanza pragmatico, come del resto è emerso bene durante il discorso che ha tenuto al Senato per ottenere la fiducia. Si è detto giustamente che nel ‘governo del Paese’ i tecnici – Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Vittorio Colao (Transizione digitale), Marta Cartabia (Giustizia), Daniele Franco (Economia), Patrizio Bianchi (Istruzione), Cristina Messa (Università), Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Roberto Garofoli (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) – avranno un ruolo decisivo”.

“Vorrei però – ribadisce – sottolineare un altro aspetto. Credo che Draghi, come ricordato nel suo intervento a Palazzo Madama, è convinto che il ruolo dei politici sarà essenziale. Sa che per prendere decisioni che riguardano la salute e il lavoro, le due grandi emergenze dovute alla pandemia, bisogna considerare, usando un termine della disciplina manageriale, il sentiment, cioè conoscere reazioni delle persone di fronte alle decisioni della politica, quando e come comunicarle. In questo senso ha ribadito più volte che si confronterà con le parti sociali e i corpi intermedi”.

“D’altronde – osserva Primanni – il nuovo capo dell’esecutivo ha già mostrato di essere quasi più politico dei politici anche, per usare un’altra parola specialistica, nel timing, altro aspetto fondamentale sia nel governo di un’azienda, come in quello di uno Stato. Si pensi a come ha criticato l’errore di annunciare la riapertura delle piste da sci in tempi troppo anticipati rispetto al momento debito”.

“Draghi – afferma – è un grande europeista e atlantista. Ha detto che l’Europa non esiste senza l’Italia, ma che anche l’Italia non avrebbe senso fuori dall’Ue e dall’euro. Per spendere la mole di denaro che il Recovey plan destina all’Italia: 209 miliardi (82 a fondo perduto, 127 in debiti), seguirà le linee impostate da Bruxelles, quella di arrivare a un Europa a zero emissioni di CO2 e di gas clima-alternanti. Per raggiungere questa metà, dovrà investire nella green economy, un settore trasversale, che va dall’edilizia, ai trasposti, all’industria 4.0, ma anche nella digitalizzazione del Paese, un intervento anche questo che coprirà più ambiti: la sanità, la scuola, la giustizia”.

“Non dimentichiamo – sostiene – il terzo obiettivo del Recovery, l’inclusione sociale, cui sono dedicati ministeri appositi: Politiche giovanili (ministra Fabiana Dadone), Pari opportunità e famiglia (Elena Bonetti), Disabilità (Erika Stefani). Draghi vuole ricostruire il Paese e renderlo competitivo all’esterno e portare nuovi investitori esteri in Italia. Ne trarranno beneficio anche i nostri gioielli internazionali, penso ai settori della moda e del design, ma anche ad alcuni delle tecnologie e della medicina di precisione e dell’energia. Ne trarrà sicuro beneficio il nostro sistema dei distretti industriali”.

“L’effetto positivo dell’azione di Draghi – asserisce – si farà sentire anche sulle banche e sulle istituzioni finanziarie nazionali. Il nuovo presidente del Consiglio, come noto, dal 2011 al 2019 ha guidato la Bce con successo durante la crisi del debito sovrano europeo. E’ stato l’artefice del quantitative easing e la sua famosa frase ‘whatever it takes’, con cui ha rappresentato la volontà di difendere l’euro a tutti costi, persino con alcuni membri del board della Bce contrari, è la prova della sua capacità di prendere decisioni in contesti complessi e di portarle avanti. Per le banche sarà un cambiamento importante, un ritorno alla loro funzione di libera impresa e al loro modo di lavorare più sano. Sono convinto che Draghi assegnerà alle banche un ruolo equilibrato nel finanziamento alle imprese, le spingerà a finanziare le aziende e i settori giusti per il rilancio della competitività del nostro paese”.

“Spesso nella storia del nostro Paese – ricorda Maurizio Primanni – è stato chiesto alle banche di supportare aziende oramai decotte, ma negli ultimi tempi le cose sono cambiate e ciò non è più possibile. La maggior parte delle nostre banche sono ormai delle public company, cui azionisti e mercati finanziari chiedono di prestare attenzione prioritariamente all’economicità della gestione. Draghi sa bene che le aziende hanno un loro ciclo di vita, possono durare un secolo, ma anche solo un decennio se non riescono a essere redditizie e sostenibili. Il supporto delle banche all’economia reale è utile solo in quanto crea valore per tutti”.

“E’ evidente – assicura – che tutto il sistema finanziario italiano, che interagisce con quello mondiale, trarrà beneficio dall’esercizio di Draghi. Come noto, fin dai giorni dell’incarico assegnato dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a Draghi, lo spread è ai livelli più bassi da inizio 2015 e i rendimenti dei titoli di Stato sono già da tempo sui minimi di sempre. Ricordiamo che negli ultimi giorni del precedente Governo i titoli spagnoli e portoghesi erano più vantaggiosi dei nostri. Da sottolineare poi come l’esecutivo Draghi si sia insediato di sabato. Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi da economista conosce l’importanza della comunicazione, sa che le decisioni importanti devono essere meditate e metabolizzate dai mercati. La comunicazione finanziaria deve essere fact based e non precipitosa”.

“Draghi – spiega – agirà in modo pragmatico e per questo sarà efficace. Il suo metodo di lavoro rappresenta un cambio di paradigma: ha sostenuto che ripagherà la fiducia ricevuta dal Parlamento con dei fatti concreti, che saranno comunicati solo alla loro realizzazione. Un metodo cui il nostro Paese non è abituato. L’elemento più critico della sua azione sarà la gestione del dissenso. A tal fine sarà indispensabile creare un clima di fiducia negli italiani, che dovranno vivere questa fase come una nuova ricostruzione, come fecero i nostri nonni, che, usciti alle macerie della guerra, hanno portato l’Italia a essere una delle principali potenze economiche mondiali del mondo. Gli italiani non potranno che beneficiare di tale clima positivo. Non ignoriamo che tengono sui conti correnti 1.750 miliardi di risparmi. Se solo investissero parte di tali capitali in aziende italiane farebbero il bene della nostra economia. Alcuni strumenti, come i pir (piani individuali di risparmio) già ci sono, ma si può pensare a iniziative nuove, come un fondo misto pubblico-privato con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti”.

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