Fillea: 198mila migranti in cantieri, regolarizzarli per evitare focolai

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Roma, 8 mag. (Labitalia) – “In edilizia noi abbiamo, dati 2019, 400mila lavoratori irregolari, di cui 198mila migranti non comunitari, in particolare nordafricani e tantissimi dell’ex-Jugoslavia. Se questi lavoratori non vengono regolarizzati noi non possiamo neanche applicare i protocolli di sicurezza, e quindi neanche dargli banalmente quei dpi, le mascherine, il gel igienizzante, l’igienizzazione dei macchinari previsti. E così il rischio è di avere lo scoppio di focolai di Covid19 nei cantieri”. E’ l’allarme che lancia il segretario generale della Fillea Cgil, Alessandro Genovesi, intervistato da Adnkronos/Labitalia, che chiede “che se la regolarizzazione dei migranti deve essere fatta, deve essere generalizzata, in agricoltura, ma anche in edilizia e per colf e badanti”.

Per Genovesi, “la regolarizzazione diventa anche uno strumento di tutela sanitaria, perchè il cantiere può diventare un focolaio. E c’è un rischio non solo per i lavoratori ma anche per i cittadini: la vecchietta che si fa rifare il bagno rischia di trovarsi davanti un lavoratore irregolare che non è stato formato sulle misure di sicurezza anti-Covid, non gli sono state date le mascherine, non sono stati sanificati gli strumenti, non sa che non deve utilizzare in maniera promiscua il martello e la sega. C’è proprio un tema di sicurezza sanitaria al di là del fatto che uno sia d’accordo o no a livello etico e morale. ovviamente noi come Cgil riteniamo che sia giusto farlo con criteri di giustizia sociale”, sottolinea il numero uno degli edili di Corso d’Italia.

Per Genovesi, “al di là del tema se è giusto o sbagliato, è utile farlo. Per la salute degli italiani serve regolarizzare gli immigrati nei cantieri, come nei campi e tra colf e badanti, al fine di fornirgli quegli strumenti di tutela e protezione. O anche ad esempio permettergli di avere un medico di famiglia”, sottolinea.

E il sindacato fa il punto anche sulla fase 2 già partita in edilizia. “Noi registriamo -spiega Genovesi- una ripartenza quasi a regime degli appalti pubblici, grandi e medi. La predisposizione dei cantieri in sicurezza per i piccoli appalti delle manutenzione pubbliche. E vediamo ancora molta sofferenza nell’edilizia privata, anche legata alla dimensione piccola delle imprese”.

“L’edilizia -sottolinea Genovesi- sta ripartendo. Quella degli appalti pubblici sta ripartendo molto bene nel senso che i cantieri pubblici, sia quelli grandi che non si sono in realtà mai fermati, ma anche quelli medi legati a scuole e università e carceri sta andando bene”.

Secondo Genovesi, “molte stazioni appaltanti stanno anche adeguando i contratti per farsi carico dei maggiori costi relativamente al rispetto dei protocolli. Nell’edilizia privata -aggiunge- c’è ancora un rallentamento significativo ma anche legato alla paura dei committenti privati. C’è anche una componente psicologica in questo ambito e poi i problemi legati alla dimensione piccola delle imprese”.

Il sindacato sta facendo comunque la sua parte. “Lo sforzo che stiamo facendo tutti come sindacato è quello di attivare gli enti bilaterali territoriali che abbiamo in ogni provincia, i Cpt, gli Rlst, le scuole edili. L’obiettivo è di dare in una prima molta formazione, consulenti e consigli sulle misure da seguire poi ovviamente passato un periodo congruo ci sarà anche l’aspetto della vigilanza e del controllo”, conclude Genovesi.

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