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Dl Ristori, Sistema Impresa-Fai Tp: “Misure insufficienti, bus privati per Tpl”

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Roma, 30 ott. (Labitalia) – “Trasporti in agonia. Migliaia di mezzi privati inattivi nelle rimesse quando la mobilità pubblica è in tilt, Ncc alle prese con una crisi senza precedenti e il dl Ristori varato dal governo che prevede misure di compensazione insufficienti”. Berlino Tazza, presidente della confederazione nazionale Sistema Impresa, e Alfonso Riva, presidente di Fai Trasporto Persone, spiegano “le falle della strategia dell’esecutivo” proponendo soluzioni “per garantire l’erogazione dei servizi di trasporto in piena sicurezza salvaguardando simultaneamente l’attività delle imprese e i posti di lavoro dei dipendenti”. La crisi da Covid ha colpito un settore che conta 6mila imprese bus, 30mila imprese Ncc, 60mila autisti.

“Il decreto Ristori – commenta Alfonso Riva, presidente di Fai Trasporto Persone – è stato ampiamente propagandato dal governo ma per le imprese private si è tradotto in una grave delusione. L’ennesima da quando è scoppiata, lo scorso marzo, la crisi del Covid a testimonianza del fatto che i legislatori e i governanti hanno commesso e continuano a commettere errori imperdonabili. In riferimento al decreto varato dal governo per riconoscere compensazioni alle aziende che hanno accusato un calo di fatturato per l’impatto della pandemia, non è stato contemplato il codice Ateco che consente di integrare l’attività dei bus”.

“Inoltre, è lo stesso meccanismo – fa notare – stabilito dal decreto per riconoscere i ristori agli operatori Ncc che risulta incapace di fotografare la realtà. Un calcolo fondato sul mese di aprile con il ristoro fissato al 100% è inattendibile. Il modo più idoneo e trasparente di procedere sarebbe stato un altro: stabilire come punto di riferimento la media annuale e stimare il ristoro al 400%. Ma così non è stato fatto con grave danno per le imprese del settore che si trovano ad essere beneficiarie di una misura irrisoria”.

“A Milano la situazione è chiaramente fuori controllo – dichiara Riva, che rappresenta una forza datoriale molto radicata nei territori Lombardi e del Nord-Ovest – dal momento che nelle ore di punta i mezzi del trasporto pubblico sono affollati e quindi si verifica un’inadempienza generalizzata rispetto alle regole del distanziamento. Invece di distribuire finanziamenti a pioggia per il Tpl privilegiando in via esclusiva le società pubbliche, sarebbe stato più utile ed efficace, come abbiamo sostenuto per primi, coinvolgere le aziende private che possono schierare immediatamente migliaia di mezzi sicuri, in perfette condizioni, confortevoli e adatti a garantire la sicurezza dei passeggeri. La nostra associazione vuole essere coinvolta a livello regionale e nazionale per definire le politiche di indirizzo per combattere il Covid. Ma nonostante la nostra disponibilità non riceviamo risposte confortanti”.

“Siamo arrivati in questo periodo dell’anno senza alcuna preparazione – spiega Berlino Tazza – e credo che sia questo il difetto più evidente dell’azione governativa. Ciò che dobbiamo evitare ora è un secondo lockdown. Ma per farlo, invece di intervenire su aspetti secondari del problema come l’orario di apertura e di chiusura degli esercizi pubblici, bisogna affrontare con lucidità e concretezza il tema prioritario del trasporto. Il pubblico, da solo, non può garantire il servizio in un regime di sicurezza. È ora di reclutare le aziende private dando ossigeno economico alle imprese e tutelando al meglio gli utenti”.

“La politica nazionale – avverte – continua ad essere in ritardo e, davanti a questa lacuna, diventa sempre più difficile per le associazioni ricondurre alla pratica della trattativa sindacale i gruppi spontanei e autogestiti di operatori che stanno sorgendo ovunque in Italia e che rinunciano a priori a un’attività di negoziazione perché hanno perso la fiducia di poter instaurare un dialogo costruttivo con i rappresentanti delle istituzioni. La crisi è talmente forte, e le riposte che sono state fornite finora sono talmente inadeguate, che la stessa vita pubblica e civile sta regredendo. E questa è indubbiamente una responsabilità del ceto politico”.

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