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Zelensky il giovane e Putin il vecchio, i 2 volti della guerra Ucraina-Russia

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Roma, 26 dic. (Adnkronos) – Il giovane Volodymyr Zelensky e l’anziano Vladimir Putin, l’aggredito e l’aggressore, sono i due volti della guerra Ucraina-Russia, che ha sconvolto il mondo appena uscito dalla pandemia. Entrambi russofoni, sono i simboli dei due modi opposti di vedere il mondo dopo il crollo dell’Urss in cui sono nati. L’ex attore passato alla politica vede un futuro in Occidente, mentre l’ex agente del Kgb sogna di ricostruire una sorta di nuova Urss, sostituendo al comunismo un’ideologia nazionalista. E se Putin non nomina mai Zelensky, il secondo non esita a dire che, se il leader del Cremlino morisse, la guerra da lui scatenata finirebbe.

Zelensky, è stato incoronato uomo dell’anno da Time. E non c’è dubbio che abbia saputo incarnare lo spirito della resistenza dell’Ucraina di fronte all’aggressione russa del 24 febbraio. Da attore e politico, Zelensky ha capito fin dall’inizio l’importanza dei simboli. “Non voglio un passaggio, voglio munizioni”, ha detto agli Stati Uniti che gli proponevano la fuga da Kiev il giorno dell’invasione. Quasi dieci mesi dopo, il Congresso americano gli ha attribuito un’ovazione nel suo primo viaggio all’estero, dopo che Zelensky e la sua famiglia sono sempre rimasti in Ucraina, sfidando le bombe.

La barba che si è fatto crescere e la maglietta verde militare sono l’icona di un presidente vicino ai suoi soldati. Ed infatti Zelensky, più di una volta, è andato al fronte, o nelle zone liberate, per sostenere i militari. Ogni giorno, il presidente ucraino parla ai cittadini, in video o sui social, per mantenere vivo lo spirito di resistenza, mentre non si contano più gli interventi in collegamento online con i parlamenti dei paesi alleati o in occasione di eventi internazionali.

Zelensky ha 44 anni e guida un Paese nato poco più di 30 anni fa. Il suo è un governo di quarantenni, con il capo delle forze armate , Valerii Zaluzhni, che ne ha 49, e l’influente capo dell’intelligence militare, Kyrylo Budanov, solo 36. Il presidente ucraino è il simbolo di una generazione a suo agio col digitale che, anche prima dell’invasione, voleva lasciarsi alle spalle il passato sovietico per diventare parte dell’Occidente. E che in guerra ha mostrato unità, resilienza e spirito di adattamento, usando anche l’arma dell’ironia per affrontare le difficoltà della guerra. Il forte legame di Zelensky con la moglie Olena, che lo ha sostituito in missioni di rappresentanza all’estero, è per gli ucraini un messaggio di normalità, di un presidente “come tutti noi”.

Dal Cremlino, che lui stesso ha definito “una fortezza assediata” nello scontro con l’Occidente, il 70enne Putin appare un personaggio completamente opposto. Gli occhi di ghiaccio e il volto impenetrabile, vuole essere il simbolo di una Russia eterna che affonda le radici nel passato. Della sua vita privata si conosce il meno possibile. Se prima della guerra, Putin si faceva spesso fotografare in atteggiamento da macho, esibendosi in prestazioni sportive, ora vuole apparire come un leader severo, determinato a ricostruire un nuovo tipo di impero russo nazionalista, erede di quelli zarista e sovietico.

Il leader del Cremlino si mostra in televisione con i suoi generali a rapporto per far vedere di avere la situazione sotto controllo ed è molto attento alla sua immagine. Ma non sempre riesce ad ottenere l’effetto voluto, come la famosa foto del lungo tavolo che lo divide dal presidente francese Emmanuel Macron, che finisce per comunicare un senso d’isolamento. O quella di lui con una copertina sulle ginocchia, circondato da anziani militari, alla parata della vittoria della Seconda Guerra Mondiale, simbolo di una elite di vecchi che manda i giovani soldati a morire.

Da quando ha scatenato quella che si ostina a chiamare “operazione speciale”, Putin non si è mai recato al fronte. E mentre la guerra che doveva durare pochi giorni prosegue da dieci mesi, l’impressione è che voglia evitare ogni rischio di contestazione, scarso entusiasmo o domande scomode, mente la Russia diventa sempre più uno stato autoritario. Dopo un comizio a Mosca a marzo a sostegno della guerra, con autobus di partecipanti costretti ad assistere, Putin ha ridotto al minimo le apparizioni in pubblico. Altri incontri, come quello con le madri dei soldati, appaiono accuratamente coreografati con partecipanti selezionati. Mentre sono state cancellate la conferenza stampa di fine anno, il discorso in parlamento sullo stato della nazione e la tradizionale partecipazione alla partita di hockey su ghiaccio di Capodanno sulla piazza Rossa a Mosca.

La propaganda di Putin, che giustifica la guerra con la presunta necessità di combattere “i nazisti” ucraini e di difendersi dalla Nato, continua a fare presa su un’ampia parte dell’opinione pubblica, ma suscita più rassegnazione che entusiasmo. Ed è una propaganda che punta tutta sul passato, che funziona soprattutto fra gli anziani, mentre molti giovani sono scappati all’estero per non diventare carne da cannone in Ucraina.