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Ucraina: Mirabelli (ex Consulta), ‘spese per difesa e armi non sono incostituzionali’

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Roma, 19 mar. (Adnkronos) – Le spese per la Difesa al 2% del Pil e le armi che l’Italia fornirà all’Ucraina “non sono in contrasto con la Costituzione”. Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, esclude l’incostituzionalità delle ultime misure del Governo italiano sul fronte del conflitto Russia-Ucraina “se sono chiari i limiti entro cui queste manovre sono fatte”.

Due i principi che sottostanno al rapporto tra guerra e Costituzione italiana: “Il primo è quando l’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali e di offesa alla libertà di altri popoli”; il secondo deriva invece dal fatto che “la Costituzione indica un principio di carattere generale, che non esclude che la guerra possa esserci e che potrebbe riguardare anche il nostro Stato. Nell’articolo 52 – ricorda il costituzionalista – la difesa della Patria è inoltre indicata come un sacro dovere, dunque la guerra di difesa è ammessa. Pertanto l’Italia può fare solo guerre di difesa, non di aggressione o che offendono la libertà di altri popoli. Guerre deliberate dal Parlamento, che attribuisce al Governo i poteri necessari”.

Guardando alla situazione attuale, “c’è una guerra tra un paese e uno stato aggressore perché c’è stata una invasione armata della Russia in Ucraina. L’invio di armi a Kiev è quindi una forma di aiuto a chi deve difendersi. Il nostro paese può farlo”, afferma Mirabelli. Altro aspetto sono gli effetti che si determinano sul piano economico. “Il 2% era stato già deliberato e previsto nell’ambito dei rapporti Nato cambiando completamente l’orientamento precedente. Non è dunque in contrasto con la Costituzione, che non definisce l’ammontare delle risorse. Sono scelte di tipo politico in coordinamento con altri Stati della stessa organizzazione internazionale”, conclude.

(di Roberta Lanzara)

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