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Ucraina: Gori, ‘medici russi utili a Bergamo durante Covid ma dubbi su missione’

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Milano, 21 mar. (Adnkronos) – L’aiuto della missione russa a Bergamo all’apice della prima ondata di Covid del marzo del 2020 fu reale. “Oltre ad aver sanificato le case di riposo, trenta medici lavorarono in Fiera e furono determinanti per il funzionamento di quell’ospedale. Altri medici italiani mi hanno testimoniato la competenza dei colleghi russi. In effetti, quando se ne andarono, tributammo loro il giusto ringraziamento”. Lo afferma il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, intervistato dal Corriere della Sera, dopo gli attacchi russi all’Italia anche per l”ingratitudine’ dimostrata dopo il sostegno di Mosca durante l’emergenza coronavirus. “Eravamo in grande difficoltà. L’apertura dell’ospedale alla Fiera di Bergamo venne inizialmente rinviata per il bidone dei medici promessi e mai inviati dai cinesi. Dell’arrivo dei russi qui abbiamo saputo all’ultimo, credo che su questo ci fosse stato un contatto tra Putin e Conte. Ricordo l’atmosfera sinistra di quella conferenza stampa, in cui i giornalisti non potevano rivolgersi ai militari”, ricorda il sindaco di Bergamo.

Per Gori è opportuno porsi dei dubbi sulle reali intenzioni della missione russa del 2020. “Se guardiamo alla composizione di quel contingente russo, fatto solo in parte da medici, è giusto chiedersi quali fossero i loro reali obiettivi. Quando parlo di intelligence la intendo in senso scientifico: il vaccino Sputnik sarebbe stato sviluppato partendo da un campione di virus prelevato in Italia. Già questo basta per dubitare che la missione fosse dovuta a pura generosità. Aggiungiamo che la Russia ha usato quella missione per propaganda, sottolineando la supposta inefficienza dei Paesi Nato”.

Dopo l’invasione dell’Ucraina “bisogna essere fermi nel condannare l’aggressione e nel supportare l’Ucraina”, continua Gori, che sottolinea le difficoltà di un’area della maggioranza di governo. “Nel mondo Cinquestelle e in quello leghista probabilmente c’è imbarazzo per i rapporti tenuti negli anni passati e nelle rispettive basi tuttora cova una diffusa simpatia per Putin e la Russia. Non so se sia un caso che Conte stia frenando sull’aumento della spesa militare, mentre Salvini si è buttato su questa linea pacifista davvero improbabile. Molto più coerente e credibile Giorgia Meloni, che dall’inizio ha condannato Putin e supportato l’invio di armi all’Ucraina”.

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