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**Ucraina: direttore Brescia Musei, ‘con Russia collaborazioni, conseguenze devastanti per cultura’**

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Milano 12 mar. (Adnkronos) – L’ultimo scambio con l’Ermitage di San Pietroburgo – ‘Il pranzo’ di Velázquez per due quadri di Ceruti – “curiosamente si è chiuso proprio pochi giorni prima dello scoppio delle ostilità”, ma la Fondazione Brescia Musei aveva “altri progetti in corso” con i musei russi, ora messi a repentaglio dal raffreddamento dei rapporti tra Mosca e l’Occidente. Ne ha parlato all’Adnkronos Stefano Karadjov, 44 anni, da tre direttore dell’istituzione culturale lombarda.

Per la mostra su Giacomo Ceruti in programma nel 2023, anno in cui Brescia insieme a Bergamo sarà capitale italiana della cultura, la Fondazione aveva chiesto in prestito alcune opere a musei russi, “ma ora dubito che i nostri curatori saranno soddisfatti”, dice rammaricato il direttore, che non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dai colleghi russi, con i quali tuttavia mantenere i rapporti ora è pressoché impossibile: “Non rispondono neanche ai messaggi, perché evidentemente vivono una condizione in cui anche rispondere a un messaggio può essere strumentalizzato contro di loro”.

Con la speranza che “nel giro di un paio di mesi la crisi rientri e si possa ritornare a dialogare”, Karadjov sta continuando a lavorare sulle collaborazioni con la Russia: una mostra su Raffaello, che dopo essere stata ospitata a Zagabria, doveva andare a Mosca e un progetto dedicato al patrimonio armiero con il Museo Statale di Storia della capitale.

Museo, quest’ultimo, che nel 2021 ha ospitato un’esposizione della Fondazione Brescia Musei dedicata ad Albrecht Dürer. “Complice il fatto che a causa della pandemia sono stati ridotti i progetti espositivi, curiosamente il nostro progetto è stata la mostra più visitata numericamente in Russia l’anno scorso: ha fatto 87mila visitatori”. Proprio alla luce degli stretti rapporti tra la Fondazione che dirige e i musei russi, Karadjov a ottobre ha partecipato alla giornata d’incontro tra direttori di musei italiani e russi, organizzata dal Ministero della Cultura. “Doveva segnare l’inizio dell’anno delle relazioni culturali italiane-russe, che invece ora sono state ufficialmente sospese”, osserva, riferendosi alla richiesta fatta dai musei russi a quelli italiani di restituire le opere in prestito.

Attenzione però a non strumentalizzare l’episodio, ammonisce Karadjov: “Anche se ufficialmente le richieste di rientro arrivano dai musei, sono chiaramente obbligati a farlo dal loro Ministero”.

Allo stesso modo dovrà fare l’Italia, chiedendo indietro le opere italiane prestate in Russia: “È un peccato, ma purtroppo è inevitabile, per una questione di reciprocità. Ahimé reciprocità al ribasso, ma non farlo sarebbe chiaramente un segnale di sudditanza da un punto di vista politico”, osserva il direttore di Brescia Musei, sottolineando che “la cultura non è delle nazioni che l’hanno prodotta: la letteratura russa non è dei russi; il Rinascimento italiano non è degli italiani. L’Ermitage è più ricco di arte italiana della gran parte delle pinacoteche italiane, non perché hanno rubato le opere, ma perché le collezionavano gli zar”.

“L’ipersemplificazione a cui ci portano questi animi accesi – conclude – è devastante per la cultura, che invece è il settore che potrà ricostruire più in fretta degli altri. Sarà proprio grazie all’arte che si potranno ricucire i rapporti”.

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