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Trump-Putin, tra minacce e attese braccio di ferro va avanti

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(Adnkronos) – E' partito il negoziato tra Donald Trump e Vladimir Putin in vista dell'annunciato, e finora rimasto solo tale, dialogo tra i due. I presidenti di Stati Uniti e Russia potrebbero parlarsi al telefono nei prossimi giorni per poi vedersi di persona, sostengono da tempo diversi media e osservatori che considerano il ritorno del tycoon alla Casa Bianca condizione necessaria per una svolta nella guerra in Ucraina. Per il momento sia Putin che Trump, nonostante le reciproche disponibilità ostentate, aspettano che sia l'altro a compiere la prima mossa.  Una sorta di braccio di ferro, con il presidente americano che già ieri è passato a minacce neanche troppo velate contro l'inquilino del Cremlino. "Se non facciamo un accordo, e se non lo facciamo presto, non ho altra scelta che introdurre tasse e dazi, sanzioni a un alto livello su qualsiasi cosa sia venduto dalla Russia agli Stati Uniti e a diversi altri Paesi partecipanti", ha scritto su Truth, suggerendo a Putin di "trovare ora una soluzione e fermare questa guerra ridicola!". Le dichiarazioni del nuovo capo della Casa Bianca hanno subito suscitato la reazione del Cremlino. "Non vediamo nessun elemento particolarmente nuovo", ha detto il portavoce Dmitry Peskov, rispondendo ad una domanda sulla minaccia di nuove sanzioni. "Sapete che Trump, durante il suo primo mandato, è stato il presidente americano che più spesso ha fatto ricorso a metodi sanzionatori", ha ricordato Peskov che, a proposito di un possibile colloquio Trump-Putin, ha spiegato che il Cremlino sta "aspettando segnali, che non sono ancora arrivati", ribadendo come il leader russo sia disponibile. Sottointeso: spetta a Trump fare il primo passo.  Alle minacce del presidente americano – sottolinea il Washington Post – i falchi pro-Cremlino fautori della linea dura hanno alzato i toni, aumentando la retorica anti-Ucraina e minimizzando qualsiasi ipotesi di svolta importante nei legami tra Stati Uniti e Russia. Percependo un continuo progresso sul campo di battaglia e la forte possibilità che Trump riduca gli aiuti militari all'Ucraina, molti a Mosca sembrano convinti del fatto che la Russia possa conquistare altro territorio e costringere prima o poi Kiev alla resa. "In primavera le condizioni non saranno mature per la fine della guerra – ha affermato Sergei Markov, un analista pro-Cremlino -. Ma entro l'autunno, con Trump che riduce i finanziamenti e l'esercito russo che fa ulteriori progressi, forse allora ci saranno migliori condizioni politiche". Il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha di recente indicato la presenza di una piccola finestra di opportunità per stringere accordi con l'amministrazione Trump, ma le condizioni messe sul tavolo da Putin porterebbero a uno smembramento di fatto dell'Ucraina. Il piano russo prevede, infatti, un'Ucraina neutrale e demilitarizzata fuori della Nato, con Mosca che manterrebbe il controllo dei territori già annessi. C'è anche l'ipotesi di rivedere l'architettura di sicurezza dell'Europa, con il ritiro delle infrastrutture militari della Nato ai suoi confini. "Non dovrebbe essere un breve cessate il fuoco, ma una pace duratura basata sul rispetto dei nostri interessi oggettivi", ha insistito questa settimana il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov, mentre l'ex capo del Consiglio di sicurezza della Russia, Nikolai Patrushev, in una recente intervista al quotidiano pro-Cremlino Komsomolskaya Pravda ha suggerito che l'Ucraina e la vicina Moldova potrebbero cessare di esistere entro la fine dell'anno. "Per Patrushev non c'è altra via se non quella di far diventare l'Ucraina nostra – amichevole: capitolano e accettano tutte le nostre richieste o crollano", ha affermato l'analista indipendente Tatiana Stanovaya, di R.Politik, un'agenzia di analisi con sede in Francia. Altri osservatori, tuttavia, sono ottimisti sul possibile dialogo, dati i ripetuti appelli di Trump per la fine della guerra e le alte possibilità che tagli gli aiuti militari all'Ucraina, considerando anche alcune sue scelte come quella di Tulsi Gabbard – di certo non ostile a Mosca – per la guida della National Intelligence. Nonostante le minacce di Trump, alcune voci nel suo Partito Repubblicano sostengono che se dovesse esserci un incontro, il nuovo presidente uscirà sconfitto. "Trump dimostrerà di aver messo fine alla guerra. Ma capitolerà. Putin otterrà ciò che vuole", ha dichiarato una fonte simpatizzante della Russia all'interno del Gop che ha parlato a condizione di anonimato.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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