Trieste: poliziotti uccisi, perizia ‘Meran ha lottato per la sua sopravvivenza’
Milano, 4 mar. (Adnkronos) – Alejandro Stephan Meran, accusato dell’omicidio degli agenti della questura di Trieste Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, e che non ha esitato a sparare contro altri agenti per agevolarsi la fuga ha agito ritenendo che lo stessero minacciando “al punto da porre in pericolo la sua vita e lui si è comportato come una persona che lotta per la sopravvivenza”. E’ quanto sostiene Stefano Ferracuti, professore di Psicopatologia Forense alla Sapienza di Roma, incaricato dalla corte d’Assise di Trieste di effettuare una nuova perizia psichiatrica sull’uomo detenuto a Verona.
Nella perizia di 70 pagine – in possesso dell’Adnkronos – l’uomo di origine domenicana viene ritenuto totalmente incapace di volere, quindi non imputabile anche se pericoloso. Quando è stato portato in questura “era in una situazione di delirio persecutorio, conseguentemente era anche molto spaventato, e viveva una condizione di percezione complessiva dell’ambiente intorno a lui come espressione di un cambiamento del mondo in termini a lui ostili e minacciosi”, spiega l’esperto. Se la presenza del fratello lo ha inizialmente rassicurato, quando li hanno separati “la situazione mentale del Meran è stata totalmente soverchiata dalle istanze persecutorie, di pregiudizio, minacciose e dalla paura psicotica”.
Il suo comportamento “nei tragici minuti 5 minuti e 30 secondi in cui si compie l’intera sequenza omicidaria e viene poi fermato dagli operanti appare finalizzato alla fuga. (…) A prescindere di come sia avvenuto materialmente il fatto, dove è evidente alla luce dei riscontri autoptici sull’agente Rotta che è difficile che i colpi siano partiti mentre il Meran si contendeva l’arma con la vittima, o che l’arma sia caduta e il Meran l’abbia semplicemente presa, il pensiero del Meran era determinato dall’ideazione delirante persecutoria e riteneva, per davvero, nella sua prospettiva psicotica, di essere in autentico pericolo di vita e di essere perciò legittimato a qualsiasi gesto per salvarsi la vita”.

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