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“Tamponi di massa per salvare fase 2”, Crisanti guida appello

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Milano, 5 mag. (Adnkronos Salute) – “Non ci sono dubbi che una politica di sorveglianza attiva, che passa dal fare tamponi al maggior numero possibile di soggetti esposti al contagio” da nuovo coronavirus, “si associa a un minor numero di casi. Il nostro è un appello del mondo accademico italiano, un invito a riflettere bene su quali siano i pericoli” della fase 2 e “sulle misure da adottare” per evitare che l’emergenza Covid-19 si riaccenda. E’ così che il virologo dell’università di Padova Andrea Crisanti spiega all’Adnkronos Salute il senso dell’iniziativa che lo vede promotore insieme agli studiosi Luca Ricolfi e Giuseppe Valditara: un appello in 11 punti “per i tamponi di massa”, firmato da docenti e specialisti tricolore.

“Se vogliamo che la imminente riapertura non sia effimera, se vogliamo evitare la chiusura di centinaia di migliaia di aziende, se vogliamo che milioni di lavoratori non perdano il posto di lavoro, occorre cambiare rotta. Bisogna iniziare subito a fare tamponi di massa”, è il messaggio di Crisanti, Ricolfi e Valditara, sottoscritto dai professori di ‘Lettera 150’ e indirizzato alle autorità nazionali e regionali. Per i firmatari, la tutela della salute va coniugata con il riavvio delle attività produttive e l’esercizio di libertà individuali, come quella di circolazione, “evitando il ritorno al lockdown”.

“Una recente comparazione internazionale – spiegano gli esperti nell’appello – mostra che il numero di tamponi giornalieri per abitante è inversamente correlato a quello dei morti: più tamponi, meno morti”. E dunque, “la capacità di fare tamponi in grande numero permetterebbe di contenere ed eliminare prontamente la trasmissione del virus in caso di sviluppo di focolai epidemici”.

Del resto, continuano Crisanti e i promotori dell’appello, “la stessa Oms ora caldeggia l’esecuzione di tamponi di massa”. Per gli esperti tutto questo “è necessario e possibile”. Finora, sottolineano, “nelle regioni italiane si è fatto un numero insufficiente di tamponi giornalieri per abitante”. Uno studio realizzato “dai professori Francesco Curcio e Paolo Gasparini ritiene che, utilizzando le esistenti strumentazioni di laboratorio, e con una efficiente organizzazione, ogni regione potrebbe processare già oggi un numero notevolmente superiore di tamponi”.

Nell’appello si analizza il nodo dei costi per processarli, facendo notare che “utilizzando reagenti almeno in parte prodotti nei laboratori di ricerca” la cifra “è dell’ordine di 15 euro (inclusi il costo del personale tecnico, le utenze, il costo di ammortamento della strumentazione)”. Non solo. “Risulta che molte imprese private, in diverse regioni italiane, si sono rese disponibili a pagare una campagna di indagini molecolari per i propri dipendenti e persino a finanziare laboratori che eseguano tamponi”. Altro punto la tecnologia: “Macchinari di ultima generazione arrivano a processare fino a 10.000 tamponi al giorno”. Se fondamentali e necessarie sono le misure precauzionali come il distanziamento e l’uso delle mascherine, “una campagna di tamponamento”, dicono i sottoscrittori, è “l’unico strumento che possa consentire ai cittadini di riprendersi in sicurezza la libertà di movimento, e di riunione, la libertà religiosa, la libertà di lavorare, e quella di iniziativa economica, tutte attualmente e in vario modo compresse”. E’ “altresì auspicabile un efficace tracciamento con app”. Perciò, concludono i firmatari del’appello, “invitiamo le autorità nazionali e regionali ad avviare una massiccia campagna di tamponi per contenere la diffusione di Covid-19, per difendere la vita, la salute, il lavoro, i risparmi degli italiani oltre ai loro diritti fin qui sospesi. Il tempo è poco, i rischi sono grandissimi: è ora di agire”.

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