Svelati nuovi misteri sui poderosi cicloni di Giove, sono simili ai vortici dei nostri oceani

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Roma, 10 gen. (Adnkronos) – I poderosi cicloni su Giove sono molto simili ai vortici degli oceani sulla Terra. Secondo lo studio di un team internazionale di scienziati, tra cui alcuni italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), appena pubblicato sulla rivista Nature Physics, i poderosi cicloni che si sviluppano nell’atmosfera sopra i poli del pianeta Giove hanno molto in comune con i vortici presenti negli oceani della Terra. Una scoperta che svela altri dettagli dell’intricato puzzle che compone questi fenomeni di Giove. La scoperta è arrivata grazie al confronto delle immagini dei vortici polari di Giove inviate dalla sonda Juno della Nasa con quelle della circolazione marina negli oceani terrestri e applicando i principi della fluidodinamica geofisica, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che anche i cicloni sul pianeta più grande del Sistema solare siano prodotti e mantenuti da fenomeni di convezione, grazie ai quali grandi masse di gas caldo salgono verso l’alto per poi raffreddarsi e ridiscendere negli strati più profondi dell’atmosfera.

“Quando ho visto la ricchezza della turbolenza attorno ai cicloni gioviani con tutti i filamenti e i vortici più piccoli, mi ha ricordato la turbolenza che si può osservare intorno ai vortici oceanici della Terra”, commenta Lia Siegelman, oceanografa presso l’Università della California a San Diego, prima autrice dello studio. “Queste caratteristiche – osserva- sono particolarmente evidenti, ad esempio, nelle immagini satellitari ad alta risoluzione delle fioriture di plancton”. Siegelman ritiene che comprendere il funzionamento del sistema energetico di Giove, su una scala molto più ampia di quella terrestre, potrebbe anche aiutarci a migliorare la conoscenza dei meccanismi fisici in gioco sul nostro pianeta, evidenziando alcuni processi di trasferimento dell’energia che potrebbero avvenire anche sulla Terra.

Juno è il primo veicolo spaziale a catturare immagini dei poli di Giove; i suoi predecessori hanno orbitato attorno alla regione equatoriale del pianeta. Juno è dotato di due sistemi di telecamere: uno per le immagini in luce visibile, JunoCam, e un altro che cattura le immagini termiche, il Jovian Infrared Auroral Mapper (Jiram), quest’ultimo guidato dall’Asi e a responsabilità scientifica dell’Inaf. Il team ha analizzato una serie di immagini a infrarossi ottenute da Jiram della regione intorno al polo nord di Giove, e in particolare l’ammasso di vortici polari che vi stazionano. Dalle immagini, i ricercatori hanno potuto calcolare la velocità e la direzione del vento monitorando il movimento delle nuvole nella sequenza delle immagini. Successivamente, il team ha interpretato le immagini a infrarossi fornendo una stima dello spessore delle nuvole. Nelle regioni più calde sono presenti nuvole sottili, dove è possibile vedere più in profondità l’atmosfera di Giove. Le regioni fredde mostrano invece una fitta copertura nuvolosa che scherma l’atmosfera di Giove.

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