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**Strage Erba: Montolli, ‘sempre sperato in revisione sul caso’**

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Milano, 13 apr. (Adnkronos) – “Ci ho sempre sperato, anche se in Italia è raro che una procura generale chieda una revisione, diciamo che è una piacevole sorpresa a maggior ragione dopo che fin dal novembre 2007, insieme al collega Felice Manti, siamo stati attaccati e derisi per aver rivelando per primi che Mario Frigerio (testimone oculare) aveva riconosciuto un’altra persona” e non Olindo Romano, condannato in via definitiva all’ergastolo insieme alla moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba. A parlare all’Adnkronos è Edoardo Montolli, giornalista e autore del libro ‘Il grande abbaglio. Controinchiesta sulla strage di Erba’, all’indomani della notizia che il sostituto procuratore di Milano Cuno Tarfusser si è espresso sull’ipotesi di revisione sul caso con una relazione che ora dovrà essere valutata dai vertici della procura generale.

Autore anche di un podcast su quanto accaduto la sera dell’11 dicembre 2006, spiega documenti e audio inediti che, secondo indiscrezioni, potrebbero essere tra gli atti che la difesa potrebbero inserire nella richiesta di revisione che si apprestano a depositare a Brescia. “Si sostiene che Frigerio, rimasto ferito, farà il nome di Olindo il 20 dicembre 2006, quando si sarebbe ‘liberato di un peso’, e invece il giorno dopo il figlio mette a verbale che suo padre non ha cambiato versione sullo ‘sconosciuto, con la pelle olivastra e più alto di lui’, il 22 dicembre all’avvocato dice di non ricordare nulla, e il giorno dopo la figlia conferma la versione del fratello. Mancano audio o brogliacci di un colloquio con i carabinieri a fine dicembre, dal 28 dicembre al 3 gennaio 2007 non si ha traccia delle intercettazioni in ospedale, il 2 gennaio registra il video del riconoscimento ma quanto accade prima resta un mistero”.

A non convincere il cronista è anche la “discrasia nelle confessioni. Nell’appartamento della strage la luce era staccata e le imposte chiuse, l’unico modo di vedere i particolari che Olindo riferisce era che avesse visto le foto. La macchia di sangue nell’auto la vede solo chi l’ha repertata. Ci sono da sempre le prove dell’innocenza negli atti mai acquisiti a dibattimento, ci sono audio mai trascritti: dicevano ‘non utili alle indagini’ invece secondo me sono utilissime” conclude Edoardo Montolli.