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Sisto: “Con riforme della giustizia si vira verso la Costituzione, per troppo tempo disapplicata”

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Roma, 4 apr. – (Adnkronos) – “Siamo in un momento caldissimo della storia della giustizia di questo Paese, se si pensa che da marzo 2021 a oggi sono state poste in essere riforme che sembravano impensabili. Siamo a una virata costituzionale del legislatore, può sembrare un paradosso ma si vira verso la Costituzione. Per troppo tempo in questa legislatura abbiamo sofferto una Costituzione disapplicata a macchia di leopardo”. Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, intervenendo a un dibattito sui temi delle riforme nell’ambito della giornata dal titolo “Tempo di dignità e di pace – La dignità come pietra angolare del nostro impegno”, incontro che chiude la rassegna primaverile di Direzione Nord e organizzato dall’Associazione Amici delle Stelline e da Inrete con il patrocinio della Fondazione Stelline e la Media Partnership dell’agenzia Adnkronos e di true-news.it.

“In questo momento abbiamo ripreso principi come la presunzione di non colpevolezza, il giusto processo, la funzione rieducativa della pena”, ha ricordato Sisto.

“Alcuni episodi – ha proseguito Sisto – hanno fatto perdere credibilità alla magistratura, ma questo è un guaio, non c’è da punire nessuno ma da recuperare smalto per la magistratura perché insieme all’avvocatura, insieme alla politica possa avere la capacità di dare alle istituzioni un’armonia, creare un meccanismo che consente alle lancette della democrazia di non fermarsi mai”.

“Restituire smalto alla magistratura è uno sforzo sinergico, non è un atteggiamento di rimprovero o di rivincita, questa ipotesi va assolutamente respinta”, ha sottolineato Sisto, ricordando che in questa ottica la riforma dell’ordinamento giudiziario, oggetto insieme a quella del Csm di un lavoro di confronto tra la ministra Marta Cartabia e le forze di maggioranza “non ha solo un effetto catartico, non è solo una purificazione da certe scorie ma è una nuova sintonia tra la collaborazione tra tutti gli attori e un nuovo modello. La magistratura, in stereofonia con un’avvocatura che sia presidio di legalità, certamente recupera con questa riforma una nuova credibilità”.

Quello del sistema elettorale per la scelta dei togati al Consiglio superiore della magistratura “è un tema che opportunamente sarà affrontato per ultimo. Domani mattina c’è una nuova riunione ma alle 13 si inizia a votare in Commissione alla Camera. Si fa sul serio. Non possiamo consentire che il prossimo Csm sia eletto con la stessa legge elettorale che ha provocato tutto quello cui abbiamo assistito, questo è un fatto etico, al di là della politica, che ci impegna e sul quale non faremo sconti”.

“Sono convinto che qualunque sia il criterio, non risolverà il problema delle correnti”, ha sottolineato, “e sono contrario alle cordate non alle correnti, che sono tutelate dalla prima parte della Costituzione, dove è tutelato il diritto di esprimere il proprio pensiero e trovare sinergie rispetto ad altri che hanno lo stesso pensiero ma questo non deve tracimare nell’attività giurisdizionale, tanto più nel Csm”.

“Non so quale criterio passerà”, ha spiegato il sottosegretario, riferendosi alle diverse ipotesi sul tavolo . “Il più gettonato da alcuni è il sorteggio temperato,si sorteggiano i candidati e poi su questi si vota. Ma così non si esorcizzano le correnti” e “non convince neanche l’idea di sparigliare i collegi”, ha evidenziato, riferendosi all’idea di un sorteggio non dei candidati ma dei collegi. “La soluzione potrebbe essere portare i collegi a 5 e privilegiare i migliori terzi, su questo si sta ragionando”.

“Stiamo lavorando – ha aggiunto il sottosegretario – alla separazione delle funzioni: secondo l’attuale sistema il passaggio tra funzioni di pm e giudice e viceversa è possibile 4 volte senza limiti di tempo. La proposta del governo è di portarla a 2, le proposte dei gruppi sono varie, ce n’è una in particolare su cui oggi c’è stata una intensa discussione, che propone una sola possibilità di passaggio. Il cittadino ha diritto di sapere chi accusa e chi giudica, questo è il punto di fondo”.

“Il referendum invece riguarda la separazione delle carriere, quindi un range più ampio: non c’è nessuna interferenza tra la separazione delle funzioni e il referendum sulla separazione delle carriere per la tipologia qualitativa e quantitativa del quesito referendario che investe molte più norme”, ha concluso Sisto.

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