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**Scuola: gli studenti del liceo Righi occupato, ‘basta, mostreremo di cosa abbiamo bisogno’** (2)

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(Adnkronos) – Sotto processo anche il rapporto professore-studente: “Dopo un anno e mezzo di pandemia abbiamo ripreso la didattica in presenza al 100%, ritrovandoci ad affrontare molteplici lacune nell’ambito della nostra formazione personale e scolastica. Tutto ciò ha dimostrato l’inefficacia e la lentezza della didattica frontale, che non va di pari passo con l’evoluzione degli interessi dei giovani – denunciano i ragazzi del Righi – Questo comporta un allontanamento tra la figura del professore e dello studente e una conseguente perdita di importanza del ruolo della scuola nella vita di una ragazza/o. Contribuisce al fenomeno il problema delle “classi pollaio”. Infatti un docente che deve gestire una classe molto numerosa, ha difficoltà a stabilire un rapporto individuale di insegnamento”.

Solidarietà comunque a professori e personale Ata a cui “da troppo tempo al corpo docenti non viene riconosciuto il giusto valore sociale e la loro importanza per lo sviluppo di una società cosciente e democratica. Per questo motivo, chiediamo al MIUR una netta revisione dei salari, che permetta un giusto compenso rispetto alla professione che svolgono. Inoltre chiediamo che vengano resi obbligatori e annuali i corsi di aggiornamento. Un’altra problematica che ci preme evidenziare – proseguono – è la precarietà dei collaboratori scolastici, costretti, non avendo orari regolari, a doversi organizzare di settimana in settimana per spostamenti spesso interregionali. Sebbene questo problema non ci tocchi in prima persona, infatti, non possiamo negare la nostra solidarietà a lavoratori con cui siamo ogni giorno a contatto e a cui affidiamo la custodia delle nostre scuole”.

Infine gli studenti del Righi guardano ai danni subiti sul fronte psicologico: “Tutte le problematiche che abbiamo esposto in questo comunicato hanno provocato enormi danni a livello psicologico, che non sono stati ancora seriamente affrontati. Chiediamo che vengano istituiti svariati sportelli di ascolto, e che vengano estesi i Pdp (Piano Didattico Personalizzato) in tutte le scuole. Abbiamo visto come, dopo trent’anni di fondi tagliati alla scuola, la decadenza della classe politica, e lo scarso interesse dei cittadini, il nostro paese invece di andare avanti, sia regredito. L’indifferenza che ha colpito il nostro stato democratico, ha portato gli studenti/esse, che avranno il dovere di partecipare alla vita civica e politica, a disinteressarsi completamente a queste tematiche. Abbiamo quindi deciso di occupare per riprenderci i nostri spazi in cui ci prefiggiamo l’obiettivo di proporre un modello di didattica alternativa che ci responsabilizzi e dia spazio alla nostra coscienza critica. Le nozioni apprese tra i banchi – concludono gli occupanti – non devono essere fini a loro stesse, ma devono essere funzionali ad una crescita a 360 gradi del singolo, colmando le mancanze della didattica tradizionale”.

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