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Scuola, Autorità garante minori: “homeschooling se necessario, ma serve disciplina più specifica”

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Roma, 28 ott. (Adnkronos) – “Se è vero che l’istruzione parentale è consentita dal nostro ordinamento, è pur vero che il ricorso a essa potrebbe essere circoscritto a casi particolari e a situazioni di necessità. La Convenzione di New York del 1989 parla di diritto all’educazione e all’istruzione come di un binomio inscindibile e, se l’istruzione parentale assolve al diritto all’istruzione, non è certo che garantisca anche quello all’educazione. Quest’ultimo si realizza infatti attraverso il confronto con la diversità e con la pluralità degli insegnamenti e delle esperienze”. Ad intervenire sull’allarme lanciato dalla provincia autonoma di Bolzano, in Trentino Alto Adige, relativamente alla rapida crescita del fenomeno dell’homeschooling ed all’aumento registrato dai dati nazionali dell’istruzione in casa diffusi dall’Adnkronos è l’Autorità garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Carla Garlatti che sollecita “lo sviluppo di una disciplina più specifica rispetto alle previsioni attuali, così da assicurare istruzione di qualità, socialità ed un armonico sviluppo”.

“La scuola in presenza è un valore – dice la Garante all’Adnkronos – Senza di essa i ragazzi perdono occasioni di socialità e crescita. Lo abbiamo visto con la didattica a distanza, della quale stiamo studiando le ricadute anche sul benessere psicologico di bambini e adolescenti. Ciò non toglie che l’istruzione parentale, il cosiddetto homeschooling, non abbia una sua funzione e una sua legittimità. Il numero degli alunni che studiano a casa rispetto al 2018-2019, dai dati diffusi ieri da AdnKronos, risulterebbe in crescita. Ma ciò può forse essere collegato al fatto che il 2020, anno al quale si riferiscono i dati, è stato anche l’anno del lockdown e della Dad”.

Secondo la Garlatti, “in ogni caso sarebbe necessario approfondire meglio, con indagini ad hoc. Si tratta comunque, in termini assoluti, di un fenomeno circoscritto: nell’anno scolastico 2020-2021, sempre esaminando gli stessi dati, l’istruzione parentale ha riguardato solo due alunni, ogni mille, iscritti a scuola e per il 65% si è trattato di bambini in età di primaria. I tassi più alti sono stati registrati in Friuli-Venezia Giulia, quattro ogni mille, e in Veneto e Marche, con tre su mille, mentre a sud – per esempio in Basilicata e in Calabria, l’homeschooling è pressoché irrilevante”.

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