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(Adnkronos) – Sette anni dopo l’elezione di Einaudi l’Italia sta vivendo profonde trasformazioni sul piano sociale ed economico grazie alla ripresa avviata nel dopoguerra, ma i mutamenti sono ancora più netti sul piano politico. La Dc è ancora saldamente la forza politica di maggioranza, ma dopo la morte di De Gasperi è attraversata dalle divisioni interne tra le varie correnti, impegnate a contendersi in un conflitto perenne e continuo la guida del partito e del Governo.

Così all’elezione del primo Capo dello Stato democristiano eletto anche con i voti delle sinistre, si arriva attraverso una profonda spaccatura nello Scudo crociato. Il candidato indicato dal segretario Fanfani è infatti il presidente del Senato, Cesare Merzagora, peraltro eletto come indipendente e dichiaratamente ateo, contro cui si schiera la corrente ‘La Concentrazione’, a cui avevano dato vita Giulio Andreotti, Guido Gonella e Giuseppe Pella, estromessi dal Governo presieduto da Mario Scelba e orientati sui nomi dello stesso Pella, di Antonio Segni e del presidente della Camera Giovanni Gronchi.

Quest’ultimo vede salire i suoi consensi nei primi tre scrutini, superando al terzo il candidato ufficiale del partito con 281 voti contro 245 e trovando il gradimento anche di Nenni, che riesce a convincere Togliatti, evitando così che le loro rispettive forze politiche restino tagliate fuori dall’elezione del nuovo Capo dello Stato. A nulla valgono i tentativi di Fanfani di convincere Gronchi a rinunciare, per evitare il rischio di un Presidente espressione della minoranza Dc e delle sinistre. Così il 29 aprile del 1955, al quarto scrutinio, Gronchi, ottenuto giocoforza l’appoggio ufficiale del suo partito, viene eletto con un’ampia maggioranza: 658 voti su 843 componenti (per la prima volta votano i delegati regionali delle Regioni a Statuto speciale tranne il Friuli Venezia Giulia) e 833 presenti, una percentuale del 78,1%, la seconda dopo quella registrata da Pertini.

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