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Preside Istituto Parco della Vittoria: “sì a riaprire in zone rosse”

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Roma, 24 mar. (Adnkronos) – “Sì a riaprire le scuole nelle zone rosse. La nostra esperienza è che attenendosi rigidamente al rispetto del protocollo da incrementare con l’uso del termoscanner all’ingresso, si determinano solo situazioni di rimbalzo: su oltre 1500 studenti da settembre abbiamo avuto circa una ventina di bambini a casa per Covid, dovuto a contatti familiari o all’esterno”. A parlare è Carla Costetti, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Parco della Vittoria, nella Capitale che con rammarico all’Adnkronos constata: “Le scuole si potrebbero riaprire per tutti. E’ demoralizzante ed un folle controsenso tenere aperto per gli alunni più fragili, esentati dall’uso degli strumenti di protezione e che per non essere soli oltre agli insegnanti hanno bisogno di qualche compagno di riferimento, mentre gli altri stanno a casa”.

Ma adesso c’è il problema varianti: “Oltre il 50% dei nostri ragazzi ha legami con la Pistelli, chiusa per il propagarsi della variante inglese alla materna dove non c’è l’obbligo d’uso delle mascherine. Ma a noi la variante non ci ha toccato”, risponde la Dirigente dell’Istituto romano, in zona Prati, frequentato tra gli altri nella sede di via Col di Lana dal figlio dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “I protocolli se rispettati funzionano. Un unico appunto è la mancata previsione di misurazione della temperatura quotidiana nelle scuole. Abbiamo riscontrato infatti che spesso i genitori mandano i figli con linee di febbre”.

“Comunque – ribadisce la Dirigente – sono convinta che almeno fino alla terza media i ragazzi si possano tenere a scuola perché la situazione attuale è proprio invivibile”. La formula Dad per tutti e fragili a scuola non funziona? “Pur avendo tentato di limitare il più possibile il numero degli alunni in presenza da affiancare agli studenti disabili, non sono mancati gli episodi spiacevoli come classi in cui nessuno voleva venire o lo ha fatto malvolentieri – racconta – Tristemente i fragili devono venire a scuola anche perché le famiglie non sanno come assisterli durante l’orario scolastico. Ma allora io dico: Se dobbiamo avere sacche di fragili, tenete le scuole aperte e noi saremo rigidissimi sulle misure di sicurezza. Così si manda fumo negli occhi e stiamo perdendo giorni preziosi”.

(di Roberta Lanzara)

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