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Pil, Confcommercio abbassa stime crescita per 2025 e 2026: pesano dazi

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(Adnkronos) – L’incertezza legata ai dazi Usa di Donad Trump, l’instabilità dei mercati finanziari e il timore di una perdita di ricchezza pesano sulle previsioni di crescita del Pil, che Confcommercio rivede al ribasso per il 2025 e 2026 portandole a +0,8% e +0,9% rispettivamente (da +0,9% e +1%). "Restiamo, comunque, più ottimisti del governo, sebbene in misura marginale" afferma il direttore dell'Ufficio studi Confcommercio Mariano Bella, commentando i risultati dell'indagine sui consumi, in apertura del Forum Confcommercio-Ambrosetti "I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000" che si svolge a Roma oggi e domani. Confcommercio dunque rivede le stime al ribasso di un decimo di punto per anno spalmate su tutte le componenti salvo i consumi pubblici.   Secondo quanto emerge dall'indagine, i consumi degli italiani cambiano nel corso degli anni e si assiste ad una "terziarizzazione" dell'economia con una diminuzione della spesa pro capite in generale di 452 euro nel 2024 rispetto al 2007. In particolare, nel 2024 la spesa per alimentari scende di 408 euro pro capite (-15,5%), per l'abbigliamento di 92 euro e per i trasporti -765 euro. Dati che si spiegano in ragione dell’invecchiamento della popolazione, di una maggiore diffusione dei pasti fuori casa e del cambiamento nei modelli di mobilità rispetto al 2007, preso a riferimento dallo studio, ovvero 17 anni fa.  
Significativa invece la crescita di settori legati a comunicazioni e istruzione, come smartphone, pc tablet con un aumento di 316 euro, al tempo libero e allo sport con un aumento di 190 euro e alle spese sanitarie con un aumento di 112 euro. Secondo l'indagine gli italiani hanno risorse ma non le spendono, cresce infatti la propensione al risparmio al 9% mentre i consumi sono stagnanti non solo per la situazione economica attuale ma anche per "il ricordo pauroso di decenni di bassa crescita e di una fiammata inflazionistica, come avvenne nel 2022". In questo contesto, il turismo si conferma una leva fondamentale. Dal 1990 ad oggi le presenze turistiche straniere nel nostro Paese sono addirittura triplicate e grazie alla spesa dei visitatori stranieri i consumi sul territorio sono in crescita.  Inoltre, osserva l'ufficio studi Confcommercio, la spesa pro capite dei residenti che era di 21mila euro nel 2024, pur in recupero nel 2025 a 21.300 euro (+1,2%) non tornerà ai livelli del 2007 (21.600 euro) neppure nel 2026 quando si prevede che raggiungerà 21.500 euro. Sulla debolezza dei consumi incidono anche le basse dinamiche di redditi e salari. Il divario tra l’Italia e gli altri Paesi europei, soprattutto la Germania, si spiega in larga parte con le differenze nella produttività del lavoro. Il prodotto per occupato in Italia è fermo da trent’anni. Tenendo conto del costo della vita, il potere d’acquisto degli stipendi italiani resta del 26,5% inferiore rispetto a quello tedesco e del 12,2% a quello francese. Anche tenendo presente i contributi sociali, che in Italia sono più alti che in Germania e in Francia, lo scarto, pur riducendosi, resta significativo.   Per sbloccare la crescita e i consumi delle famiglie italiane, rileva Confcommercio, "servono gli investimenti e le riforme contenute nell’agenda del Pnrr, ma anche un deciso alleggerimento del carico fiscale sul ceto produttivo". "Ma una vera ripartenza passa anche per la fiducia. E per costruirla, – sottolinea – servono segnali chiari, continuità delle politiche economiche e la volontà di rimettere davvero al centro famiglie, imprese e consumi".  —[email protected] (Web Info)

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