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Pd: Morani, ‘nella minoranza c’è disagio, ma rimarremo dentro’

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Roma, 7 lug. (Adnkronos) – “Non siamo alla guerra tra bande nel partito. Ci troviamo però in una situazione del tutto inedita e anomala: quella scaturita dal Congresso, che ha visto gli iscritti scegliere un segretario e gli elettori delle primarie sceglierne un altro. A fronte di ciò, occorrerebbe un surplus di buon senso nella gestione del partito, una maggiore condivisione delle responsabilità, cosa che purtroppo non ho ancora visto”. Inizia così l’intervista a Tpi di Alessia Morani, ex deputata e membro della Commissione nazionale di garanzia del Partito democratico, parlando delle sorti del suo schieramento.

“La dinamica maggioranza-minoranza che abbiamo conosciuto in questi anni non è più sufficiente a rappresentare la situazione nuova in cui ci troviamo. Serve qualcosa di più. Il fatto che alla presidenza del partito ci sia Bonaccini e che nella segreteria di Schlein siano stati inclusi anche esponenti di minoranza non può essere visto come ‘concessione’. Serve una condivisione reale”, continua l’ex deputata che poi spiega da cosa nasce il Pd, ovvero dalla “confluenza di culture diverse, è quella la sua natura. Oggi evidentemente nel partito si registrano dei disagi, come dimostrano gli addii degli ultimi mesi”.

Per lei, il ‘pluralismo interno’ non “ha significato mancanza di chiarezza rispetto alla linea politica del partito”. “Su molte questioni, anche piuttosto problematiche, abbiamo preso posizioni nette: ci siamo schierati inequivocabilmente al fianco dell’Ucraina, così come abbiamo una linea chiara su sanità e scuola pubblica e sui diritti civili, ma penso anche che la damnatio memoriae delle riforme costituzionali e del Jobs Act sia un errore. Oggi dovremmo smettere di avere la testa rivolta all’indietro e pensare al futuro…”.

(Adnkronos) – Morani ritiene che il problema dei dem in questi anni sia stato “che chi la pensava diversamente ha preso il pallone e se n’è andato: Bersani, Renzi, Calenda, Civati… Un errore gigantesco: non hanno compreso la natura del Pd, che è proprio quella del pluralismo interno”. E appunto, la minoranza di ora, dice, non sta pensando di andarsene: “Noi il Pd l’abbiamo fondato: è la nostra casa e vogliamo essere parte integrante della sua crescita. Il Pd oggi ha la necessità di un’elaborazione di pensiero realmente condivisa che guardi al futuro e alle nuove sfide: ad esempio la rivoluzione che porterà l’intelligenza artificiale. Inoltre, se nel partito c’è una parte di cattolici che è in sofferenza sulla Gpa, quella parte va ascoltata, e va trovata una sintesi in cui tutti possano riconoscersi. È questa la fatica della politica”.

Sulle alleanze, l’ex deputata spiega che “è imprescindibile che tutte le forze che stanno all’opposizione di questa destra estrema abbiano un sussulto di consapevolezza e si mettano insieme, altrimenti non possiamo essere alternativi e vincenti. Io penso che occorra fare un’alleanza che tenga insieme tutto il centrosinistra da Conte e Fratoianni fino a Renzi e Calenda passando per il Pd. Chi pensa che possano esserci posizioni terze fa un grande errore. A destra lo hanno capito, seppure nelle loro grandi diversità. Noi a sinistra dovremmo iniziare a pensare un po’ meno al destino dei leader dei partiti e un po’ più al destino del Paese”, conclude Morani.

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