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Pa, Di Domenico (Csa): “Corretta dematerializzazione solo con logica archivistica”

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Roma, 21 nov. (Adnkronos/Labitalia) – “L’archivistica è una scienza ormai consolidata da centinaia e centinaia di anni. Questa scienza va presa e tenuta strettamente in considerazione quando si avviano politiche di dematerializzazione e gestione dati in quanto solo attraverso una logica archivistica, e quindi un’attività di classificazione, di riordino, di scarto, di una ricostruzione corretta delle pratiche documentali, si avrà una corretta dematerializzazione e quindi una corretta gestione delle informazioni dematerializzate. Altrimenti, si trasporta il caos dal cartaceo al digitale”. Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Di Domenico, responsabile business development di Csa scpa, Gruppo operativo da oltre 20 anni, sul ritardo nella dematerializzazione dei documenti nella pubblica amministrazione.

Csa opera in un settore che vede le antiche tecniche ‘unirsi’ con le nuove tecnologie. “Csa -racconta Di Domenico- nasce più di 20 anni fa con un unico scopo: quello di gestire e rendere fruibili le informazioni. Nasciamo dall’archivistica per poi approdare all’informatica. Dal connubio di queste due grandi materie nasce la nostra azienda. Csa è l’unica azienda che ‘sposa’ l’archivistica all’informatica in un approccio metodologico integrato – continua ancora Di Domenico – che ci pone come protagonisti in quella che oggi viene chiamata la transizione digitale. Noi abbiamo una elevata esperienza nella gestione del documento, in tutte le sue forme, cui si coniuga una forte capacità di estrapolazione di informazioni da questi documenti, al fine di renderle fruibili attraverso sistemi informativi complessi e non”, sottolinea.

La ‘mission’ di Csa è precisa. “Siamo sicuramente tra le aziende più presenti sul settore -sottolinea Di Domenico- e dalla nostra nascita spingiamo nella direzione che si pone come obiettivo strategico quello della corretta gestione documentale, secondo le logiche archivistiche applicate alle nuove tecnologie. Solo grazie a questo approccio che ci contraddistingue, e dunque attraverso una dematerializzazione che non è da intendersi come semplice scansione, è possibile la valorizzazione di un documento da cartaceo a digitale per renderlo fruibile nelle forme e nelle dimensioni necessarie”, sottolinea.

Per raggiungere risultati adeguati è necessario mettere in campo risorse importanti. “Abbiamo una factory con molti ingegneri informatici e un centro di ricerca e sviluppo, oltre uno spin off con l’Università di Salerno. Creiamo soluzioni ad hoc “trasportando” i documenti cartacei in processi informativi complessi e rendendo fruibili i dati dall’analogico al digitale “, sottolinea ancora Di Domenico.

E per una ‘svolta’ verso la piena dematerializzazione dei documenti nella Pa, secondo Di Domenico, è necessario seguire regole precise, non bastano le nuove tecnologie. “Io purtroppo -racconta- ho visto troppi casi dove si è banalizzato pensando che fare la dematerializzazione significasse scansionare, quindi ci siamo ritrovati di fronte ad enti e clienti che hanno scansionato milioni di documenti spendendo soldi pubblici, senza generare un reale valore aggiunto in termini di accessibilità alle informazioni. Proprio perché si digitalizzava un caos. Questo ovviamente non ha senso”.

“Prima di dematerializzare è necessario dare logicità e senso a quella che è la consistenza dell’archivio”, conclude Di Domenico.

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