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Nordio: “Anche io da pm avrò mandato degli innocenti in carcere”

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(Adnkronos) – La serie tv "Portobello" diretta da Marco Bellocchio, che racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani – l'arresto del presentatore televisivo Enzo Tortora -, è "una fedele ricostruzione di una vicenda estremamente dolorosa che dovrebbe farci riflettere sulla carcerazione preventiva, sul fatto che molte persone entrano in carcere salvo poi essere riconosciute innocenti, che una parte della nostra popolazione carceraria cospicua è in attesa di giudizio, che molte indagini vengono fatte frettolosamente e quando vengono riparati i danni nessuno riparerà il dolore e i costi che sono stati fatti subire". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, parlando con un gruppo ristretto di giornalisti, tra cui un cronista dell'Adnkronos, che lo ha atteso questa notte all'uscita della Sala Grande del Palazzo del Cinema alla Mostra del Cinema al Lido di Venezia, dove sono stati proiettati i primi due episodi della nuova serie televisiva che vede l'attore Fabrizio Gifuni vestire i panni di Enzo Tortora.  "Io stesso come magistrato operando qui a Venezia sicuramente avrò qualche volta errato mandando in prigione delle persone che poi sono state dichiarate innocenti – ha continuato Nordio – perché l'errore giudiziario è fisiologico nella professione del pubblico ministero; però non l'accanimento, non il pregiudizio e non la cattiva fede che è stata dimostrata in questo film da parte di alcuni magistrati e se non è cattiva fede, è stata ottusità".  Il ministro della Giustizia ha poi spiegato che nella vicenda in cui Tortora fu arrestato non ci fu faciloneria da parte dei magistrati: "Faciloneria è un termine formalmente riduttivo, mentre secondo me il termine esatto è ottusità".  Nordio ha poi ricordato che "tra un anno entrerà in vigore la riforma che abbiamo voluto noi, che è già legge, ma che entrerà in vigore nell'agosto del 2026, quando la magistratura sarà ad organico pieno, per cui si può essere incarcerati soltanto con un'ordinanza collegiale, cioè con un'ordinanza emessa da tre giudici e non da un solo giudice come adesso". "E se questa legge fosse già entrata in vigore, per esempio, anche altri provvedimenti cautelari anche recenti non sarebbero avvenuti", ha spiegato Nordio. Anche a seguito della dolorosa vicenda Tortora, il codice di procedura penale venne poi cambiato, "entrando in vigore il codice accusatorio, che però è stato demolito, travisato, integrato e in parte anche imbastardito da tutta una serie di riforme che lo hanno snaturato. Il nostro progetto adesso, dopo la riforma costituzionale e il presumibile referendum, sarà quello di riportare il codice di procedura penale alle sue origini, che sono quelle garantiste, volute da Giuliano Vassalli, tra l'altro eroe della Resistenza, quindi non sospettabile di autoritarismo". Ai cronisti che domandavano se gli errori andassero pagati in prima persona da parte dei magistrati, il ministro Nordio ha replicato: "No, è difficile dire che un magistrato possa pagare pecuniariamente per i propri errori, anche perché sono tutti assicurati. Il magistrato che sbaglia perché non conosce le leggi o perché non conosce le carte, che sono i due momenti fondamentali del processo, o perché, ripeto, per ottusità preconcetta manda in prigione degli innocenti, è inutile pensare che possa pagare con il portafoglio. Deve pagare con la carriera, deve cambiare mestiere". (di Paolo Martini) —[email protected] (Web Info)

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