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Meloni vola a Parigi e spinge su Expo, si lavora a incontro con Macron

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Roma, 18 giu. (Adnkronos) – Le agende risultano ‘bouché’, con tabelle di marcia serrate. Ma in occasione della visita di Giorgia Meloni a Parigi – martedì all’Assemblea generale del Bie per sostenere con forza la candidatura di Roma all’Expo 2030 – si lavorerà fino all’ultimo, sulla rotta Palazzo Chigi-Eliseo, per riuscire a combinare un incontro tra la premier e il presidente francese Emmanuel Macron.

Ormai escluso che Meloni lasci Roma già domani, sconvolgendo i programmi delle prossime 48 ore, gli spazi di manovra per un incontro si riducono alla sola giornata di martedì: ‘difficile mais pas impossible’, la convinzione rafforzata dall’intesa apparentemente ritrovata tra Italia e Francia durante il G7 di Hiroshima. Dove, complice la solidarietà espressa da Macron per il maltempo che in quelle ore aveva flagellato l’Emilia Romagna – e la mano tesa di Parigi negli aiuti – tra i due leader è arrivato l’atteso disgelo, suggellato da un faccia a faccia durato ben 45 minuti.

Dal summit dei Grandi in Giappone è trascorso meno di un mese, ma sono del resto tanti, oggi come allora, i temi sul tavolo tra i due alleati storici, soprattutto alla luce di un Consiglio europeo – in agenda il 29 e il 30 giugno a Bruxelles – che per Meloni ha il sapore della vera e propria sfida. Che gioca innanzitutto sul dossier delle rotte migratorie nel Mediterraneo, da riportare al centro del vertice europeo di fine mese anche alla luce del ‘caso Tunisia’ e della missione a sorpresa di domenica scorsa con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro olandese Mark Rutte. Un tema che verrà affrontato da Meloni anche giovedì prossimo, quando, terminata la missione parigina, la premier vedrà a Roma la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Migranti dunque ma non solo. E’ anche un altro il fronte aperto su cui Meloni può trovare sponda nella Francia di Macron, ovvero la partita della revisione delle regole europee del patto di stabilità e dei paletti fiscali ‘congelati’ causa pandemia.

Su questo dossier, l’asse Italia-Francia era solidissimo quando al timone di Palazzo Chigi c’era il predecessore di Meloni, Mario Draghi. Oggi la partita resta la stessa e si gioca contro il rigorismo dei tedeschi sui conti, a partire dal tentativo, che avvicina Roma e Parigi, di aggirare i veti sulla famosa regola del 3% puntando su golden rule e revisione del fiscal compact, all’insegna di quella maggiore flessibilità da sempre invisa alla Germania. Sono questi i piatti forti di un possibile incontro Macron-Meloni, al momento non in agenda e ancora tutto da costruire.

Non manca certo la volontà, ma, a prescindere dall’esito – bilaterale sì o bilaterale no – la missione della premier all’ombra delle Torre Eiffel non è in discussione e vedrà protagonista soprattutto la candidatura di Roma ad Expo 2030. Qui in campo c’è un altro asse, quello che Meloni ha costruito tendendo la mano ad un’altra candidatura dalla forte valenza simbolica: Odessa e un’Ucraina pronta a lasciarsi alle spalle la guerra e ad ospitare, tra 7 anni, la grande Esposizione che verrà.

L’idea, lanciata da Meloni durante la visita a Kiev, è quella di un tandem che possa arrestare la corsa della favorita, Riad, forte e avvantaggiata delle risorse economiche messe in campo dai sauditi. A Parigi Meloni giocherà la sua partita, l’ultima per tirare la volata a Roma prima dell’appuntamento di fine novembre per lo showdown finale, quando i 179 Stati membri saranno chiamati a scegliere tra le quattro candidate (Roma, Odessa, Riad e Busan, ndr).