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Medici di famiglia e comunità, “con telemedicina più facile seguire i pazienti”

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(Adnkronos Salute) – “I medici di famiglia sono stati i primi a dover affrontare a mani nude la pandemia. Inizialmente non avevamo alcun dispositivo di sicurezza, non ci venivano forniti. Da allora molto è cambiato. Oggi abbiamo a disposizione nuovi strumenti che ci aiutano nella nostra pratica clinica. Uno dei più importanti è la telemedicina, grazie alla quale possiamo seguire tutti i nostri pazienti, in modo capillare. Un grande vantaggio, non solo per noi medici. È uno strumento nuovo e come tutte le novità ha benefici e sicuramente limiti, che andranno studiati nel tempo. Sebbene la visita medica in presenza difficilmente sarà sostituita dalla telemedicina, sicuramente un approccio tecnologico ci aiuta ad integrare la visita medica e a seguire a domicilio in maniera più frequente il paziente”. Lo dice all’Adnkronos Salute Nunzia Pia Placentino, presidente della Società scientifica medicina di famiglia e comunità, una delle sei presidenti donne delle società medico scientifiche affiliate alla Fism, ricevute questa mattina a Palazzo Giustiniani dalla presidente del Senato Casellati, a pochi giorni di distanza dalla Giornata nazionale per la salute della donna.

“Nonostante la pandemia – prosegue Placentino – abbiamo cercato di portare avanti l’attività clinica quotidiana, di non lasciare da soli i nostri pazienti. Sicuramente, in questi mesi la situazione è cambiata. Innanzitutto, siamo passati dalla stretta osservazione e dalla classica somministrazione di paracetamolo per il controllo della febbre ad una diversa consapevolezza per quanto riguarda il trattamento farmacologico della patologia. Abbiamo delle linee guida da seguire, per quanto riguarda il trattamento domiciliare e in questo siamo aiutati dalle Unità speciali di continuità assistenziale, nelle regioni dove il servizio attivo. In questo modo cerchiamo di gestire il paziente positivo al Covid a domicilio. Ci tengo a dire che in Italia più del 90% dei pazienti positivi a Covid-19 sono stati curati a casa, ciò significa che il tasso di ospedalizzazione è stato relativamente basso. Questo è un grande successo per noi medici di famiglia e per tutta la rete territoriale di assistenza”.

Non solo cure a domicilio e telemedicina, quest’ultima promossa dal 51% dei medici di medicina generale (secondo i dati dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità School of Management del Politecnico di Milano). Negli ambulatori dei medici di famiglia sarà possibile eseguire anche gli esami diagnostici (come ecografia, spirometria, elettrocardiogramma), che finora venivano effettuati in ospedale.

“È un primo passo – afferma Placentino – che porterà in futuro ad affidare ai medici di famiglia anche il compito di effettuare test clinici ed esami di laboratorio. Noi siamo assolutamente favorevoli ma abbiamo il problema dell’eccessivo carico burocratico che pesa per il 90% sulla nostra attività clinica. Poter effettuare questi esami clinici nei nostri studi ci permetterebbe anche, e soprattutto, di limitare l’invio dei nostri pazienti negli ospedali, anche perché sono loro i primi a chiederci di essere seguiti il più possibile a domicilio. Quindi, ben venga la possibilità di eseguire test clinici negli ambulatori purché ci mettano in condizioni di lavorare senza il macigno della burocrazia”.

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