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Mare, Musumeci: “Va salvaguardato, non deve essere divisivo”

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(Adnkronos) – "Credo che il mare non debba essere divisivo. Possiamo dividerci sugli strumenti per raggiungere gli obiettivi, ma sulla condivisione di questi no. Il mare va salvaguardato, è in uno stato patologico preoccupante, ma per questo non basta la buona volontà dell'Italia: il problema è mondiale. L'Onu si è già impegnata con la firma lo scorso anno di un accordo per il 'grande mare', perché gli oceani sono sempre più inquinati. Il più piccolo degli oceani, il Mediterraneo, vive una condizione di sofferenza per cui abbiamo bisogno di un maggiore intervento da parte dell'Unione Europea, che sta elaborando un documento con il coinvolgimento di tutte le forze politiche per porre un freno alla contaminazione. Il cambiamento climatico contribuisce ad accentuare questa condizione di sofferenza e l'Italia può e deve diventare per la sua posizione un modello nella politica di tutela della biodiversità marina, ma anche delle categorie che al mare si dedicano". Così il ministro per le Politiche del Mare Nello Musumeci è intervenuto alla presentazione dell'Intergruppo parlamentare Economia del Mare nella sala Caduti di Nassiriya in Senato. "Provengo da una regione che ha visto ridurre drasticamente negli ultimi vent'anni il numero dei pescatori, – ha osservato Musumeci – non c'è più la tradizione del passaggio di consegna da padre in figlio come è avvenuto per generazioni, perché i figli scelgono altre strade. Quindi, non abbiamo nemmeno le sufficienti abilità professionali per far fronte a una economia del mare sempre più competitiva ed esigente. Per trenta, quarant'anni abbiamo detto ai nostri figli di prendersi la laurea, ma abbiamo detto una bugia. Un Paese con tanti laureati è competitivo, tuttavia delegittimare il lavoro manuale è stato un crimine: dobbiamo dire ai ragazzi che il lavoro in sé deve diventare protagonista dei loro progetti di vita e che il lavoro del primario col camice bianco incontaminato ha la stessa dignità di quello del meccanico con il camice e con la tuta macchiata di grasso. Meglio se un lavoro manuale è consolidato con un titolo di laurea, ma oggi non troviamo più per i porti competenze che dovrebbero fronteggiare, con una ricaduta occupazionale significativa, le nuove sfide". "Ci siamo dotati, – ha concluso il Ministro – di un disegno di legge che possa regolare la fruizione della dimensione subacquea, che è già stato assegnato al Senato, poi ci confronteremo con la Commissione Europea. Dimensione subacquea, di cui l'80% è ancora sconosciuto alla scienza, significa sicurezza nazionale e internazionale, ricerca scientifica, tutela della fauna che ancora non conosciamo, tutela della flora e del progresso scientifico. Pensate se riuscissimo a intercettare dalla faglia sottomarina l'arrivo di un terremoto, significherebbe salvaguardare sulla terra migliaia di vite umane. Abbiamo il dovere di promuovere una nuova cultura del mare, guardando a esso come il luogo strategico dove tentare di dirimere controversie internazionali che sulla terra non siamo riusciti a neutralizzare. Chiediamo a Bruxelles una politica seria per costruire una cooperazione internazionale che possa reggersi sulla fruizione del mare. L'intergruppo parlamentare per le Politiche del Mare è un elemento di novità, ne parliamo da sei mesi e finalmente oggi possiamo formalmente inaugurarne l'avvio. Un piccolo laboratorio, in cui il tema del mare in tutte le sue sfaccettature può essere vivisezionato e confrontato. Una preziosa risorsa, perché il mare tutto può essere tranne che divisivo". —[email protected] (Web Info)

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