Mani Pulite: libro di Facci svela retroscena su avviso Berlusconi tra tradimenti e spie
Milano, 8 apr. (Adnkronos) – Tradimenti, intrighi e falsi miti. Nel libro ‘La guerra dei trent’anni’ (Marsilio editore) il giornalista Filippo Facci ricostruisce il periodo che dall’inizio di Mani Pulite arriva ai giorni nostri e lo fa intrecciando cronaca e ricordi personali, indagine giornalistica e psicologica, restituendo – pagina dopo pagina – una storia su cui si accende ancora oggi lo scontro politico e storiografico. Lo sguardo dell’allora giovane cronista restituisce un quadro dove protagonisti e comprimari si mescolano, insospettabili derive prendono forma rimuovendo ogni patina di ipocrisia e aneddoti segreti travalicano i corridoi della procura di Milano dove l’inchiesta Tangentopoli ha preso vita.
E tra gli episodi più curiosi c’è quello del 21 novembre 1992 che riguarda l’invito a comparire a carico di Silvio Berlusconi, una convocazione che finì sulle pagine del Corriere della Sera prima che nelle mani del diretto interessato. “A scriverlo materialmente (l’avviso, ndr) fu Di Pietro. Era composto da quattro pagine: la prima conteneva il nome di Berlusconi e due capi d’imputazione legati a presunte tangenti legate a Mediolanum e Mondadori, mentre nelle altre tre il Cavaliere era accusato per tre tangenti alla guardia di finanza legate a delle verifiche nelle società Videotime, e ancora Mediolanum e Mondadori. Il dettaglio è importante, perché la fuga di notizie riguarderà solo una pagina: la prima”. Movimenti e presenze ‘estranee’ mettono in allarme i cronisti che seguono la cronaca giudiziaria e che del quarto piano conoscono ogni centimetro.
“In procura, in realtà, un solo giornalista aveva già saputo con certezza che l’invito a comparire per Berlusconi era stato firmato: Paolo Foschini di ‘Avvenire’. Lui e soltanto lui. Non sapeva che la busta gialla era pure già partita verso il destinatario, ma per quel tipo di provvedimento era da darsi per scontato. (…) Più tardi, alla macchinetta del caffè, Davigo incontrò ancora Di Feo assieme a Foschini e Cristina Bassetto, la mia amica ex dell’Avanti! che era passata all’agenzia Adnkronos. (…) Con i soli sospetti, però, non ci facevi niente. E neanche con una notizia certa ma priva di una pezza d’appoggio: Paolo Foschini sapeva che per scrivere gli occorreva ben altro, e tanto più su un quotidiano particolare come il suo”.
E così chi aveva lo scoop tra le mani tentò “un azzardo, nella consapevolezza che la notizia che aveva non avrebbe potuto scriverla da solo su ‘Avvenire’. Gli serviva una spalla. E robusta. Prese da parte Di Feo (Gianluca, giornalista del Corriere, ndr) e gli rivelò che Berlusconi era indagato e che ne era proprio certo, e che forse loro due, alleandosi, avrebbero potuto trovare i riscontri necessari per poter scrivere che un presidente del Consiglio era nelle spire di Mani pulite”. La storia andò diversamente e la notizia – verificata anche da Goffredo Buccini, altro cronista del Corriere della Sera – fu scritta solo dal quotidiano di via Solferino con un titolo a sei colonne ‘Milano, indagato Berlusconi’. Nell’articolo si citavano solo due soli capi d’imputazione, quelli contenuti nella prima pagina del provvedimento.
Facci, nel suo libro edito da Marsilio, riparte dai fatti. “La notizia fu scoperta da Paolo Foschini, non dal ‘Corriere’, che altrimenti non avrebbe cercato conferme di alcunché. Foschini fu sostanzialmente tradito dall’amico Di Feo e le ‘conferme’ alla fine furono un foglio passato da una femmina (che lavorava in procura, ndr) non estranea ai propri sentimenti che fornì una sola fotocopia su quattro; una chiamata di Buccini a Borrelli alle 21, con il procuratore che ‘mi attacca praticamente il telefono in faccia ma non smentisce chiaramente’, (…) poi un’altra chiamata di Buccini a Davigo che smentì ancora più chiaramente, le infruttuose telefonate di Di Feo a vari carabinieri che fornirono ‘smentite non convincenti’ (…)”. La prima pagina autentica del Corriere non fu mandata ai tg per le rassegne stampa e non ci fu la distribuzione serale nelle edicole di Milano e Roma.
“Ci sarà chi sosterrà che Mieli (l’allora direttore, ndr) stesse solo inscenando una delle sue migliori commedie e che fosse già ampiamente al corrente del Berlusconi indagato – continua Facci – . Da giorni. Leggenda voleva che a informarlo fosse stato il Quirinale: altrimenti, nello sparare una notizia del genere, non si sarebbe accontentato di pezze d’appoggio così scarse. Leggenda voleva che Scalfaro, perciò, sapesse da ancora prima, ma le leggende sono troppe”. Diversi cronisti credono ancora oggi che Foschini venne poi assunto al ‘Corriere della Sera’ “in segno di risarcimento per l’ingiustizia patita. Niente porta a crederlo. Anzitutto, con l’amico Pezzini, passò più di due anni a rifilare quanti più dispiaceri professionali possibili alla blasonata concorrenza”, si ricorda nel libro. Sarà assunto solo nel 1997, Foschini si ritrovò tutti i giorni al fianco Di Feo.

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